Un’estate mascagnana con musica e voci sotto le stelle. Il concerto in riva al lago (Tenuta Bellavista Insuese) diretto da Mario Menicagli e “Zanetto” in Fortezza Vecchia allestito da Franco Bocci. Due perle per il Mascagni OFF. La doppia recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Livorno
di FULVIO VENTURI
Il lago Alberto della Tenuta Bellavista Insuese (nei pressi di Livorno, in zona Guasticce, ndr) è un luogo meraviglioso, un’Arcadia in terra livornese. I pittori postmacchioli, all’inizio del Novecento, visitarono a lungo questo posto lasciandone impressioni di grande valore artistico. Si partivano dal capoluogo a notte fonda per giungere qui e cogliere le prime luci dell’alba oppure verso il mezzogiorno per trarre ispirazione dagli infuocati tramonti. Specie il divisionista Benvenuto Benvenuti, attorno al 1905, dipinse del Suese una serie raffinatissima di tavolette che presentò poi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens di Parigi nel 1907 ottenendo vivi consensi. E non senza sorpresa sostando qui ancora si scorgono tratti di paesaggio già conosciuti osservando quei quadri.
Il lago Alberto, Tenuta Bellavista Insuese
Da qualche anno gli illuminati gestori della Tenuta Bellavista Insuese, cogliendo la bellezza di queste sponde, fatta di pacatezza e di atemporalità, organizzano in collaborazione con Mario Menicagli, l’Istituzione Clara Schumann, l’Associazione Modigliani e il Comune di Collesalvetti, un evento legato alla musica e all’opera lirica, chiamato Opera al Lago che è giunto alla quinta edizione.
Quest’anno, in concomitanza con il lancio del Mascagni Festival di Livorno, la manifestazione è stata inserita (26 agosto 2020) nel cartellone Mascagni Off che integra e supporta il roster principale.
È noto quanto Pietro Mascagni amasse organizzare e dirigere spettacoli all’aperto. Oltre ai luoghi deputati come l’Arena di Verona e le cosiddette Terme di Caracalla, Mascagni ha impugnato la bacchetta in un numero imprecisato di luoghi pubblici romani, milanesi, londinesi, viennesi, berlinesi, ungheresi, livornesi (parchi, giardini, stadi, ippodromi, piazze, cortili storici), allo stadio di Viareggio (una indimenticata Aida nel 1928), fra le eleganti architetture barocche di Noto, al Giardino Inglese di Palermo, all’Arenaccia di Napoli, alle Grotte di Postumia, fino ad inaugurare il Festival Puccini dirigendo sulle acque del Lago di Massaciuccoli la storica edizione della “Bohème” che si tenne il 24 agosto 1930.
Mario Menicagli, direttore d’orchestra
Fedele a questa realtà Mario Menicagli ha preparato anche nell’ occasione del 26 agosto un florilegio di pagine mascagnane, legandole a quelle di altri maestri del Verismo, come Leoncavallo a Giordano, unendo all’omaggio per l’autore di “Cavalleria rusticana”, il ricordo di un altro eminente livornese, il tenore Galliano Masini, che di queste musiche fu interprete trascinante. Accanto a due elementi di esperienza come il tenore Gianni Mongiardino (molto bene nella Serenata di Ior da “Iris” e nell’Amor ti vieta da “Fedora”) e il baritono Michele Pierleoni (elegante nell’aria di Tartaglia dalle “Maschere”), hanno brillato i soprani Katerina Kotsou (arie da “Lodoletta”, “Cavalleria” e “Chénier”) e Samantha Sapienza (brani dal “Fritz” e da “Pagliacci”). Mario Menicagli ha diretto con la consueta passione l’Ensemble dell’Orchestra Modigliani (Enrico Giovannini, spalla), la celebre “barcarola” da “Silvano” e l’intermezzo di “Cavalleria rusticana”. L’ensemble era integrato da Andrea Tobia al pianoforte. Saluto finale con il “brindisi” dalla “Cavalleria”. La serata è stata condotta con simpatia e perizia dall’attrice Daniela Morozzi. Fra il pubblico il sindaco e l’assessore alla cultura del Comune di Collesalvetti, Adelio Antolini e Mascia Vannozzi, nonché l’assessore alla cultura del Comune di Livorno, Simone Lenzi.
Nel parlare del dopo-spettacolo da più parti si sono sottolineate le potenzialità del lago Alberto anche come luogo di spettacolo con auspucio di futuri sviluppi.
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“Zanetto” in Fortezza Vecchia a Livorno: il pianista Andrea Tobia e dietro di lui Franco Bocci
Dicevamo di Pietro Mascagni come direttore e organizzatore di spettacoli all’aperto. Il repertorio prediletto dal musicista livornese per le esecuzioni en plein air era assai cospicuo e andava dalla terza, quinta e nona Sinfonia di Beethoven, alla Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak, dalla quarta e sesta di Ciaikovskij, ai Vorspielen di “Lohengrin” e “Meistersinger”, all’Agape Sacra da “Parsifal”, da tanto Verdi a tanto Rossini, dalla Danza delle Ondine da “Loreley” alla Danza delle Ore dalla “Gioconda”, oltre a tutti i brani orchestrali di sua composizione. Poi Mascagni aveva il suo buon repertorio operistico da “aperto”, articolato sull’immancabile “Aida”, sulla “Gioconda”, su “Pagliacci” (di cui fu anche il primo direttore alla Scala), e delle sue creature specialmente “Cavalleria”, “Isabeau”, “Sì”, e “Il piccolo Marat”.
Fortezza Vecchia a Livorno
Spesso alle produzioni di “Cavalleria” Mascagni associava “Zanetto”, il tenue idillio notturno nato dalla penna di François Coppée e dalla interpretazione di Sarah Bernhardt, pièce che mise in musica nel 1896, appena nominato direttore del Liceo Musicale di Pesaro. Di “Zanetto”, anche a Livorno si rammenta una rappresentazione all’aperto con la direzione dell’autore e due interpreti fantastiche come Gianna Pederzini e Lina Bruna Rasa che si tenne nel 1930 presso Largo Bellavista.
Sempre per il cartellone Mascagni Off, la sera successiva all’evento lacustre (27 agosto), è stata allestita dall’infaticabile Franco Bocci una produzione semi-scenica dell’operina presso la Quadratura dei Pisani della Fortezza Vecchia. All’interno di questa fascinosa cornice si sono mosse due brave interpreti, il soprano Chiara Panacci e il mezzosoprano Mana Yamakawa, giovane e promettente. Al pianoforte ancora Andrea Tobia che dopo l’esecuzione di “Zanetto” ha fatto ascoltare altre pagine immortali (così si diceva un tempo) di Mascagni che hanno soddisfatto il folto pubblico. Presente il direttore artistico del Festival Mascagni 2020, Marco Voleri.

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