Gianna Fratta_foto di Augusto Bizzi

“La bohème” (dopo il debutto al Goldoni di Livorno) arriva al Teatro Verdi di Pisa. Sul podio la talentuosa direttrice Gianna Fratta

Concerti e Lirica, Livorno, Pisa

Attesissima, dopo il grande successo riscosso a Livorno arriva ora a Pisa, al Teatro Verdi, La Bohème pucciniana, nuovo frutto del progetto LTL Opera Studio: sabato 16 febbraio 2019 alle ore 20.30 e domenica 17 alle ore 15.30. Sul podio Gianna Fratta (foto sopra il titolo, ph. Augusto Bizzi), fra le poche bacchette donna del nostro Paese, forte di una carriera felicissima che l’ha vista e la vede alla guida delle più importanti orchestre internazionali nei massimi teatri d’opera di tutto il mondo, dall’America alla Russia, dalla Corea all’Argentina, dal Brasile all’ Europa. Pisa è un ritorno per Gianna Fratta che già fu al Verdi alla guida del Rigoletto due Stagioni fa.

  • Una Bohème marcata Toscana, questa: oltre alla partnership consolidata fra i teatri di Livorno (capofila di questa nuova coproduzione), Pisa e Lucca,  infatti, nelle fasi preparatorie vi è stata la partecipazione della Scuola di Musica di Fiesole, presente poi con la sua compagine orchestrale, l’OGI-Orchestra Giovanile Italiana, e,  nell’ambito del protocollo stilato con la Regione Toscana che consente di utilizzare le migliori produzioni allestite negli ultimi anni dal Maggio Musicale Fiorentino, l’allestimento è quello realizzato dal Teatro dell’Opera di Firenze nell’autunno del 2017, firmato dal regista Bruno Ravella e oggi ripreso dal portoghese João Carvalho Aboim, uomo di teatro di solida formazione musicale, con le scene di Tiziano Santi e i costumi di Angela Giulia Toso.

Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino nel 1896, La Bohème svettò subito nel cuore degli spettatori e da allora è considerata uno dei capolavori intramontabili, forse il più amato.  A partire dal romanzo, in parte autobiografico, di Henri Murger, Scènes de la vie de bohème, riscritto genialmente un cinquantennio dopo da Giacosa e Illica, Puccini creò quello che resterà un vero e proprio unicum nella sua produzione. La Bohème è, infatti, la rappresentazione realistica della vita nelle mansarde del Quartiere Latino fin de siècle; è un insieme di volti, emozioni, difficoltà, esperienze che la musica di Puccini mette alternativamente a fuoco, quasi fosse una camera cinematografica; è l’assenza di eroi, di malvagi, di intrighi. I personaggi vivono solo dell’aura sentimentale in cui sono immersi, di una atmosfera più che di una vicenda. La Bohème è la rievocazione pura e semplice della giovinezza in sé e per sé, di quella felice stagione della libertà irresponsabile il cui prezzo è la sua stessa caducità.  Caratteristiche, queste, che ritroviamo intatte in questa Bohème di giovani, fedelissima al dettato musicale e drammaturgico pucciniano e immersa in una sorta di realismo cinematografico ma per certi versi anche onirico. 

La bohème_foto di Augusto Bizzi
Una scena de “La bohème” di Giacomo Puccini durante il debutto a Livorno (ph. Augusto Bizzi)

«È anche una delle opere più pericolose per chi la suona, chi la canta, chi la dirige e chi l’ascolta – ha ricordato Gianna Fratta – perché un titolo così visto e rivisto ha sedimentato in ognuno di noi un’aspettativa, cristallizzato un’interpretazione, fissato un’idea. E ciò rende difficile far tornare questo capolavoro, una volta ancora, nuovo, unico, giovane, fragrante come i suoi personaggi, scrostandolo dalle abitudini prêt-à-porter, dal già detto, per recuperare un Puccini puro e semplice, così com’è. Questa è stata la grande sfida di questa produzione, resa possibile da un’opportunità pressoché unica: un cast composto da cantanti che sono proprio come i loro personaggi, per età, attitudine, bisogni e mestiere. Così tutti saremo chiamati a fare lo stesso atto di coraggio: spogliarci delle mille Bohème e fare di questa la nostra prima. Immedesimarci. Soffrire e gioire, seguendo le note e i segni di Puccini, senza aggiungere nulla di più».

IL CAST / Ad alternarsi sabato 16 e domenica 17 febbraio 2019 nei diversi ruoli saranno Maria Bagalà e Martina Gresia (Mimì), Dioklea Hoxha e Antonella Biondo (Musetta), Rosolino Claudio Cardile e Francesco Fortes (entrambi sia nel ruolo di Rodolfo che in quello di Parpignol), Jaime Eduardo Pialli e Matteo Loi (Marcello), Tommaso Caramia e Gangsoon Kim (Schaunard), Michele Gianquinto  e Alessandro Yague (Colline); Alessandro Ceccarini sarà Benoît e Alcindoro, Giorgio Marcello il Sergente dei doganieri e Paolo Morelli Un doganiere.

Assistente alla regia Tecla Gucci; CLT Coro Lirico Toscano, Maestro del coro Flavio Fiorini; Coro Voci Bianche della Fondazione Teatro Goldoni, Maestro del coro Laura Brioli.

Pochissimi ormai i biglietti rimasti disponibili; per informazioni tel 050 941 111 e www.teatrodipisa.pi.it

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