Il Teatro Niccolini di Firenze animato, gestito e spettacolarizzato da giovani attori. È la prima volta in Italia. Un manifesto in sei punti e cinque maestri

Firenze, Focus

Per la prima volta in Italia un teatro, il Niccolini di Firenze, sarà interamente animato, vissuto, gestito, spettacolarizzato da giovani attori.

5 LOW – i Nuovi – servizio palcoscenico_ ph. Filippo Manzini

Il primo nucleo sarà costituito dai neodiplomati della Scuola ‘Orazio Costa’ della Fondazione Teatro della Toscana, riuniti sotto il nome de ‘i Nuovi’ (nelle foto, tutte di Filippo Manzini): a essi si affiancheranno altri giovani attori, diplomati in altre scuole, selezionati tramite audizioni. Saranno impegnati in tutti gli aspetti della macchina teatrale, dalla direzione artistica all’amministrazione, dalla comunicazione alle pulizie. Il progetto, strutturato su un percorso di tre anni, prevede che a ognuno degli attori coinvolti sia corrisposta una borsa di studio mensile.

Un progetto con regole precise, riunite in un manifesto in sei punti, Per un attore artigiano di una tradizione vivente.

Un grande investimento sul capitale umano, un’innovativa modalità di lavoro per una nuova figura professionale ovvero il Nuovo Attore, che si occupi di tutti i mestieri del teatro, non solo quelli artistici, ma anche quelli tecnici.

Un appello anche alle imprese, perché ‘adottino’ con il loro contributo (che potrà godere dei più recenti vantaggi fiscali), uno de ‘i Nuovi’.

Sul fronte spettacolare, nell’ottica di un rinnovato rapporto formativo Giovani / Maestri, ‘i Nuovi’ saranno diretti da Marco Baliani nella Mandragola di Machiavelli dall’11 al 22 aprile 2018 e, a seguire, lavoreranno con Gianfelice Imparato, Glauco Mauri, Andrée Ruth Shammah e Beppe Navello. Al Niccolini anche le prove aperte del nuovo spettacolo di Filippo Timi (24 e 25 marzo) e una finestra sul vernacolo come “lingua popolare colta”.

1 LOW – i Nuovi_ ph. Filippo Manzini

PER UN ATTORE
ARTIGIANO
DI UNA TRADIZIONE VIVENTE (sei punti)

1. Il Teatro d’arte nasce dal rapporto tra Giovani e Maestri: trasmissione e scambio sono i principi su cui si fonda ogni realizzazione.

2. La materia prima testuale è la letteratura italiana, la lingua italiana in ogni sua forma e declinazione per un teatro di parola.

3. La dotazione economica per ogni realizzazione sarà delimitata, limitata e sempre uguale.

4. Ogni attore è chiamato a sperimentarsi in ogni mestiere del fare teatro per divenire strumento totale, creativo e consapevole di un teatro nuovo.

5. Costumi, scene e apparati sono realizzati dal Laboratorio d’arte del Teatro della Toscana.

6. Rigore, umiltà, integrità e sincerità sono il metro di valutazione di ogni realizzazione, decisivi per la sua messa in scena.

2 LOW – i Nuovi – riunione organizzativa_ ph. Filippo Manzini

I MAESTRI DEL 2018/2019

MARCO BALIANI
Mandragola di Niccolò Machiavelli

Mandragola compie nel 2018 cinquecento anni: anche se la data convenzionale del 1518 viene oggi retrodatata, può assurgere a gesto simbolico che il percorso del Niccolini cominci con quello che viene tradizionalmente considerato il testo fondativo del teatro in lingua italiana, audace per argomento, con molti riferimenti alla novellistica del Boccaccio nell’intreccio e una rappresentazione del tutto negativa della Chiesa e della morale.

Il celebre prologo che inizia col fatidico Iddio vi salvi, benigni uditori dà inizio a un intreccio la cui classicità rimane insuperata. Nelle parole di Marco Baliani: “Uno spettacolo in continuo fibrillante movimento, come se il turbine delle passioni che governano gli animi dei personaggi si esplicitasse
in una frenesia di corpi danzanti. Ogni personaggio ha un suo doppio-ombra che invisibile lo trascina, lo muove, gli sussurra le parole da dire, lo confonde e lo turba, un regista occulto che muove il corpo del personaggio come una marionetta. Il linguaggio di Machiavelli sarà in parte tradito, come sempre accade quando l’arte commette l’arbitrio di una traduzione, le parole dovranno avere la stessa forza di quelle originali, ma dovranno parlare alle nostre orecchie disincantate, dovranno essere materiche e quindi mai filologicamente rispettose”.

GIANFELICE IMPARATO
Laboratorio sul teatro comico di Eduardo De Filippo

L’esigenza di un laboratorio sul teatro comico nasce dalla constatazione dello stato involutivo del medesimo in Italia. Le cause sono molteplici. Troppo lungo e arduo sarebbe avventurarsi in un’analisi del fenomeno: bisogna restituire al teatro comico la nobiltà e la valenza culturale e civile che ha sempre avuto nelle società più evolute. Per fare ciò c’è bisogno di studio e di una committenza illuminata che permetta di avere in futuro un teatro comico vivo e adeguato alla grande tradizione italiana. L’obiettivo cui tende il laboratorio è tramandare ai giovani i meccanismi della drammaturgia comica, che è altra cosa dalle barzellette inanellate in un contenitore pretestuoso che viene spacciato per trama. L’autore che fornirà il materiale di studio è Eduardo, il Maestro che ha traghettato la sapienza della drammaturgia comica dall’inizio del secolo scorso a quello corrente. Nello specifico, il progetto si svilupperà in più fasi: l’analisi di vari testi di Eduardo, attinti dal suo repertorio comico (Sik-Sik l’artefice magico, Pericolosamente, il primo atto di Uomo e galantuomo), e delle loro potenzialità, e la messa in spazio di questi testi in varie versioni, anche con trasposizione del dialetto, per rendere chiaro che i meccanismi della drammaturgia comica, di cui Eduardo aveva grande conoscenza, sono universali.

GLAUCO MAURI
Masterclass – Laboratorio Dostoevskij (a cura di Matteo Tarasco)

Dostoevskij ha scritto più di quello che ha scritto. Nelle sue regioni bianche vi è qualcosa di misterioso, di non detto, di incommensurabile, che soltanto le parole stesse possono lasciar intuire quando, abbandonata la distesa di carta, si fanno carne e verbo. Dostoevskij ha la rara forza di farci udire l’invisibile, come un angelo del silenzio che vola sopra le pagine, sopra il palcoscenico, sopra i nostri cuori. La Masterclass – Laboratorio Dostoevskij si prefigge di illustrare il percorso che conduce dal testo alla scena e si focalizzerà su tecniche ed esercizi psicofisici per l’espressione dei sentimenti.

“Tecnica è la somma di tutte quelle capacità che aiutano a far vivere e comprendere la poesia. Una cosa è sentire un sentimento un’altra è saperlo esprimere – e in questo la tecnica ci è indispensabile. Nella nostra masterclass, oltre a questo, spero di rendere consapevoli i giovani delle meravigliose responsabilità che il teatro ci dona: raccontare favole che aiutano a tentare di capire quel lungo viaggio, a volte meraviglioso e a volte molto difficile, che è la vita. Le favole che racconteranno da un palcoscenico renderanno più ricchi di cultura e di umanità coloro che verranno ad ascoltarli. Essere “bravi” è importante, ma essere utili alla vita è la ricchezza più grande che ci dona il nostro lavoro”. (Glauco Mauri)

ANDRÉE RUTH SHAMMAH
I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori

“1984. Prendono vita per la prima volta I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori. In uno spoglio palcoscenico di provincia, le pareti biancastre, l’attrezzeria falsamente in disordine, le porticine, i pontili, le scalette a vista e una saracinesca grigia sullo sfondo, un gruppo di giovani attori appassionati e inesperti, un po’ smarriti e un po’ curiosi, prova, sotto la guida di un Maestro, qualcosa che assomiglia al capolavoro di Manzoni I promessi sposi, ma che diventa qualcos’altro, nel tentativo di liberare i personaggi dalla pagina scritta e di fare dei personaggi e degli attori degli uomini che camminano da soli.
Tra le pagine di questo testo si cela il senso del fare Teatro; personaggi/uomini provano a uscire dai ruoli, quelli teatrali, ma anche umani, ed entrare nel loro tempo. Quello che io ho da dare ai ragazzi è Testori e questa poetica. Quando li ho incontrati a Firenze mi è piaciuto moltissimo il modo in cui loro si sono posti nei miei confronti. I promessi sposi alla prova era la scelta più giusta perché, dal confronto con questi giovani attori, ho capito che questo modo di fare teatro è necessario oltre che bello. Così torno a Testori molto felice di tornarci, come fosse la prima volta”. (Andrée Ruth Shammah)

BEPPE NAVELLO
L’antica utopia del Teatro Nazionale in Italia
Associazione Teatro Europeo

“Che cosa dovrebbe fare un teatro che volesse realizzare un progetto da Teatro Nazionale? Un teatro che lo è già per rango ministeriale, ma che vuole diventarlo nella prassi, nel comportamento artistico? Dovrebbe programmare, secondo una strategia critica, la drammaturgia italiana di ieri, di oggi e forse di domani. Un teatro che promuova la letteratura italiana destinata nei secoli alla rappresentazione non c’è ed è ormai necessario. Il Teatro della Toscana può perseguire la valorizzazione della lingua italiana attraverso la produzione di testi della nostra letteratura.
La presenza di una scuola di formazione per artisti della scena e la vicinanza di una sede universitaria, oltre che dell’Accademia della Crusca, consentono tempi lunghi e approfonditi di ricerca, di sperimentazione e di prova: una compagnia di giovani attori che abbia l’entusiasmo e la forza di dedicarsi a questa missione può riuscire nell’intento di offrire in pochi anni un grande teatro di repertorio nazionale. Contaminazione delle forme e dei linguaggi, attenzione alle nuove tecnologie, valorizzazione dei luoghi storici sono le direttrici di ricerca. I cinquecento anni dalla morte di Leonardo sono l’occasione per partire in un viaggio nel teatro italiano che dal Cinquecento può arrivare sino a Flaviano”. (Beppe Navello)

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