SPECIALE LIRICA. “Il Flauto Magico” secondo Kemp

Da non perdere

In attesa della messa in scena de “Il Flauto Magico”, ecco la presentazione dell’opera di Mozart fatta a Livorno al teatro Goldoni dove debutterà venerdì 11 novembre 2016. A seguire un approfondimento del musicologo Fulvio Venturi.

 di Elisabetta Arrighi

La grazia di Lindsay Kemp è innata: parla a bassa voce, è piacevole da ascoltare e le sue parole sono piccole emozioni sparse nel foyer del glorioso teatro Goldoni di Livorno. Un grande artista, che ha casa nella città dei Quattro Mori, e che firma l’allestimento – regia, scenografia e costumi – dell’opera lirica che apre la stagione 2016/2017. Eccolo “Il Flauto Magico” di Kemp, un’opera che lui “vede con gli occhi di quando era bambino”.  Chiudi gli occhi – dice – “e arrivano le visioni”. Un progetto, il suo, proiettato nella fiaba, nel futuro e nell’ottimismo. Così venerdì 11 novembre 2016 (con replica domenica 13 novembre: la prima data alle 20.30, la seconda alle 16.30) il sipario del Goldoni si alzerà su questo piccolo grande capolavoro di Wolfgang Amadeus Mozart. Si tratta di una nuova produzione del Teatro di Tradizione livornese, che ne cura l’allestimento come capofila del titolo unico 2016 per la Toscana realizzato insieme ai teatri di Pisa (Verdi) e Lucca (Giglio).

Dopo la doppia rappresentazione a Livorno, “Il Flauto Magico” tornerà in scena al teatro Verdi di Pisa il 14 gennaio 2017 alle ore 20.30 e domenica 15 alle ore 16. Il 21 gennaio 2017 (ore 20.30) sarà invece sul palcoscenico del teatro del Giglio di Lucca, dove replicherà domenica 22 gennaio (ore 16).

Nuova produzione. Alla presentazione di questa nuova produzione, oltre a Kemp (al centro della foto grande sopra al titolo mentre all’estrema sinistra è seduto Alberto Paloscia), hanno partecipato oggi 5 novembre 2016 anche il direttore generale del teatro Goldoni, Marco Leone (nella foto grande alla destra di Kemp) che in un breve scritto sottolinea come i teatri di tradizione toscani siano teatri che producono, mettendo così in campo creatività, crescita reale e ricchezza… Questa produzione e quelle che seguiranno – dice – sono un dono di espansione che ci stiamo facendo, come uomini di teatro e di comunità. Perché il teatro è una relazione sovrabbondante con la vita…. Quindi erano presenti Francesco Belais assessore alla cultura del Comune di Livorno, Marcello Murziani vice presidente della Fondazione Livorno, Dejan Savić direttore d’orchestra e Alberto Paloscia, direttore artistico della stagione lirica. Proprio Paloscia ha sottolineato l’importanza del “Goldoni che torna a produrre”, ha analizzato i legami di Livorno con il Settecento e la sua musica ed ha poi posto l’accento sull’importante lavoro in corso di Opera Studio 2016 dedicato al Verismo, puntando quindi sul binomio Mascagni-Puccini per una messa in scena di Lodoletta (selezione dal dramma in tre atti di Gioacchino Forzano) di Pietro Mascagni e del Tabarro (opera in un atto di Giuseppe Adami da La Houppelande di Didier Gold) con musiche di Giacomo Puccini. L’appuntamento, in questo caso, è per il 7 dicembre 2016 alle ore 20.30, giorno dell’anniversario della nascita a Livorno di Mascagni (7 dicembre 1863).

bozzettokempLo stesso Paloscia – tornando al “Flauto Magico” – ha poi presentato il cast e il direttore d’orchestra Savić, esponente di una famiglia di musicisti, apprezzato a livello internazionale. “Il Flauto Magico di Mozart è un titolo che ho frequentato più volte non solo come interprete, ma anche come didatta – scrive Savić – essendo spesso impegnato in masterclass per giovani direttori d’orchestra nel mio paese, la Serbia, e all’estero. Ed è un grande onore dirigere quest’opera in un teatro italiano. La mia idea e la mia impostazione esecutiva? Lo sintetizzo in poche parole. Se oggi ai registi vengono consentite molte libertà, come quella di trasporre l’ambientazione di un’opera in epoche lontane da quelle in cui è stata scritta, al direttore d’orchestra, che è il responsabile musicale di quella delicata e affascinante macchina teatrale e musicale che è l’opera lirica, a colui che decide e concerta l’opera sono permesse ben poche libertà o arbitrarietà, se non quella di tradurre in modo fedele ma anche creativo ciò che è scritto nella partitura”.

Da non dimenticare, poi, le scenografie progettate da Sergio Seghettini che per mesi ha lavorato fianco a fianco a Lindsay Kemp (impiegando le maestranze del teatro) e il progetto per gli studenti del Liceo Cecioni (indirizzo artistico) che hanno operato nell’alternanza scuola/lavoro alla realizzazione, appunto, delle scenografie.goldoni

Il cast. Ma vediamo il cast di questa “opera tedesca in due atti di Emanuel Schikaneder” e musica di Mozart (sovratitoli in italiano realizzati dalla Fondazione Teatro Goldoni). Personaggi e interpreti: Sarastro, Manico Signorini; Tamino, Blagoj Nacoski; Regina della Notte, Sarah Baratta/Maria Laura Martorana; Pamina, Yukio Aragaki; Papageno, William Hernandez; Papagena, Silvia Lee; Monostatos, Antonio Pannunzio; Prima Dama della Regina, Barbara Luccini/Roxana Herrera Diaz; Seconda Dama, Roxana Herrera Diaz/Sara Paone; Terza Dama, Carlotta Vichi; Oratore degli Iniziati, Secondo Sacerdote, Eugenio Di Lieto; Primo Sacerdote, Giuseppe Raimondo; Tre Geni – Fanciulli, Chiara Delfino, Francesca Spiller, Agnese Casarosa/Margherita Carnicelli, Martina Niccolini, Alice Schiasselloni (elementi provenienti dal Coro Voci Bianche della Fondazione teatro Goldoni diretto da Marisol Carballo). Coreografia e aiuto regia sono di Daniela Maccari (l’alter ego di Kemp), illuminazione e aiuto regia di Kemp e David Haughton, maestro del Coro Marco Bargagna. Orchestra della Toscana e Clt Coro Lirico Toscano.

Lunedì 7 novembre alle 17 nella Sala Mascagni del Goldoni ci sarà una guida all’ascolto de “Il Flauto Magico”  con il maestro Daniele Salvini, mentre lunedì 14 novembre alle ore 9 e alle ore 11 andrà in scena il progetto “Il Flauto Magico per le scuole”, uno speciale adattamento dell’opera.

 

L’APPROFONDIMENTO

COSÌ NACQUE IL FLAUTO MAGICO

di Fulvio Venturi

Vienna viveva un momento difficile nel 1790. Le notizie che arrivavano da Parigi erano assai poco rassicuranti per la nobiltà ed il nuovo sovrano, Leopoldo II d’Asburgo-Lorena, succeduto al fratello Giuseppe II deceduto all’inizio dell’anno, stava instaurando un’atmosfera cupa e sospettosa nei confronti delle idee liberali come mai era avvenuto in precedenza. Ed anche per Mozart non erano giorni felici. La sua salute declinava, le finanze mostravano conti in rosso, il fraterno amico e collaboratore Lorenzo da Ponte, con il quale aveva creato tre capolavori come Don Giovanni, Le nozze di Figaro e Così fan tutte, era stato allontanato dal teatro di corte. Per di più la politica di Leopoldo II prendeva di mira proprio la massoneria, cui Mozart si era avvicinato con entusiasmo per lo spirito di fratellanza che quell’associazione professava. Fu così che in quei giorni difficili un cantante suo amico, il tenore Benedikt Schack, mise il compositore in contatto con un attore e impresario che agiva presso un teatro della periferia viennese, Johann Emanuel Schikaneder, apprezzato interprete shakespeariano e tuttavia amante del teatro spettacolare e fantastico, nonché libero da pregiudizi e legami, anch’egli massone.flauto3

Dapprima questi presentò a Mozart l’idea di collaborare ad un’opera scritta a più mani, La pietra filosofale (Der Stein der Wiesen), alla quale il musicista aderì componendo un duetto ed alcuni passi di raccordo, quindi mise in campo il pezzo da novanta con il libretto del Flauto magico (Die Zauberfloete). Uomo d’ingegno e di cultura, Schikaneder aveva attinto a diverse fonti nella scrittura di quel testo, fra le quali il romanzo medievale Yvan di Chretien de Troyes, la novella Sethos di Jean Terrasson, il saggio “Sui misteri degli Egizi” di Ignaz von Born, ed il racconto Lulu oder die Zauberfloete di August Jakob Liebeskind. Ma soprattutto la trama del Flauto Magico rappresentava una sorta di continuazione di una serie di racconti fantastici che Schikaneder aveva già messo in scena nel suo teatro e non era impossibile riconoscere all’interno del suo svolgersi tutta una linea di tappe che svelavano un percorso iniziatico.

Negli intendimenti di Schikander questo Flauto magico doveva essere un singspiel, cioè un lavoro con parti musicate e cantate che si alternava ad altre da recitare, sul modello dell’Opéra-comique approdata con successo a Vienna da una ventina d’anni e che doveva peraltro accogliere anche altri stilemi musicali, come la “romance”, l’aria all’italiana e i lieder viennesi e tedeschi. Mozart, che non era nuovo a quel genere d’esperienza – si pensi a Die Entfuehrung aus dem Serail – accettò con entusiasmo. Nella composizione egli tenne presente come forse mai prima le caratteristiche degli interpreti, poiché lo stesso Schikaneder avrebbe rivestito i panni del fondamentale personaggio di Papageno e altri attori della compagnia, come Johann Joseph Nouseul, altro favorito del pubblico, quelli del “cattivo” Monostatos, dunque non cantanti professionisti, ma attori prestati al canto, facendo precedere le arie da dettagliate introduzioni in modo che gli esecutori potessero trovare più facilmente l’intonazione. Fu solo nei confronti di cantanti professionisti come lo stesso Schack – Tamino, Anna Gottlieb – Pamina, e sua cognata Josepha Hofer – La Regina della Notte, che Mozart sciorinò lirismi assolutamente inediti (ad anticipatori) e straordinario virtuosismo di bravura e d’espressione. L’opera andò in scena il 30 settembre 1791 alla Freihaus-Theater auf der Wieden, con Wolfgang Amadeus Mozart al cembalo ed un successo senza precedenti. Il 7 ottobre “Amadé” scrisse alla moglie Constanze che si trovava a Baden per passare le acque, che “La sala è piena come sempre. Il duetto Mann und Weib e il Glockenspiel del primo Atto sono stati bissati come al solito, come pure il terzetto dei Fanciulli del secondo Atto; ma quello che mi ha fatto più piacere è il plauso silenzioso della platea”. Una lettera, questa, destinata a fare storia. Entro il primo anno, dunque settembre 1791 – settembre 1792, Die Zauberfloete aveva già toccato le cento repliche, ma l’autore di quella musica era morto il 5 dicembre 1791 a poco più di due messi dalla prima rappresentazione ed il suo corpo giaceva in una fossa comune del cimitero di Sankt Marx sulla Landstrasse di Vienna. Ma non così per la sua musica che risuona imperitura nel mondo.

 

 

 

 

Lascia un commento