PIERO DELLA FRANCESCA / 1. La Resurrezione svelata dopo il restauro. L’emozione della luce e dei colori, aspettando (dal 25 marzo) la mostra dedicata all’artista

Arezzo, Arte

di ELISABETTA ARRIGHI

Guardare l’affresco genera emozione. Un’emozione nuova. Risplende di una luce quasi metafisica, cattura la vista e poi l’anima. La “Resurrezione” di Piero della Francesca, uno degli affreschi più famosi al mondo, è stato presentato in anteprima (foto in basso a destra) la mattina di venerdì 23 marzo 2018 nella sede del Museo Civico di Sansepolcro.

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Una presentazione che arriva dopo tre anni di restauro che ha agito non solo sulle cause del degrado e sui materiali sovrapposti all’originale, ma ha anche permesso di studiare e conoscere nuovi particolari riguardo alla complessità dell’opera, alla sua tecnica di esecuzione, alle vicende (nel contesto storico e politico) che portarono alla commissione a metà del Quattrocento. Fra gli interventi durante la presentazione, quello del sindaco di Sansepolcro Mauro Cornioli e – oltre agli studiosi e tecnici della Soprintendenza e dell’Opificio delle Pietre Dure – del dottor Aldo Osti, mecenate e finanziatore (ha messo a disposizione per il restauro la somma di 100mila euro / nel video a seguire), che ha vissuto a lungo nella città della Valtiberina per il suo lavoro di manager all’interno della Buitoni. La presentazione del restauro della “Resurrezione” precede l’apertura – domenica 25 marzo 2018 – della grande mostra “Piero della Francesca. La seduzione della prospettiva”, sempre nella sede museale. Domenica 25 il museo sarà aperto tutto il giorno, con ingresso gratuito.

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LA STORIA, I DETTAGLI

La donazione (di cui parliamo sopra) ricevuta dal Comune di Sansepolcro è stata un atto di “appassionato mecenatismo”, segno chiaro di quanto l’arte di Piero della Francesca sia amata. Il restauro si era reso particolarmente urgente a causa di fenomeni di solfatazione e decoesione della pellicola pittorica e di distacco della stessa, degli intonaci, tra di loro e / o della struttura muraria. Il degrado era stato già ampiamente documentato da alcune indagini scientifiche (da novembre 2008 a dicembre 2010) non invasive svolte dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Per cui l’intervento per conservare al meglio condizioni e strutture dell’importante e celeberrimo affresco, ha avuto come scopo principale quello di restituire la visione integrale dell’opera. Si è quindi proceduto ad una accurata pulitura delle superfici, per eliminare  materiali di accumulo apposti all’opera. Il degrado, infatti, non era stato provocato solo dal passare del tempo (in questo caso dei secoli), ma anche da interventi non documentati sulla superficie pittorica.

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In particolare un intervento che risale, si presume, all’Ottocento: una pulitura indiscriminata ed aggressiva dell’opera, incidendo gran parte delle finiture a secco (tempera ed olio) che servivano a Piero della Francesca per apportare “sottigliezze pittoriche” alle opere murali in modo da ottenere effetti simili a quelli della pittura ad olio su tavola. I danni si notano particolarmente sul paesaggio che fa da sfondo alla Resurrezione: sono andate infatti perdute le modulazioni del verde, capaci di dare profondità alle colline. Oggi si nota soltanto la stesura di base, uniforme, della colorazione verde sulla quale, un tempo, spiccavano dettagli capaci di dare profondità.

Come accennato nel primo lancio della notizia relativa al completamento del restauro della Resurrezione, l’importante lavoro svolto dagli esperti ha portato anche alla scoperta di novità storiche considerate di notevole importanza.

Per quanto riguarda la datazione esatta della Resurrezione non ci sono certezze. Solitamente gli studiosi hanno collocato l’affresco fra il 1450 e il 1465: gli approfondimenti svolti durante il restauro hanno portato ad una possibile nuova datazione, attorno al 1470, “legata ad avvenimenti politici di Sansepolcro e al dominio fiorentino e mediceo su di essa”.

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Angelo Tricca, “Piero della Francesca”

L’esatta collocazione. Nel tempo, le ipotesi fatte a proposito dell’esatta collocazione dell’epoca sono state numerose. E si è supposto a più riprese che l’affresco sia stato dipinto su una parete diversa da quella dove si trova attualmente. Un’ipotesi confermata – come si legge nelle schede a corredo della conclusione del restauro – da indagini diagnostiche che hanno indicato come la Resurrezione rappresenti “una delle più antiche e monumentali operazioni di trasporto a massello”. Significa che tutto il muro che ospita l’opera è stato tagliato e trasportato da una parete all’altra della sala dell’attuale Museo Civico di Sansepolcro, un tempo Palazzo della Residenza. L’ipotesi più probabile è che “l’opera potesse essere stata dipinta sulla facciata in esterno, quindi su quello che si definiva l’arengario, un terrazzamento rialzato da cui le magistrature parlavano al popolo”.

Sulla zona perimetrale dell’affresco, ciò il confine tra pittura originale e completamento della scena, vi erano poi numerose rotture insistenti in corrispondenza delle colonne corinzie laterali (dipinte) e sulla base della cornice. “La dimensione autentica della Resurrezione – si fa notare in una scheda – non è infatti nota e il perimetro di confine originale risulta completamente distrutto tanto che la scritta dedicatoria in basso è quasi completamente perduta e di difficile interpretazione. I danneggiamenti perimetrali sono dovuti al trasporto a massello, ma anche ad una cornice di legno addossata ala pittura di cui si trovano tracce in alcuni documenti del Seicento. 

La pulitura dell’opera è avvenuta per fasi successive, con alleggerimenti  dei materiali sovrapposti, fino a ritrovare l’esatta cromia e la luminosità dei colori e la ritrovata profondità spaziale insieme alla riscoperta di castelli, fortezze e torri rappresentate dal paesaggio di fondo.

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C’è poi l’interessante elemento legato all'”identità” del soldato in posizione frontale ai piedi di Cristo risorto: c’è l’ipotesi, infatti, che possa trattarsi di un autoritratto di Piero della Francesca. “A riprova dell’antica tradizione che questi fossero i caratteri somatici di Piero – si legge – sono alcuni dettagli somatici come i capelli ricci, gli occhi grandi, rotondi e molto incavati, il mento pronunciato con al centro una caratteristica fossetta, le labbra carnose che ritornano in altri personaggi della sua opera nei quali si può pensare che l’artista si sia ritratto. Questi tratti somatici vengono poi assunti da tutta la ritrattistica ideale di Piero della Francesca di epoca successiva” (vedi anche la foto a lato).

La presentazione della Resurrezione è avvenuta alla vigilia dell’anteprima (prevista per la mattina di sabato 24 marzo 2018) e quindi due giorni prima dell’apertura al pubblico – il 25 marzo 2018 – della grande mostra “Piero della Francesca. La seduzione della prospettiva”. Peccato che i due momenti non abbiano coinciso (la mostra è allestita al piano inferiore del Museo Civico): forse presentare il restauro e subito dopo poter ammirare il percorso della esposizione avrebbe fornito una “lettura” più completa dell’importante affresco e dell’attività artistica di Piero. Del resto proprio un particolare della Resurrezione è il soggetto della locandina che pubblicizza la mostra che resterà aperta fino all’inizio del 2019.

IL RESTAURO, LA REALIZZAZIONE

Opificio delle Pietre Dure di Firenze / Marco Ciatti soprintendente; Cecilia Frosinone direttrice della scuola restauro dipinti murali e stucchi; Paola Ilaria Mariotti, restauratore conservatore. Con la collaborazione di Manierosa Lanfranco (restauratore conservatore).

Soprintendenza Bap Sae di Arezzo / Anna Di Bene soprintendente; Paola Refice storico dell’arte – soprintendenza; Umberto Senserini restauratore.

Proprietà dell’affresco / Comune di Sansepolcro (Mauro Cornioli sindaco della città pro tempore).

Museo Civico di Sansepolcro / Maria Cristina Gambali, direttrice del Museo.

Comitato scientifico / Alessandro Angelini professore Università di Siena; Paola Benigni ex soprintendente archivistica della Toscana; Mariangela Betti ex direttrice del Museo Civico di Sansepolcro; Giorgio Bonsanti professore emerito Università di Firenze; Matteo Ceriana Museo Nazionale del Bargello – Firenze; Massimo Coli Università di Firenze; Frank Dabell Temple University – Roma; Emanuela Daffra Pinacoteca di Brera – Milano; Maia Cristina Improta Opificio delle Pietre Dure – Firenze; Mauro Matteini ex direttore Icvbc – Cnr d Firenze.

Il restauro è stato realizzato grazie a Comune di Sansepolcro; dottor Aldo Osti mecenate e finanziatore; signor Giovanni Sarti finanziatore; Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

MUSEO CIVICO DI SANSEPOLCRO

Via Niccolò Aggiunti 65 – Sansepolcro. Tel. 0575 732218. Mail: museocivico@comune.sansepolcro.ar.it

 

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