“La Bohème” all’Opera di Firenze: Maria Mudryak interpreta Mimì. Dal Kazakistan all’Italia per imparare i segreti della lirica

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI

Maria Mudryak, da noi ammirata in una recente “Traviata” genovese è adesso Mimì al Teatro dell’Opera di Firenze.

Data la sua giovane età vuol dirci qualcosa di lei? Dove è nata, i suoi studi, come ha iniziato a cantare, come è giunta in Italia?

“Fin dalla mia infanzia ho sempre sognato di cantare, e già all’età di tre anni mi esibivo sul palcoscenico del “Palazzo degli scolari” a Pavlodar in Kazakistan. A sei anni ho tenuto il mio primo concerto tutto da sola, un recital, in una sala da 1200 posti, che ebbe un grande successo, e nello stesso periodo ho registrato il mio primo CD . Cantavo le canzoni di musica leggera, ma sognavo di cantare così splendidamente come i cantanti lirici italiani. Così la mia famiglia decise che era necessario venire in Italia – la patria della lirica – per imparare a cantare così. I miei genitori hanno fatto questo sacrificio per me, mi hanno dedicato la loro vita! All’età di dieci anni, io e mia madre siamo venute a Milano e ho cominciato i miei studi alla prestigiosa Scuola Musicale di Milano, studiando canto lirico con i Maestri Carlo Gaifa e Biancamaria Casoni, i quali con grande amore mi stanno tuttora rivelando i segreti della vecchia scuola italiana. All’età di tredici anni mi sono iscritta al “Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e ho cantato nelle diverse opere messe in scena da questo grande teatro. Un anno dopo sono entrata nel “Conservatorio G.Verdi” di Milano nella classe del M° Colaci e mi sono diplomata a diciotto anni con il massimo dei voti”.

Maria Mudryak e Mimì. Qual è il suo rapporto con questo personaggio?

“Per me Mimi è una giovane ragazza di ventidue anni, timida, poetica, dolce e gentile . Non ricca ma con un enorme amore per la vita. È molto importante per me trasmettere al pubblico l’amore bello e intenso di Mimì verso Rodolfo, nonostante le circostanze difficili della vita dei Bohémien anche nel momento della morte. Trovo anche molto interessante unire la semplicità del personaggio con la musica passionale di Puccini”.

Lei è una cantante molto giovane che nel volgere di pochi mesi passa dai siderali vertici del primo atto de “La Traviata” alla tessitura centralizzante de “La Bohème” pucciniana. Questo non potrebbe essere rischioso per la sua organizzazione vocale?

“L’evoluzione della mia voce andrà verso un soprano drammatico d’agilità, e questo mi permette alla mia giovane età di affrontare vocalità così differenti”.

Che cosa vuol dire essere una cantante lirica ai tempi d’oggi?

“Sono molto felice della mia professione! Oggi, probabilmente come lo è sempre stato del resto, non è però una professione facile. Si deve viaggiare tantissimo e dopo ogni produzione si devono lasciare i colleghi e gli amici. Ma ad ogni recita, quando sento il calore del pubblico mentre interpreto questi capolavori della storia della musica, mi rendo conto di fare la professione più bella del mondo!”

Ci parli del suo rapporto con direttori d’orchestra e colleghi di palcoscenico. Questo per la parte musicale dello spettacolo. Ma il suo rapporto con i registi?

“Ho già lavorato con diversi direttori d’orchestra e registi e sono sempre felice quando vedo in qualcuno del genio e una grande passione per l’opera, perché lavorare insieme a una tale persona ci porta sempre al successo! Ed io imparo tantissimo!”

Ancora sui registi con l’aggiunta di scenografi e costumisti. E’ in atto un vivace dibattito fra gli appassionati: regia “moderna”, o “tradizionale”? Ci dica il suo punto di vista.

“Se lo spettacolo è fatto bene, con rispetto del compositore, canto volentieri sia nelle regie tradizionali che in quelle moderne”.

Ancora su Mimì. Lei è molto giovane, ed anche Mimì lo era, come lo era Violetta. Due personaggi destinati a morire giovani. Questo la porta a riflettere?

“Per me, la morte di Mimì, così come la morte di Violetta, mi fa pensare che tutto ha una fine. Quando canto l’ultimo atto, provo tutte le sofferenze dei miei personaggi, e questo mi fa male profondamente, ma so che esiste il giudizio di Dio, e il destino è già scritto per ognuno di noi”.

Come si è trovata a Firenze?

“Firenze è una delle mie città preferite in assoluto, non ho mai smesso di ammirarla! Ho debuttato proprio qua il mio ruolo preferito Violetta Valery nella Traviata. Sono grata al Maestro Tangucci e al Maggio Musicale Fiorentino per aver creduto in me affidandomi questo ruolo, che ora mi porta sempre al successo”.

Gli impegni futuri di Maria Mudryak.

“Dopo questo nuovo allestimento della Bohème all’Opera di Firenze farò il mio debutto nel ruolo di Liù alla Shaanxi Grand Opera House in China ad ottobre. A novembre canto finalmente la mia prima Gilda al Teatro Carlo Felice di Genova a fianco di Leo Nucci, che sarà il mio Rigoletto anche al Teatro Regio di Parma a gennaio e al Teatro Massimo di Palermo ad ottobre 2018. A febbraio sarò Violetta in una nuova produzione della Traviata al Teatro San Carlo di Napoli, a marzo debutterò nel ruolo di Marie ne La fille du régiment a Pechino e a maggio riprenderò il ruolo di Susanna per il mio debutto al Teatro Massimo di Palermo!”
Non rimane che salutare questa bella e brava cantante con il più cordiale degli “in bocca al lupo”, ricordando le date della Bohème fiorentina. Le date sono (dopo il debutto del 14 settembre e la prima replica il 16) 23, 27, 30 settembre 2017

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