“Il Cinquecento a Firenze”: il sacro e il profano, il manierismo e la controriforma. Dieci motivi per visitare la grande mostra (con fotogallery)

Arte

di ELISABETTA ARRIGHI

Va vista. E forse bisogna percorrere almeno due o tre volte il percorso espositivo per riuscire a immergersi in quegli anni fecondi del XVI secolo. Nelle sale di Palazzo Strozzi, dove la grande mostra “Il Cinquecento a Firenze” sta per essere aperta al pubblico – dal 21 settembre 2017 fino al 21 gennaio 2018 – le opere esposte hanno un potere ipnotico sul visitatore che viene trascinato in un mondo dove si muovono dipinti e sculture di ispirazione sacra e profana, dove il confronto si estrinseca tra “maniera moderna”, riforma e controriforma. Opere sacre e opere profane – “Lascivia” e “Divozione” sottolineano i curatori – che rimandano a noi l’immagine di una città dove serpeggiava un grande estro intellettuale e la cultura viveva un momento di grande vivacità. Una stagione eccezionale per la storia dell’arte, segnata dal Consiglio di Trento e dalla personalità di Francesco I de’ Medici, “uno ei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa”.

Questa che Palazzo Strozzi sta per offrire al pubblico (l’introduzione dell’anteprima è stata di Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi), è una mostra divulgativa, dove non si trovano le opere feticcio, quelle famose a livello universale. Ci sono grandi modelli di riferimento, ci sono grandi artisti e i loro allievi, e c’è quel Cinquecento fiorentino prolifico e irripetibile. Una mostra che è capace di “insegnare”, che permette di approfondire aspetti della storia dell’arte dell’epoca, dove il confronto fra opere è potente. Penso alla sala nella quale sono esposte – come ha  spiegato magistralmente Antonio Natali, storico dell’arte, già direttore degli Uffizi, grande studioso del periodo, curatore della mostra insieme a Sergio Risaliti – la “Deposizione”di Santa Felicita di Pontormo (da cui è tratto il particolare del manifesto dell’evento), la “Deposizione della croce” di Rosso Fiorentino (che è conservato a Volterra), e il “Cristo deposto” di Bronzino che dopo secoli è tornato a Firenze, dopo secoli, da Besançon. Ma anche altri capolavori come la Pietà di Luco di Andrea del Sarto e il Dio Fluviale di Michelangelo.

La trilogia

L’anteprima della mostra ha permesso così di apprezzare in modo particolare gli interventi dei curatori Antonio Natali e Sergio Risaliti che hanno raccontato la sua genesi e la sua appartenenza, come atto finale, a quella trilogia composta dalla mostra del 2010, sempre a Palazzo Strozzi, dedicata al Bronzino, e a quella del 2014 con le opere di Rosso Fiorentino e Pontormo. Una esposizione, quella attuale,  che parte comunque da ancora più lontano, da “Il primato del disegno” che risale al 1980 (sempre a Palazzo Strozzi): una mostra che rientrava nel novero di quelle raccolte sotto il titolo “Firenze e la Toscana de’ Medici nell’Europa del Cinquecento”. Una esposizione che era concentrata sull’arte fiorentina del XVI secolo, dagli albori all’epilogo (come scrivono Natali e Risaliti nell’introduzione al catalogo della mostra attuale). 

“In ideale continuità col ‘Primato del disegno’ abbiamo cercato di seguitare a volgerci sia agli storici che al pubblico, cercando di toccare anche materie e argomenti quasi sempre trascurati o sottaciuti – scrivono i due storici dell’arte dell’introduzione al catalogo – com’è per esempio la lettura dei contenuti e delle trame, che non solo è parte integrante dell’esegesi delle opere, ma soprattutto è, per il pubblico, assai più coinvolgente delle indagini e delle analisi filologiche; che sono ovviamente imprescindibili, ma che rischiano sovente d’esser dai più tollerate alla stregua di una liturgia appannaggio di pochi sacerdoti. Ed è stata, questa, una scelta che ha avuto il suo esordio nella mostra del 2010 dedicata a Bronzino e che è proseguita nel 2014 con quella di Rosso Fiorentino e Pontormo, per chiudersi oggi con questa rassegna che si concentra sulla seconda metà del secolo, riepilogando in un prologo conciso, la lezione dei maestri dei primi decenni. Prologo che, accettando il rischio delle solite polemiche sulle trasferte effimere dei capi d’opera celebrati – abbiamo voluto fosse ricco e prezioso; tale da far capire quale forza d’urto e d’attrazione fossero capaci i modelli della stagione d’esordio…”  Ed ecco quindi il terzo e ultimo capitolo, “votato a offrire un plausibile viatico per l’intero secolo, al contempo indicando (…) la possibilità di rivisitare i molteplici accenti, mettendo in discussione i tanti punti fermi (spesso luoghi comuni), secondo i quali, dopo l’epoca magnifica della Firenze di primo Cinquecento, il destino della città fosse stato quello di un autunno laguoroso e sterile (…)”.

Il percorso della mostra

Nelle prime due sale è presente un riassunto delle mostre del 2010 e del 2014, con l’esposizione di opere straordinarie che non erano entrate nei percorsi precedenti. Viene anche offerto un panorama complessivo dello stato delle arti a Firenze fino alla prima edizione delle “Vite” di Giorgio Vasari stampata nel 1550. Nella prima sala si trovano artisti come Michelangelo con la scultura del Dio Fluviale (1526-1527 circa) e Andrea del Sarto con la Pietà di Luco (1523-1524). Nella seconda sala ecco il confronto inedito fra Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino. Un confronto che avviene – come già accennato – con le loro Deposizioni. Un confronto emozionante, capace di scavare le emozioni di chi osserva. Ci sono anche grandi opere di Cellini, Salviati e Vasari.  In questa sala si trovano quindi elementi che “verranno fatti propri dagli artisti di Francesco I e Ferdinando de’ Medici”.

Il percorso prosegue con gli “altari della controriforma”. Una sala è dedicata alle opere che nacquero, appunto, dalla controriforma. Troviamo quindi i temi sacri raffigurati dagli artisti che lavorarono sul nuovo assetto delle chiese imposto dal Concilio di Trento che si chiuse nel dicembre del 1563. Ed ecco aprirsi il confronto tra l’arte sacra e l’arte che sviluppa temi profani “spesso legati alla personalità di Francesco I”. Si possono ammirare opere di Giorgio Vasari, Mirabello Cavalori, Girolamo Macchietti, Santi di Tito, Jacopo Coppi, Maso da San Friano, Giovan Battista Naldini, Giambologna. “Nella parte centrale, a cerniera fra sacro e profano, due sale sono dedicate agli artisti – di cui si potrà apprezzare anche l’attività di ritrattisti, come nel grande Ritratto di Francesco I di Alessandro Allori (dipinto fra il 1570 e il 1575) proveniente dal Museo Mayer van den Bergh di Anversa – e ai generi che si ritrovano nello Studiolo di Francesco I (si trova in Palazzo Vecchio e celebra il rapporto tra arte e natura, fu iniziato nel 1570, ed è fra gli esempi più alti del manierismo fiorentino, nato dalla collaborazione fra l’intellettuale Vincenzo Borghini e un gruppo di 31 artisti con Giorgio Vasari)”. Tra le opere sacre sono da ricordare la Crocifissione di Vasari (Chiesa di Santa Marina del Carmine), l’Immacolata Concezione di Bronzino (presso la chiesa della Madonna della Pace), Cristo e l’adultera di Alessandro Allori (Basilica di Santo Spirito). Fra le opere profane le sei lunette, riunite per la prima volta, eseguiti da alcuni pittori coinvolti nello Studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio. Da non dimenticare il Mercurio di Giambologna proveniente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Nelle ultime due sale sono raccolti marmi e tavole d’altare. Opere eseguite alla fine del Cinquecento e alcune perfino sull’avvio del Seicento. Fra le opere esposte la Visione di San Tommaso d’Aquino della Chiesa di San Marco a Firenze (opera di Santi di Tito) e l’altorilievo di Pietro Bernini “San Martino divide il mantello col povero” (1598, proveniente dal Museo di San Martino a Napoli).

I numeri della mostra

Sono 41 gli artisti rappresentati nel percorso espositivo che conta 75 opere. Fra queste, 17 sono state restaurate per l’occasione, fra cui 10 grandi pale e 2 statue monumentali. Le sezioni sono sette e otto le sale interessate. Fra i restauri da segnalare, fra gli altri, quello della Pietà di Luco di Andrea del Sarto (sponsor Fondazione Palazzo Strozzi), il Dio Fluviale di Michelangelo (sponsor Friends of Florence), la Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino (sponsor Fondazione Palazzo Strozzi), l’Immacolata Concezione di bronzino (sponsor Friends of Florence), il Crocifisso di Giambologna (sponsor Firneds of Florence). In due casi i restauri sono stati sponsorizzati da collezionisti privati, in un caso dalla Banca Federico Del Vecchio.

Dieci motivi perché la mostra è imperdibile

Ecco dieci punti, elaborati da Palazzo Strozzi, relativi al perché la mostra “Il Cinquecento a Firenze” è imperdibile:

  1. Le tre Deposizioni del Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino riunite per la prima volta nella storia.
  2. L’ampio ventaglio di pittori e scultori che rappresentano l’intero secolo.
  3. Il Cristo Deposto del Bronzino proveniente da Besançon: la tavola, collocata nella Cappella di Eleonora di Toledo di Palazzo Vecchio nell’estate del 1545, fu inviata in dono in Francia nel settembre dello stesso anno e da allora non è più tornata a Firenze.
  4. Il Dio Fluviale di Michelangelo che con il restauro ha recuperato la croma chiara evocatrice del marmo.
  5. Le pale d’altare più significative del secondo Cinquecento riunite per la prima volta in una rassegna a seguito di eccezionali restauri.
  6. Le opere più belle di Santi di Tito, uno degli artisti da riscoprire in quelle virtù poetiche che ne fanno uno dei più grandi del Cinquecento.
  7. La sala delle Allegorie (numero 6) come esempio altissimo di pittura profana.
  8. Venere e Amore di Alessandro Allori, uno dei vertici della pittura profana del secondo Cinquecento.
  9. La Fata Morgana di Giambologna, proveniente dal parco della villa del committente e mecenate Bernardo Vecchietti e ora in una collezione privata.
  10. L’ultima pala dipinta dal Bronzino mai esposta finora e quasi ignota, che è stata restaurata per l’occasione.

Nel corso dell’anteprima della mostra, gli interventi sono stati aperti dal cardinale di Firenze Monsignor Betori. Dopo di lui hanno presto la parola, fra gli altri, la vicepresidente della Regione e assessore alla cultura Monica Barni, l’assessore alla cultura del Comune di Firenze, il responsabile della comunicazione di Unipol, sponsor principale, e la vicepresidente della Fondazione Cr Firenze.

La mostra – che prosegue una proficua sinergia di collaborazioni con numerosi musei, sia italiani che stranieri – è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con l’Arcidiocesi di Firenze, direzione centrale per l’Amministrazione del Fondo edifici di culto-Ministero dell’Interno, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per a città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, con il supporto del Comune di Firene, Camera di commercio, Associazione partners di Palazzo Strozzi e Regione Toscana, con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e main sponsor Gruppo Unipol. 

Il catalogo è edito da Mandragora. Il biglietto costa 12 euro intero, 9,50 ridotto, 4 scuole.

Info: tel. 055 2645155, www.palazzostrozzi.org

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ULTIMO ATTO DELLA TRILOGIA SULLA “MANIERA”, a Palazzo Strozzi va in scena “Il Cinquecento a Firenze” / (articolo pubblicato martedì 19 settembre 2017, ore 12.40)

Un evento irripetibile e unico, ultimo atto della trilogia sulla “maniera” di Palazzo Strozzi, che vedi riuniti per la prima volta capolavori assoluti di Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione.

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita “Il Cinquecento a Firenze”, una straordinaria mostra dedicata all’arte del secondo Cinquecento a Firenze che mette in dialogo opere di artisti come Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna.cinquecento2

Ultimo atto d’una trilogia di mostre di Palazzo Strozzi a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, iniziata con Bronzino nel 2010 e Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, la rassegna celebra una eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, la seconda metà del Cinquecento a Firenze, in un confronto serrato tra “maniera moderna” e controriforma, tra sacro e profano: una stagione unica per la storia dell’arte a Firenze, segnata dal concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa.

La mostra comprende oltre settanta tra dipinti e sculture, espressione della temperie culturale di quel tempo. Lungo le sale di Palazzo Strozzi si troveranno a dialogare, in un percorso cronologico e tematico allo stesso tempo, opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, solo per nominare alcuni di coloro che furono coinvolti nelle imprese dello Studiolo, della Tribuna e nella decorazione delle chiese fiorentine secondo le indicazioni conciliari. Artisti capaci di giocare su più registri espressivi mediando la propria formazione, avvenuta sui grandi maestri d’inizio secolo, con le istanze di un mondo che affrontava un complesso cambiamento verso l’età che sarebbe stata di Galileo Galilei, aperta a una nuova visione sia della natura sia dell’espressione artistica di respiro europeo.cinquecento3

La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze, Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto-Ministero dell’Interno, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato, con il supporto di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Main sponsor Gruppo Unipol.

Nella foto in alto a destra: Michelangelo Buonarroti (Caprese o Chiusi della Verna 1475-Roma 1564) Dio fluviale 1526-1527 circa. Firenze, Accademia delle Arti del Disegno, Museo di Casa Buonarroti inv. 1890 n. 1802

Sopra a sinistra: Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo; Firenze 1494-Fontainebleau 1540) Deposizione dalla croce 1521. Volterra, Pinacoteca e Museo Civico

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