Debutto in Fortezza Vecchia a Livorno (il 1° agosto alle ore 21.30) della nuova produzione di “Suor Angelica” realizzata dalla Fondazione Teatro Goldoni e Festival Internazionale di San Gimignano. Nel ruolo della protagonista un’intensa Silvia Pantani

Debutta martedì 1 agosto 223, alle ore 21.30 in Fortezza Vecchia a Livorno Suor Angelica, opera in un atto di Giacomo Puccini; questa nuova produzione, applaudita nei giorni scorsi alla Pieve di Cellole a San Gimignano (il luogo stesso da cui il compositore lucchese trasse l’ispirazione per questo splendido titolo della sua maturità), è realizzata dalla Fondazione Teatro Goldoni con il Festival internazionale di San Gimignano ed inclusa nella rassegna “L’Opera da 10 soldi”, la nuova iniziativa del Teatro di tradizione livornese con Menicagli pianoforti: “Abbiamo unito tra loro nel segno della grande musica luoghi ricchi di storia e di fascino come la Pieve di Santa Maria Assunta nel comune senese e la Fortezza Vecchia nella città labronica – afferma il direttore della Fondazione Goldoni Mario Menicagli – location suggestive per un’opera di straordinaria bellezza e che forniscono il palcoscenico naturale in cui accogliere uno spettacolo che ha nella qualità, accessibilità e popolarità un primo denominatore comune”. 

“Suor Angelica” debutta a Livorno il 1° agosto. Nei giorni scorsi è andata insieme cena a San Gimignano: nella foto e sopra sopra il titolo il soprano Silvia Pantani (Foto di Fulvio Venturi)

“Un’opera perfetta, raffinata e preziosa – afferma il direttore d’orchestra Stefano Cencetti, alla guida dell’Orchestra del Teatro Goldoni in collaborazione con la Corale di San Gimignano – Attraverso l’oblò di cristallo della religiosità – prosegue – traslucono azioni e desideri di grande intensità, raccontati con un’intimità che è fragile e potente, e che tocca direttamente, come solo Puccini sa fare, il nucleo primigenio del nostro animo, quel luogo dove si raccolgono in un fuoco unitario sentimenti e passioni anche diversi e contrastanti”.

Un gioiello di musica ed orchestrazione per una storia che – come evidenzia il regista Nicola Fanucchi – consente di parlare del nostro mondo, del contesto in cui viviamo: “Angelica è una giovane donna che sceglie di vivere l’amore, di essere padrona del suo corpo e dei suoi desideri. Questo diventa per lei motivo di condanna. La sua famiglia, figlia del tempo e degli stereotipi culturali, la separa da suo figlio e la chiude fra le invalicabili mura di un convento. Le alte mura della Fortezza di Livorno, così come i costumi-scultura di Ilaria Giossi, richiamano le libertà e le prigioni delle nostre anime che Puccini racconta, splendidamente, con la sua Musica”. 

Vibrante ed intensa l’interpretazione nei panni della protagonista di Silvia Pantani, che dopo il diploma in canto presso il Conservatorio di Siena, ha intrapreso una brillante carriera artistica in importanti teatri; con lei un cast giovane ed affiatato, risultato di audizioni mirate condotte dal Teatro Goldoni: Ana Victoria Pitts (Zia Principessa), Eva Maria Ruggieri (Badessa), Eleonora Filipponi (Suora Zelatrice),  Letizia De Cesari, Carmen Lopez, Margherita Bingrossi, Marianna Giulio, Simona Ruisi, Federica Marotta, Celeste Nardi, Gioia Pucci, Veronica Niccolini, Alice Schiasselloni, Elena Naldi. 

Allestimento ed elementi scenici della Fondazione Teatro Goldoni, luci di Michele Rombolini.

Biglietto: posto unico € 10 – Info e prenotazioni FORTEZZA VECCHIA cell. 351 9860341

Tutte le informazioni sull’opera su www.goldoniteatro.it

La vicenda. L’azione si svolge intorno alla fine del 1600, in un monastero. Da oltre sette anni, in quel convento si trova Suor Angelica, obbligata dalla famiglia aristocratica ad abbracciare la vita monastica per scontare un atto d’amore da cui era nato un figlio illegittimo. Sin dal suo ritiro, Suor Angelica non ha più ricevuto alcuna notizia del figlio né della famiglia. La visita improvvisa della sua Zia Principessa, una vecchia signora, algida, superba e distaccata, è legata alla richiesta di firmare un atto di rinuncia alla sua parte del patrimonio famigliare, per elargirla come dote alla sorella minore di Angelica; durante l’incontro la terribile scoperta: la morte avvenuta due anni prima del suo piccolo figlio, in seguito ad una malattia inguaribile. Appresa la notizia, Angelica scoppia in un pianto disperato e nasce in lei l’idea di uccidersi nell’intento di ricongiungersi al figlio. Per compiere il gesto, sceglie di assumere una bevanda velenosa ottenuta con un infuso di alcune erbe venefiche. Bevuti pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita dal terrore, consapevole di aver commesso un peccato mortale, si rivolge alla Vergine, chiedendo la grazia. Il miracolo si compie: la Madonna appare sospingendo il bambino fra le braccia protese di Angelica, che cade riversa e muore.