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“Falstaff” al Carlo Felice di Genova: vibrante direzione di Battistoni, pulizia vocale ed eleganza del baritono Alvarez

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI –

Dopo un’assenza di diciotto anni “Falstaff” è tornato in scena a Genova, al Teatro Carlo Felice, e lo ha fatto in modo eccellente. Incastonata nel collaudato allestimento di Luca Ronconi, l’ultimo del famoso regista piemontese, il cui lavoro è stato ripreso in questa occasione da Marina Bianchi (scene di Tiziano Santi, costumi Tiziano Musetti, luci A. J. Weissbard), la produzione ha fatto leva sulla vibrante direzione di Andrea Battistoni. Il giovane maestro veronese ha dato dell’estremo capolavoro verdiano una lettura sinfonica , tutta nel solco dei grandi direttori tardo-novecenteschi, pur senza dimenticare il fraseggio e ponendo rigorosa attenzione ai passi concertati che abbondano in partitura, risolti con frequenti slanci lirici. L’orchestra del Carlo Felice, decisamente in buona forma, lo ha seguito, firmando una prestazione di rilievo. Così il coro istruito dal Maestro Franco Sebastiani.

Note decisamente liete anche sul fronte dei cantanti. Carlos Alvarez, che debuttava nella parte del titolo, ha dispiegato generosamente e fin dalla prima scena la propria bella voce. Generosamente, ma con un grande discernimento tecnico, che ha permesso al baritono spagnolo di cogliere tutte le sfumature del complesso personaggio protagonistico. Sonoro nell’incipit fra i tavoli dell’Osteria della Giarrettiera con i numerosi acuti perfettamente posizionati, arguto con Quickly, sfrontato con Ford, sempre adeguato nell’incedere della serata. Ma dal punto di vista tecnico Carlos Alvarez ha raggiunto l’acme della propria prestazione fra gli abbellimenti e le agilità che Verdi ha destinato al momento con Alice. Qui Alvarez ha sciorinato estrema pulizia vocale ed eleganza, superando, ci sia consentito asserire, diversi illustri colleghi del recente passato. Ragguardevole anche la prestazione di Alessandro Luongo nei panni di Ford, parte acutissima dominata con sicurezza vocale e adeguata spigliatezza scenica. Si sottolinea il monologo “È sogno o realtà”, ma anche l’apprezzabilissima musicalità dimostrata durante l’intera rappresentazione. Positiva dunque la prova del tenore Pietro Adaini, dalla voce leggera e presente, che ha ben figurato nei frequenti duettini con Nannetta e nel bel sonetto, “Dal labbro il canto” del terzo atto. A lui, non ancora venticinquenne, si richiede solo il tempo per una adeguata maturazione tecnica. Di buona professionalità il Cajus di Cristiano Olivieri e il Bardolfo di Marcello Nardis, ma il Pistola di Luciano Leoni è risultato ottimo e di buona voce.

Rilievi appena meno brillanti per il quartetto femminile, dove Barbara Di Castri e Manuela Custer impersonavano Quickly e Meg con correttezza ma anche con una certa circospezione, e dove tuttavia Leonore Bonilla, giovane soprano sivigliano, ha disegnato una deliziosa Nannetta, fresca di voce e graziosa in scena. Di bellissima presenza anche Rocio Ignacio, Mrs. Alice Ford, raffinata, lirica e soddisfacente in una parte legata nel ricordo a celeberrime interpreti della corda sopranile.

L’esito della serata poteva essere compromesso da un black-out elettrico che proprio all’inzio dell’ultima scena – “Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette botte” – ha costretto Andrea Battistoni ad una sospensione di qualche minuto. Poteva risultarne compromessa la concentrazione, ma tutti (e soprattutto Carlos Alvarez che era in scena e i tecnici del teatro) hanno saputo sopperire la delicata situazione per andare incontro ad un giusto successo. Esito felice che implica un doveroso ricoscimento alla direzione artistica del Carlo Felice che pur in un momento notoriamente difficile per questa Fondazione riesce a produrre spettacoli di notevole qualità come questo “Falstaff”.

 

3 comments

  • Non posso che continuare a sottolineare la competenza ed anche l’eleganza stilistica del recensore, capace di catturare l’attenzione di chi legge, anche se incompetente in materia, dalla prima all’ultima parola.
    Sempre colpisce l’attenzione a tutti gli elementi che costituiscono una rappresentazione e l’indicazione, delicatamente posta, di eventuali criticità che, in questo caso, sono piume in attesa di diventare penne remiganti.
    Chapeau!

  • Molta, moltissima attenzione sul giudizio vocale, poco e nulla sulla resa scenica, sembrerebbe quasi essere stata rappresentata in forma di concerto. Comunque grazie ancora per queste cronache teatrali.

  • Rispondo volentieri a Elio da Pisa. Poiché si tratta di una ripresa dell’ultimo allestimento di Ronconi, andato in scena a Firenze e a Napoli, e dunque di spettacolo conosciuto, mi è parso piû giusto incentrare l’attenzione sulla “variabile” musicale. Grazie per l’attenzione.

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