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IL RICORDO. Addio a Gianna Meliani, con le scarpe trasformava in realtà i sogni delle donne

Moda e Artigianato, Pisa
di Elisabetta Arrighi
Voglio ricordarla sorridente, entusiasta del suo lavoro, creativa, appassionata. Perché Gianna Meliani, la stilista toscana scomparsa nei giorni scorsi a 57 anni a causa di una malattia, era tutto questo e molto di più. Le brillavano gli occhi quando parlava delle “sue” scarpe e con il suo sorriso e la sua dolcezza metteva sempre a suo agio l’interlocutore. Gianna l’avevo conosciuta negli anni Duemila, dopo aver acquistato in una boutique di Firenze diversi suoi modelli. E pensare che io, allergica ai tacchi, le sue calzature riuscivo a indossarle, sempre e comunque. La conobbi per lavoro vent’anni fa, allora ero giornalista al Tirreno e le chiesi un’intervista per raccontare la sua moda, non solo dal punto di vista creativo, ma anche economico.
Dopo quella volta l’ho incontrata tante altre volte, per tante altre interviste, fra racconti di moda e di vita. Un incontro divertentissimo fu all’inizio degli anni Duemila. Per l’inserto estivo l’allora mio direttore al Tirreno, Roberto Bernabò,  mi chiese di incontrare alcuni personaggi toscani famosi per far loro raccontare l’estate attraverso gli abiti e gli accessori che amavano indossare. Gianna fu spumeggiante, aprì il suo armadio e la scarpiera… e fu un turbinio di colori e di sandali da sogno. Tutti modelli in produzione, capaci di far innamorare le ragazze. Scarpe da principessa. Ma dalla calzata comoda. Pellami morbidi, maculati, stampati… di una bellezza unica, come le décolleté in look book un paio di anni fa, caratterizzate dal tacco sottile, e realizzate in un pellame dal fondo ecrù con una stampa di minuscoli fenicotteri rosa. E poi i sabot rasoterra con le piume e i glitter mescolati ai cristalli per sandali (dall’ultima collezione estate 2019) allegri, lussuosi nella forma, con un grosso tacco anni Sessanta che porta chi li indossa direttamente nella Swinging London del tempo che fu, fra Beatles, Rolling Stones e Mary Quant.
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Fu nel 2014, sedute una davanti all’altra nella sala show-room del calzaturificio di famiglia, il Gemini di Santa Maria a Monte (localitá Ponticelli), che Gianna mi raccontò di quando e perché decise di fare il lavoro che ha portato avanti per anni con creatività, determinazione è successo. E in mezzo a  centinaia di modelli, mi indicó un sandaletto scintillante e sportivo al tempo stesso (nella foto a sinistra, dal libro “Mani che lavorano”, ed. Erasmo, come la foto della stilista in alto sopra il titolo). Una delle sue prime creazioni, la sua preferita in assoluto.
Il suo racconto di quel giorno d’inverno del 2014 è poi diventato il capitolo di un mio libro, “Mani che lavorano”, dedicato alla creatività e all’artigianalità toscane. Un binomio di cui Gianna Meliani è stata portavoce nel mondo del fashion di Milano, Roma e delle altre capitali internazionali della moda. Arrivando fino ai red carpet di Hollywood e del mondo del cinema.
Personalmente, frugando con la memoria nelle collezioni Gianna Meliani, mi viene in mente un sandalo rosso fatto di listini impalpabili, dal tacco altissimo e sinuoso, con un decoro smaltato. È il modello Luisa, presentato quale anno fa da LuisaViaRoma, la super boutique concept store di Firenze, con madrina un’attrice bellissima, Luisa Ranieri. Fu un grande giorno per Gianna Meliani, che confermò ancora una volta la sua bravura di stilista. Aveva gli occhi scintillanti e la consapevolezza di riuscire a capire e interpretare i sogni delle sue clienti, regalando loro una favola sempre nuova. Il sogno della moda, i sogni di una donna strappata troppo presto ai suoi affetti, al suo meraviglioso lavoro e a tutte quelle “amiche” che hanno fatto dei modelli Meliani il loro feticcio quotidiano.

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