I mille anni di San Miniato al Monte. Marco Bagnoli firma un’opera in cui il fuoco tocca i cinque elementi fondamentali partendo dal cimitero delle Porte Sante

Firenze, Focus

Venerdì 27 aprile 2018 si celebra il Millenario della fondazione della Basilica e dell’istituzione della comunità monastica benedettina di San Miniato al Monte, volute dal vescovo Ildebrando, che resse la diocesi fiorentina dal 1008 a oltre il 1020. Marco Bagnoli, artista legato a San Miniato sin dagli inizi degli anni Novanta, è stato chiamato dai monaci a realizzare un’opera (le foto sono di Carlo Cantini) appositamente per queste celebrazioni.

La Basilica di Firenze deve il suo nome al ritrovamento, fra le rovine della preesistente chiesa carolingia, delle reliquie del protomartire Miniato, che furono collocate sempre per volontà del vescovo Ildebrando, nell’altare che è la pietra fondante della nuova Basilica romanica.
“[Il] ‘Sindaco Santo’ Giorgio La Pira […] aveva intuito in San Miniato al Monte il simbolo più rappresentativo de «la città posta sul monte», […] da cui una intera comunità ecclesiale e civile potesse riconoscere la sua vera vocazione: farsi laboratorio di convivenza evangelica per divenire segno e sogno profetico di pace”. In queste parole dell’Abate Bernardo sono contenuti sia il senso della scelta di un artista come Bagnoli, sia la forte vocazione contemporanea di San Miniato. Come nella felice intuizione di La Pira, questo luogo alto dello spirito è capace di rispondere – forse o anche tramite l’arte di Bagnoli – al richiamo del Tempo.

L’OPERA JANUA COELI

L’artista dispone gli elementi della sua opera lungo una diagonale ideale che, dal Cimitero delle Porte Sante, antistante la facciata della Basilica, arriva sino al suo interno, attraversandola tutta, sino all’abside. Lungo questa diagonale, segno che funge da auspicio e da linea direttrice, le opere attraversano lo spazio e si fondano, celebrandoli al contempo, sugli elementi costitutivi dell’universo secondo l’antica sapienza (terra, acqua, fuoco, aria, etere), e finiscono con il mostrare, nel loro essere segno estetico e simbolico, quel sogno profetico di pace, che fu nella visione.

È il Fuoco il protagonista dell’opera che Bagnoli crea per il Millenario: il Fuoco come simbolo per eccellenza dello Spirito Santo della Trinità cristiana e della sua manifestazione. A partire da un bacile di piombo, il fuoco giunge fino alla parabola specchiante, posta al centro dell’antico zodiaco raffigurato sul pavimento della Basilica. Tocca nel suo percorso tutte le componenti dell’installazione: dalla Banda Rossa – su cui poggia la grande scala de La voce – alla luce intermittente nell’ampolla di cristallo, e idealmente li unisce al ritmo musicale.

IL PROGETTO

In una danza che tocca i cinque elementi fondamentali, il fuoco percorre idealmente le cinque stazioni simboliche disposte sulla diagonale tracciata, altrettanto idealmente, a partire dal cimitero delle Porte Sante.

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In questo luogo è collocata al lato di un cipresso Ascolta il flauto di canna (foto a lato).
L’elemento qui è la Terra, a memoria e monito di ciò che Isaia afferma sulla prova della verità del Cristo che ”non spezzerà la canna incrinata”, e a ricordo anche dei versi di Rumi:“Ascolta il flauto di canna, com’esso narra la sua storia, com’esso triste lamenta la separazione”.
Proseguendo sulla diagonale, Bagnoli entra nella basilica attraverso la Porta Santa, Janua Coeli.

All’interno della Basilica, nel Fonte battesimale, in alabastro (foto in basso), trova espressione l’elemento Acqua. A reggere il fonte stanno quattro colonne dai profili asimmetrici derivati dalla scultura mutila indù del danzatore di Harappa. Il bacile, sul cui fondo/centro si profila un quadrato di luce, prospetta una possibile quadratura del cerchio.

3.-Marco-Bagnoli-installa-Fonte-battesimale,-1994-2018,-nella-Basilica-di-San-Miniato-al-Monte,-Firenze,-aprile-2018-(fotografia-di-Carlo-Cantini)

Proseguendo sulla diagonale è La voce: siamo al cospetto del Fuoco.
L’opera è composita: una Scala (di Giacobbe) poggia sulla Banda Rossa e sale allargandosi verso il cielo. Sotto la Banda, un’ampolla di cristallo trasparente. Nell’angolo opposto è posta la parabola di piombo, dove il Fuoco è nel momento dell’accensione. La diagonale ideale incrocia infine il vano della finestra dell’abside dove sta Sonovasoro: ci troviamo al cospetto dell’Aria. Il vaso in alabastro contiene l’ombra della croce.

Quinto essenziale elemento dell’opera è la performance musicale. Qui il riferimento è al quinto elemento sostanziale: l’Etere.
Il fuoco acceso viene trasportato verso lo zodiaco nella parabola di specchio, che occhieggia – riflettendola – la punta in rame di un pendolo.
Il suono lungo di una conchiglia preannuncia gli inizi di un canto a cui l’officiante, udito il suono, dà il suo la. Al giungere di questo metaforico oscillare – uniforme nello spazio e costante nel tempo – al centro esatto dello Zodiaco, e tagliato un raggio di luce che lo illumina, la musica sorge… da questo ritmo… e dalla luce che scaturisce da un’altra ampolla di cristallo, questa volta opalescente, disposta sull’ambone.

L’opera musicale dal titolo “Haec est porta coeli”, per coro, strumenti, live electronics e luci, è interamente composta ed eseguita da Luca di Volo che l’ha pensata appositamente per il Millenario di San Miniato.

BAGNOLI E SAN MINIATO, UNA LUNGA RELAZIONE

Il rapporto fra San Miniato e Bagnoli si snoda negli anni a partire dal 1992 con l’installazione Janua Coeli (1988-1992): due parabole, una in alluminio e una in acciaio, poste ad angolo nell’atrio che fa da ingresso al convento in occasione del solstizio d’inverno.
Prosegue nel 1994 quando l’abbazia commissiona all’artista l’arredo liturgico per la cripta del beato Bernardo Tolomei. È in quell’occasione che Bagnoli crea: Altare, che è ora al centro del cortile dell’Atelier Marco Bagnoli a Montelupo Fiorentino; Fonte battesimale, che realizzato in alabastro, fa parte ora delle opere installate nella Basilica per la celebrazione del Millenario; un Tabernacolo e un Crocifisso.
Torna ancora a San Miniato nel 2012 in occasione di “Insegnaci le parole del silenzio”, un colloquio intorno alla prima lettera pastorale Nel silenzio la Parola di Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, con l’istallazione di due opere all’interno della Basilica: Sonovasoro 1997-2012, e Dove Porta, 1992-2012, e con la recita di una sua poesia.

ATELIER MARCO BAGNOLI

L’intero lavoro è stato prodotto dall’Atelier Marco Bagnoli, che ha avuto la funzione di collettore di tutte le competenze artigianali, produttive e scientifiche. Pier Luigi Tazzi ha seguito l’intero coordinamento, a Marco Ulivieri e Luciano Scali è stata affidata la direzione tecnica, e a Alberto Cioni le ricerche di archivio. Numerose le aziende e le competenze coinvolte nella realizzazione dell’opera a cui vanno i più sentiti ringraziamenti: Arte del Ferro Domenico e Giacinto Pitimada – Empoli Cristalleria Nuova CEV – Ponte a Elsa, Empoli ; Alfio Pistoresi funzionario tecnico elettronico Dipartimento di Fisica Università degli studi di Pisa – Pisa ; Stefano Dugnani fonditore, cura e produzione per l’arte contemporanea – Milano Bottega Ricciardi Lavorazioni Alabastro – Volterra Romano Bianchi maestro d’arte in alabastro – Volterra Di Volo&Tancredi performance musicale – Firenze; Valerio Alfieri Light Designer – Montespertoli AdArte Franco Miccinesi, montaggio e allestimento – Poggibonsi Svs Consulting, Ing. Angelo Schipani, calcoli statici – Empoli.

Info atelier Marco Bagnoli: www.marcobagnoli.it | info@spazioxtempo.org

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