FESTIVAL PUCCINI 2019 / 12. L’attesa per Butterfly, in una sera di tempesta. Poi fra lampi di sereno e squarci rossi l’orchestra (diretta da Veronesi) ha cominciato a suonare. Stefan Pop ottimo Pinkerton come Suzuki con la voce della Vestri. La lettura registica e il bimbo squartato. La recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Versilia

di FULVIO VENTURI

L’attesa per questa Butterfly si è consumata fra soffi di lampi e suoni di mirti divini. Sinestesie in libertà, come il pensiero. Immaginare Giacomo Puccini nel suo studio, al primo piano della villa in riva al lago in un pomeriggio di pioggia come questo. Gli interrogativi della Butterfly di John Luther Long e le certezze teatrali di Belasco. Cosa avrà voluto dire Long scrivendo che Pinkerton trovò la casa sulla collina “proprio vuota“ quando andò per prendere il bimbo? E poi accostare Jardins sous la pluie di Debussy, quindi l’oriente di Estampes, di Pagodes a quello di Butterfly e di Iris. La “Ninfa rossa” di Nomellini, i pittori del lago, Francesco Fanelli e Ferruccio Pagni e la musica di Puccini, i “Vases japonaises” di James Tissot che sembrano un link diretto agli “ottoké” di Cio-Cio-san.

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Alle 21.15 di sabato 27 luglio 2019 nessuno avrebbe scommesso un dollaro bucato di Sid il baro che tempo mezz’ora Madama Butterfly sarebbe andata in scena sul palco in riva al lago di fianco a Villa Puccini. Dal cielo scendevano rivi di pioggia e il pubblico si assiepava nel foyer del teatro del festival, guardando dai bow-windows e scuotendo il capo senza speranza.
Invece il miracolo è avvenuto e tempo un’oretta, verso le 22 e 15, fra squarci di sereno e lampi rossi come le ninfe del citato Nomellini dalla parte di Massarosa, la rappresentazione dell‘opera è iniziata ed è giunta alla fine senza interruzioni.

A parte tutto, una bella prova di efficienza da parte del Festival Puccini.
Incurante della serata avversa questa Madama Butterfly è filata via liscia come l‘olio nella elegante mise-en-scène di Stefano Mazzonis di Pralafera (scene Jean-Guy Lecat, bei costumi di Fernando Ruiz, aiuto regia Luca Ramacciotti, disegno luci Nino Napoletano; in collaborazione con Opéra-Royal de Wallonie-Liège).

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Una lettura registica che ha anche fatto discutere nel dopo spettacolo in ragione del bimbo squartato (ma è un‘immaginazione, una proiezione del pensiero, alla Long, o è realtà?) insieme con il suicidio della madre.
Sul piano musicale Madama Butterfly è forse l‘opera che più si addice ad Alberto Veronesi, l‘orchestra del Festival ha suonato con passione in una serata senza dubbio difficile in ragione dell‘alitare di un bel vento freddo e di un cielo per niente rassicurante che ha riaperto le cataratte proprio sulle note finali della partitura. Il coro diretto da Roberto Ardigò ha fornito una buona prestazione soprattutto nella più sollecitata sezione femminile.

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Fra i solisti, inutile nasconderlo, è mancata a Hiromi Omura la dimensione della grande tragédienne, ma Stefan Pop ha dimostrato di essere con ogni probabilità il miglior Pinkerton oggi in circolazione e Annunziata Vestri si è confermata come una Suzuki dall‘ottimo canto e dalla bellissima presenza in scena. Attorno a loro il caricaturale Goro di Marco Voleri, il severo Sharpless di Bruno de Simone, l‘ottimo Commissario Imperiale di Luca Bruno, il punitorio Bonzo di Manrico Signorini, il decadente Yamadori di Daniele Caputo, l‘elegante Kate (con un gioiello di costume) di Alessia Thaïs Berardi. Inoltre Alberto Petricca, Filippo Lunetta, Sandra Mellace, Beatrice Cresti, Anna Russo.
Alla fine applausi per tutti fra nuove gocce di pioggia sui vestimenti leggeri.

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