Da Viareggio a New York: la studentessa Claudia Aubert di Modartech conquista il fashion system Made in Usa

Ventitré anni e un sogno: entrare nel mondo del fashion system e fare moda secondo la sua identità e la sua visione creativa. Ci è riuscita Claudia Aubert, giovanissima fashion designer fresca di laurea all’Istituto Modartech di Pontedera, protagonista di una parabola ascendente che l’ha portata, in poco tempo, a diventare un punto di riferimento all’interno di un importante brand di moda newyorkese. Originaria di Viareggio, al termine degli studi ha presentato la sua personale collezione “Head in the Claut”, ispirata al movimento dadaista, che le è valsa una collaborazione con l’azienda “Area” di New York, specializzata in artigianato di qualità, sviluppo tessile e decorazioni innovative. “Quando mi hanno chiamata è stato come se si stesse avverando un sogno – racconta Claudia – seguivo già da tempo Area e grazie ad Istituto Modartech ho avuto la possibilità di collaborarci attraverso un tirocinio di sei mesi, al termine del quale l’azienda ha deciso di offrirmi un contratto di assunzione”.

Claudia Aubert. Nelle due foto che accompagnano il post dettagli della collezione

Un fulmine a ciel sereno per Claudia, che coltiva la passione della moda fin da quando era piccola, grazie anche all’esempio di sua nonna, che a Viareggio realizzava calzature artigianali di pregevole fattura e che le ha trasmesso l’amore per l’artigianalità e la cura dei dettagli. È così che, anni dopo, Claudia decide di iscriversi al corso in fashion design di Istituto Modartech, scuola di alta formazione di Pontedera con collaborazioni attive nei principali distretti del Made in Italy, dove realizza una collezione che parla proprio di alta artigianalità ed upcycling, ispirandosi al movimento dadaista.

“Volevo realizzare una collezione che parlasse delle mie passioni, ovvero la moda e l’arte e che fosse anche il mio biglietto da visita – spiega Claudia. – Per gli abiti ho scelto di utilizzare materiali ecosostenibili e rigenerati, per realizzare qualcosa di nuovo, così come il dadaismo che estrapolava dal contesto oggetti della vita quotidiana, trasformandoli i qualcosa di diverso e inedito”. Nella collezione di Claudia i pensieri sono messi a nudo e i confini tra abito, corpo e spazio si dissolvono tra tessuti in tela, jeans second hand, stampe transfer, crochet, ricami handmade e agugliature.

Per la giovane designer le porte del lavoro si sono aperte in fretta, merito anche di una didattica, quella di Istituto Modartech, che mette in costante relazione lezioni teoriche a laboratori pratici, direttamente con le aziende, in modo da offrire agli studenti un vantaggio competitivo sul mercato.

“Quando sono arrivata a New York mi sono resa conto che la mia preparazione era più completa rispetto a quella dei miei coetanei europei – racconta Claudia. – La formazione in ambito moda, in Italia, è superiore agli altri paesi e questo l’ho potuto toccare con mano. Tuttavia non sarei riuscita ad ottenere il lavoro che ho senza una buona dose di passione e spirito di sacrificio. Ricordo che i primi tempi ho passato anche intere nottate in ufficio, nei periodi di avvicinamento alle sfilate, perché volevo imparare, approfondire e non fare il solito ‘compitino’. Credo che questi sforzi, alla fine, mi abbiano premiata”.

 

Oggi Claudia lavora nel dipartimento ricami e accessori di Area. Il suo stage è stato organizzato grazie anche ai fondi europei del progetto Erasmus+ reperiti dall’Istituto Modartech, che offre annualmente borse di studio da assegnare, tramite bando, agli studenti che intendono fare esperienze di mobilità in paesi stranieri, nel quadro di accordi internazionali regolamentati dal Programma Comunitario Erasmus+.