Livorno, il ritorno con generosità e passione del tenore Stefano La Colla in compagnia di Mascagni e Puccini per il secondo recital della stagione lirica sul web. Al pianoforte Anna Cognetta, protagonista anche di alcuni intermezzi. La recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Livorno
di FULVIO VENTURI
Per un pubblico virtuale, che abbiamo sperato comunque numeroso, si è tenuto in streaming il secondo concerto della rassegna 7Voci Live del Teatro Goldoni di Livorno (sabato 21 novembre ore 18, nda). Di scena il tenore Stefano La Colla, livornese d’adozione che proprio sulle tavole del Goldoni debuttò nel 2007 nelle vesti di Radamès in Aida, accompagnato dalla pianista Anna Cognetta. Molta acqua è passata da allora nel corso del Fosso Reale e Stefano La Colla è attivo adesso presso importanti teatri italiani ed europei. Per questa rentrée La Colla ha preparato un programma eterogeneo che evidenziasse sia le sue potenzialità espressive che le caratteristiche naturali di tenore lirico-spinto.
Il tenore Stefano La Colla durante il recital al Goldoni via web. Nella foto sopra il titolo: La Colla e, al pianoforte, Anna Cognetta
La tenerissima Serenata di Mascagni sui versi di Olindo Guerrini, una delle melodie più pure del musicista di casa ha aperto il programma, immediatamente seguita già da un impegnativo banco di prova, Ma se m’è forza perderti, nel quale La Colla ha dimostrato qualità espressive, slancio e passione. Come terzo brano La Colla ha eseguito Donna non vidi mai dalla Manon Lescaut, opera che ha già avuto occasione di portare in scena in diverse occasioni. L’omaggio ai compositori della Giovane Scuola italiana si è poi evidenziato con l’esecuzione dell’intermezzo dall’opera Pagliacci, eseguito da Anna Cognetta, quindi Stefano La Colla ha ripreso il suo récital con Core Ingrato.
Anna Cognetta durante il recital
E qui il concerto ha preso l’aspetto di un vero tour de force abilmente superato con l’esecuzione in sequenza di Ah la paterna mano, Recondita Armonia e La vita è inferno all’infelice inframmezzata solo dalla elegante Danza delle Guèchas dal primo atto di Iris uscita dalla valentìa pianistica di Anna Cognetta. Ancora l’appassionato intermezzo di Manon Lescaut e quindi la chiusura del programma con Nessun Dorma che nella speranza di tutti rechi ad un più sereno domani. Poi gli spettrali ringraziamenti senza applausi. Nella esecuzione di questo cospicuo programma Stefano La Colla ha dispiegato generosità e passione unite alla dimostrazione di una raggiunta maturità tecnica. Gli auguriamo di tornare a Livorno al termine di questo duro momento e di trovarsi davanti ad un Goldoni colmo di spettatori e di calore. A lui ed alla bellissima Anna Cognetta, in un fiammante abito color porpora, un sentito ringraziamento.
L’INTERVISTA
Da noi raggiunto per via informatica Stefano La Colla ha risposto alle nostre domande come segue.
Caro Stefano, torni a cantare al Goldoni dopo il debutto in Aida di qualche anno fa. È anche un momento molto particolare. Che cosa provi?
La Colla: Tornare qui e come un tuffo nel passato, varie emozioni mi pervadono la mente. Ieri la prima cosa che ho fatto e vedere il mare e ricordare i miei momenti di studio e spensieratezza. Ma anche tristezza per non poter abbracciare nessuno dei miei amici. Spero di ritornare in tempi migliori
Che tipo di tenore è Stefano La Colla?
La Colla: Dobbiamo fare una distinzione da Stefano cantante e Stefano uomo. Come cantante cerco di essere sempre molto professionale e dare il massimo sul palco cercando ogni sera di comunicare e regalare un momento di gioia o evocare un ricordo, in breve, comunicare emozioni. Stefano uomo rimane sempre quella persona che ride e scherza con i propri amici rimanendo un romantico sognatore.
Parlaci dei tuoi colleghi, dei direttori d’orchestra e dei registi. Con chi hai lavorato?
Beh, di colleghi con cui ho lavorato sono tanti come anche i direttori, potrei elencare diversi , fra i colleghi: Eva-Maria Westbroek meravigliosa Manon Lescaut ad Amsterdam. Anja Harteros con cui ho fatto diverse recite di Tosca a Monaco di Baviera. Liudmyla Monastyrska Trovatore e Ermonela Jaho alla Staatsoper di Berlino . Poi Zeljko Lucic , Bryn Terfel, poi Placido Domingo per il premio alla lirica a Monaco di Baviera, e tantissimi altri. Come direttori per citarne alcuni : Stefano Ranzani ,Daniele Callegari , Paolo Carignani e poi Sir Antonio Pappano e Sir Simon Denis Rattle Riccardo Chailly ed tanti altri. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa e spero anch’io di aver dato qualcosa a loro. Il palcoscenico è un ambiente particolare ci mette in relazione con tante persone ed esperienze che stare anche solo per un momento lì ci fa maturare sia nel nostro animo che mentalmente e fare questa esperienza non ha prezzo.
Agli inizi di settembre hai cantato ad Amsterdam, con gran successo, Il piccolo Marat di Mascagni. È un’opera molto difficile per il tenore, un titolo che evoca grandi cantanti come Lazaro, Bergamaschi, Masini e in tempi appena più recenti, ma sempre sessanta anni fa, Borsò e Gismondo. Ultimo in ordine di tempo, Martinucci. Come ti sei trovato? Lo rifaresti?
Il Marat è sicuramente uno spartito che va affrontato quando la voce è veramente matura. Mascagni, per mio parere, cercava a quel tempo nuove strade con suoni veramente d’impatto sia vocalmente che musicalmente. Se lo ricanterei… si ma sempre con molta attenzione. In questi ruoli non ci si può improvvisare.
Che cosa fa un cantante in tempi di attività forzatamente limitata come questi?
Beh cerchiamo di leggere approfondire spartiti etc… ma soprattutto cerchiamo di stare con la nostra famiglia, e dare loro l’attenzione che meritano. Non dimentichiamo che siamo soliti e molto spesso ci manca la nostra famiglia.

 

Lascia un commento