Arte Fiera e Fondazione Furla: performance “Tiro al Blanco” dell’artista peruviana Daniela Ortiz. Il 2, 3 e 4 febbraio a BolognaFiere Padiglione 25

In occasione dell’edizione 2024 a Bologna si rinnova la collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, Direttrice artistica della Fondazione. Questo sodalizio consolida il percorso intrapreso nel 2023 e conferma la volontà di Fondazione Furla e Arte Fiera di lavorare insieme sul tema della performance, presente ad Arte Fiera fin dalle prime edizioni e divenuto un aspetto caratteristico della manifestazione bolognese, che nel 2024 celebra i 50 anni di attività. Protagonista della nuova edizione è l’artista Daniela Ortiz, invitata da Fondazione Furla a realizzare un intervento inedito per Arte Fiera.

DETTAGLI PERFORMANCE

Daniela Ortiz. Tiro al Blanco
A cura di Bruna Roccasalva
Una produzione di Arte Fiera e Fondazione Furla
Venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 febbraio ore 14:00, 16:00 e 18:00
Arte Fiera, Padiglione 25
BolognaFiere

Partner tecnico I.E.InfrastruttrEcologia srl di Mirandola (MO)
Attore: Leonardo Bianconi
Guardiania: Samet Rahova
I premi giocattolo sono stati realizzati da: Juguetes Rafael, Cerámicas Ramos Kintu, Taller Kusi Urpi, Antonia Molina Confecciones, Tejidos y confecciones Tanitza

Daniela Ortiz è un’artista peruviana da sempre impegnata a indagare i complessi sistemi di potere politici, economici e culturali che governano il mondo, e in modo particolare i meccanismi istituzionali che esercitano violenza sulle popolazioni del Sud del mondo. Attraverso una sperimentazione linguistica che abbraccia un’ampia varietà di mezzi espressivi, dal video alla fotografia, dalla pittura alla performance, Ortiz crea narrazioni visive che esplorano criticamente le nozioni di razza, nazionalità, classe sociale, rivelando l’ideologia discriminatoria che si cela nelle strutture di potere coloniali e capitalistiche.

In occasione dell’edizione 2024 di Arte Fiera, Ortiz presenta a Bologna Tiro al Blanco, un’ambiziosa installazione concepita per l’occasione che viene attivata da una performance partecipativa.

L’opera è il frutto di una più ampia riflessione critica sull’egemonia del Nord sul Sud del mondo che l’artista conduce da tempo, e si concentra in particolare sulla centralità che l’industria militare ha avuto e ha tutt’ora nel rafforzamento di questa supremazia.

Nel 1936, poche settimane prima del colpo di stato che portò alla guerra civile spagnola, Daniel Guerin pubblicò il libro Fascismo e gran capitale, uno dei primi documenti che denunciano l’esistenza di un’industria militare interessata a imporre la guerra in Europa e nel Sud del Mondo. Da allora questa industria si è evoluta enormemente, sviluppando una sofisticata tecnologia concepita per uccidere sempre più persone e da una distanza sempre maggiore, e ha incrementato in maniera esponenziale anche la propria potenza economica e politica. Con Tiro al Blanco Daniela Ortiz accende i riflettori sul potere che l’industria bellica ha avuto negli ultimi 90 anni e sul fatto che la sua invisibilità ha garantito assoluta impunità ai pochi che controllano, sviluppano e impongono il suo potere.

Come spesso accade nelle opere di Daniela Ortiz, anche in Tiro al Blanco la denuncia, il dissenso, la protesta passano attraverso un’elaborazione linguistica che impiega l’ironia e il gioco per restituire argomenti complessi in modo semplice, accessibile e diretto. Partendo dalla considerazione di trovarsi all’interno di un contesto fieristico, l’artista ha deciso di ideare uno stand di tiro a segno, ispirandosi per struttura e funzionalità alle comuni bancarelle da luna park ma ripensandone completamente il contenuto, sia per quanto riguarda i bersagli da colpire che in merito ai premi in palio.

Se i bersagli puntano il dito contro il complesso dell’industria militare, riproducendo le sagome di loghi aziendali e armi di diversa natura come mitragliatrici, missili o droni, i premi celebrano personaggi del passato e del presente che hanno lottato contro capitalismo, imperialismo e colonialismo, come Lenin, Daniel Guerin, Frantz Fanon e Vijay Prashad, i cui libri più celebri sono riprodotti sotto forma di minuscole sculture in ceramica. Tra gli oggetti in palio ci sono anche coloratissimi burattini in legno e marionette da dito, un omaggio a eroi di pace come i medici delle zone di conflitto, che sfidano i bombardamenti nelle loro ambulanze, o i gruppi di lavoratori che si ribellano opponendosi al trasporto di armi attraverso i porti.

Un performer si aggira tra i corridoi della fiera invitando il pubblico a partecipare al gioco: protagonisti di Tiro al Blanco sono infatti gli stessi visitatori che, coinvolti in prima persona, hanno la possibilità di aggiudicarsi questi premi provando a colpire i bersagli, ovvero ad abbattere simbolicamente un sistema che troppo a lungo ha imposto e continua a imporre il suo potere. Il gioco diventa uno strumento attraverso cui generare consapevolezza e stimolare un pensiero critico.

Nato dall’esigenza di mettere a fuoco le dinamiche che regolano le svariate forme, storiche e attuali, di sfruttamento e marginalizzazione, Tiro al Blanco apre uno spazio di riflessione su una delle questioni più urgenti del momento storico che stiamo vivendo: l’industria della guerra.

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