“Un libro per la vita” a Scandicci: Claudio Vercelli parla di “In quelle tenebre” di Gitta Sereny. Il 21 gennaio alle 11

Giunta alla decima edizione, la rassegna  Il Libro della Vita di Scandicci (dedicata a Sergio Staino) – ideata e condotta da Raffaele Palumbo – presenta ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo che parlano del libro che ha cambiato le loro vite.  La rassegna, che si tiene come di consueto nel Nuovo Auditorium di Scandicci piazza della Resistenza) , si afferma come un importante appuntamento culturale metropolitano incentrato sulla lettura e viene realizzata dal Comune di Scandicci con il contributo di Regione Toscana ed il patrocinio di Città Metropolitana e in partnership con UniCoop Firenze.L’edizione che si è aperta il 26 novembre 2023 è dedicata alla memoria di Sergio Staino, Con il riconoscimento di “Città che legge” assegnato dal Centro per il libro e la lettura, il Comune di Scandicci dimostra il suo costante impegno nella promozione della lettura come valore condiviso.

Domenica 21 gennaio 2024, ore 11.00, appuntamento con Claudio Vercelli che parla di “In quelle tenebre” di Gitta Sereny.

Claudio Vercelli

Claudio Vercelli è storico contemporaneista e pubblicista. Ha svolto attività didattica all’Università Cattolica di Milano e attività di ricerca presso l’Istituto di Studi Storici “ Salvemini” e il Centro Studi “Piero Gobetti” di Torino. Attualmente insegna, tra gli altri, presso la Limes-SSL, Istituto universitario per mediatori linguistici di Milano. Si occupa di storia del Novecento e delle culture politiche, con particolare riguardo alla Shoah e alla deportazione. Tra le sue ultime pubblicazioni si segnalano:  Israele. Una storia in 10 quadri, Laterza, 2022;  Neofascismo in grigio. La destra radicale tra l’Italia e l’Europa, Einaudi, 2021; Frontiere contese a Nord Est. L’Alto Adriatico. le foibe e l’esodo giuliano-dalmata, Edizioni del Capricorno, 2020; Storia del conflitto israelo-palestinese, nuova ediz. Laterza, 2020;  L’anno fatale. 1919: da Piazza San Sepolcro a Fiume, Edizioni del Capricorno, 2019; Soldati. Storia dell’esercito italiano, Laterza, 2019; Israele: 70 anni. Nascita di una nazione, Edizioni del Capricorno, 2018; Neofascismi, Edizioni del Capricorno, 2018; Il negazionismo. Storia di una menzogna, Laterza, 2013. Per l’anno in corso pubblicherà presso l’editore Carocci di Roma una Storia del sionismo.

Gitta Serenity 

Gitta Sereny, di origini ungheresi, è nata a Vienna nel 1923. E’ cresciuta in Austria, assistendo agli eventi più importanti della seconda metà del secolo scorso. Giornalista e scrittrice, visse a Londra, dove è stata per molti anni inviata di punta del Sunday Times. La sua vita si è intrecciata strettamente con la Germania e le sue tragedie. A Vienna nei giorni dell’Anschluss, a Parigi durante l’occupazione nazista, è stata testimone diretta dei maggiori fatti storici europei e ha dedicato gran parte della propria vita a riflettere sulle responsabilità della Germania e sui sentimenti dei tedeschi nei riguardi del loro passato. Oltre ai suoi celebri e sofferti libri, a cavallo tra storia e cronaca, tra cui ricordiamo In quelle tenebre su Franz Stangl, il boia di Treblinka e In lotta con la verità, la biografia di Albert Speer, Gitta Sereny ha collaborato a numerose testate internazionali tra cui la New York Review of Books e il Nouvel Observateur. La scrittrice è scomparsa nel giugno del 2012. 

In quelle tenebre 

Le tenebre a cui ci introduce questo libro sono quelle che circondano gli uomini a cui fu affidato lo sterminio degli ebrei. Al centro di esse è la figura di Franz Stangl, oscuro poliziotto austriaco che, attraverso una carriera ‘normale’ e agghiacciante, divenne capo del campo di Treblinka, in Polonia, dove più di un milione di persone trovò la morte. Gitta Sereny ebbe con lui una lunga serie di colloqui nel 1971, nel carcere di Düsseldorf. All’inizio, sospettoso, poi sempre più aperto nel ricordare la sua vita, Stangl disegna già con le sue risposte un profilo incancellabile di sordido ‘uomo d’ordine’, obbediente a un’etica del «lavoro ben fatto», coinvolto passo per passo, prima nel cosiddetto «programma di eutanasia», infine nella messa in atto del genocidio degli ebrei. Ma non è solo una nuova immagine della insondabile ‘mediocrità del male’, contrassegno del nostro tempo, quella che Stangl ci fa apparire: con lo stesso puntiglio che aveva dedicato anni prima a eseguire, in uniforme bianca da cavallerizzo, ciò che riteneva suo «dovere», Stangl dà qui concretezza all’orrore: forse mai come nella sua descrizione di Treblinka è apparso con tale evidenza il funzionamento della macchina infernale dei campi di sterminio. 

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