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“Don Chisciotte” a Campi Bisenzio con Alessio Boni e Serra Yilmaz che fa Sancho Panza. Alla Pergola “Arsenico e vecchi merletti” con Lazzarini e Guarnieri. A San Casciano debutto assoluto di Leo Gullotta in “Bartleby lo scrivano”

Firenze, Teatro e Danza

DON CHISCIOTTE / TEATRODANTE CARLO MONNI – CAMPI BISENZIO

Saranno Alessio Boni, nei panni del sognatore e cavaliere errante, affiancato dall’inseparabile scudiero, il curioso ed esilarante Sancho Panza, portato in scena dall’attrice turca Serra Yilmaz i protagonisti dello spettacolo “Don Chisciotte”, in programma martedì 11 febbraio 2020 al Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (piazza Dante 23 a Campi Bisenzio, ore 21.00). La rappresentazione, liberamente ispirata al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra, è diretta da Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e dallo stesso Boni, e vedrà sul palco anche Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico e Nicolò Diana nel ruolo del destriero Ronzinante.

 

Don Chisciotte_ph. Lucia De Luise
Don Chisciotte (ph. Lucia De Luise, anche sopra il titolo)

Al centro della trama di uno dei capisaldi della letteratura europea troviamo Don Chisciotte della Mancia: uno squattrinato hidalgo, ma al contempo, grande sognatore, capace di guardare oltre ciò che la realtà impone. Accompagnato dal suo scudiero, Sancho Panza, Don Chisciotte è il simbolo dell’uomo moderno che combatte contro un mondo che non lascia spazio all’immaginazione, che annichilisce le aspirazioni insite nell’essere umano.

“Chi è pazzo? Chi è normale?” – si legge tra le note di regia di Alessio Boni. “Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel ‘so che dobbiamo morire’ che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. L’ animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’ uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire? Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale. È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete – avvalendosi del sogno, della fantasia, dell’ immaginazione – sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte”.

Gli appuntamenti di febbraio al Teatrodante proseguiranno con la rassegna dedicata ad Andrea Cambi, che seleziona il meglio della comicità toscana in omaggio al grande comico scomparso nel 2009. Ad aprire l’iniziativa sabato 15 la “Lezione Spettacolo sul Teatro” di Marco Cappuccini, vincitore del Contest Cambi 2019, che affronta comicamente le contraddizioni di un mondo fatto di amanti e professionisti. Il 22 febbraio, in programma il concerto di Carnevale con le musiche di Claudio Bianchi, le suite “Ma mère l’Oye” di Maurice Ravel e “Pulcinella” di Igor Stravinskij eseguite dall’ Orchestra La Filharmonie.

Inizio degli spettacoli ore 21.00. Per ulteriori informazioni www.teatrodante.it.

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ARSENICO E VECCHI MERLETTI / TEATRO DELLA PERGOLA – FIRENZE

Non una farsa macabra, né una satira del giallo. Piuttosto, una tipo di commedia da noi poco praticato e di cui non abbiamo grandi riscontri autorali: “il brillante”. Per tradizione autorale o eredità diretta, infatti, i nostri generi più diffusi sono la tragedia e la farsa, che discende per i rami dalla Commedia dell’Arte.

Eppure, questo genere da noi quasi dimenticato ci ha donato delle perle rare, se non rarissime, come Arsenico e vecchi merletti di Joseph Kesserling, diretto da Geppy Gleijeses al Teatro della Pergola da martedì 11 a domenica 16 febbraio 2020, con protagoniste Annamaria Guarnieri e Giulia Lazzarini nei ruoli delle due dolci ziette assassine Marta e Abby Brewster. Guarnieri, la primadonna prediletta di Franco Zeffirelli, MarioMissiroli, Luca Ronconi; Lazzarini, la musa di Giorgio Strehler. Entrambe si prestano al gioco comico con una sapienza scenica ineguagliabile. La traduzione è di Masolino D’Amico. La regia è ispirata a quella di Mario Monicelli, del quale ricorre quest’anno il decimo anniversario della scomparsa. La produzione è di Gitiesse Artisti Riuniti diretta da Gleijeses.

3 LOW – Arsenico e vecchi merletti

«Per me è stata un’opportunità: uno spettacolo che è divertente e intelligente – afferma Anna Maria Guarnieri ad Angela Consagra sul foglio di sala dello spettacolo – si tratta di una sorta di ‘macchina da guerra’ dal punto di vista della proposta interpretativa, perché tutto in scena è caratterizzato da un’estrema leggerezza. Il risultato rimane il medesimo in tutte le piazze in cui siamo stati: ovunque la gente si diverte. Inoltre, l’incontro con Giulia Lazzarini è stato per me molto piacevole: recitare insieme è una gioia».

Le fa eco proprio Lazzarini: «Il mio personaggio in Arsenico e vecchi merletti è perfetto. Non sempre capita di avere la facilità di interpretare un ruolo che ti appartiene, sia per età e anche per ironia, conquistata a teatro nel corso degli anni. Io e Anna Maria Guarnieri – aggiunge – ci conosciamo da tempo, questo spettacolo è stato un incontro bello e sicuramente una scommessa, per entrambe».

Il severo critico teatrale Mortimer Brewster (interpretato da Paolo Romano), ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Marta e Abby per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due amabili e anziane ziette ‘aiutano’ quelli che affettuosamente chiamano i ‘loro signori’, ossia gli inquilini ai quali affittano le camere, a l­asciare l­a vita con un sorriso sulle l­abbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni. Poi, li seppelliscono nel ‘Canale di Panama’, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, che crede di essere il Generale Lee, il Teddy di Mimmo Mignemi, scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri. Deciso a porre fine alla pazzia delle due zie e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti, fino a scoprire un’inconfessabile verità.

4 LOW – Arsenico e vecchi merletti

In scena ci sono anche Maria Alberta Navello, Mimmo Mignemi, Luigi Tabita, Tarcisio Branca, Bruno Crucitti, Francesco Guzzo, Daniele Biagini, Lorenzo Venturini. Le scene sono di Franco Velchi, i costumi di Chiara Donato, le musiche di Matteo D’Amico, l’artigiano della luce è Luigi Ascione.

«Credo che la risata del pubblico – spiega Guarnieri – sia tra le cose più complicate da raggiungere, per ogni interprete. Del resto, tutto è difficile: si tratta di pescare dentro se stessi l’emozione giusta, è così che si trova il modo per arrivare con verità verso un nuovo personaggio. Bisogna studiare e lavorarci molto, sui ruoli: la recitazione è un lavoro che richiede impegno, costanza e dedizione».

Interviene Lazzarini: «Nella mia carriera ho affrontato il teatro brillante, anche se non mi definirei un’attrice comica. La comicità, a mio parere, è semplicemente e puramente un dono, mentre la componente drammatica si può imparare o costruire. Comicità – chiarisce – è uguale a spontaneità, al piacere di dire una battuta come se fosse una musica o si leggesse uno spartito».

La catalogazione impossibile dell’opera oscilla dunque tra dark comedy e giallo-rosa. Tecnica pura, in certi casi slapstick, divertimento assoluto: i congegni comici, i diagrammi geometrici dei rapporti tra i personaggi che, come in Feydeau, prendono la forma di un diamante, la purezza dell’intreccio, raggiungono qui il massimo dell’originalità. Arsenico e vecchi merletti è un congegno di alta precisione, una meccanicità che si sublima nella genialità, nell’ebbrezza di un gioco tenuto costantemente sul limite del funambolismo.

1 LOW – Arsenico e vecchi merletti

SORRISI E LEGGEREZZA

di Angela Consagra

  •  Intervista ad Anna Maria GUARNERI

 Che sfida è stata per Lei interpretare questo spettacolo?

“L’avventura di Arsenico e vecchi merletti non è proprio ‘una sfida’, direi piuttosto che per me è stata un’opportunità: uno spettacolo che è divertente e intelligente. Si tratta di una sorta di ‘macchina da guerra’ dal punto di vista della proposta interpretativa, perché tutto in scena è caratterizzato da un’estrema leggerezza”.

Il pubblico ha bisogno di leggerezza?

“Sì, in questo particolare momento storico c’è un bisogno assoluto di ridere e sdrammatizzare. Vedere uscire dal teatro gli spettatori che sorridono è qualcosa di veramente gratificante per noi attori: è bello guardare il pubblico che essenzialmente sorride, più che semplicemente ridere… È il sentimento della contentezza che contraddistingue lo spirito delle persone al termine di ogni rappresentazione. In genere, quando si gira in tournée, si incontrano diverse reazioni del pubblico allo spettacolo: andando di città in città è la risposta all’effetto comico che cambia in base alle differenti situazioni anche di localizzazione geografica, perché sono gli esseri umani a non essere sempre tutti uguali. Stranamente, però, Arsenico e vecchi merletti diventa, al contrario, come una cartina tornasole della comicità e il risultato rimane il medesimo in tutte le piazze in cui siamo stati: ovunque la gente si diverte. Inoltre, l’incontro con Giulia Lazzarini è stato per me molto piacevole: recitare insieme è una gioia”.

Nel corso della sua lunga e intensa carriera di attrice ha interpretato tanti ruoli, tra il comico e il drammatico: quale registro le appartiene maggiormente?

“Non lo so, decido di volta in volta. Forse io tendo un po’ di più ai toni drammatici, ma non solo: il registro del grottesco mi appartiene profondamente. Insomma, comico o drammatico: mi piace tutto e credo che la risata del pubblico sia tra le cose più complicate da raggiungere, per ogni interprete. Del resto, tutto è difficile: si tratta di pescare dentro se stessi l’emozione giusta, è così che si trova il modo per arrivare con verità verso un nuovo personaggio. Bisogna studiare e lavorarci molto, sui ruoli: la recitazione è un lavoro che richiede impegno, costanza e dedizione”.

 Il teatro: che cos’è per Lei? Una sua definizione.

“Mi ripeto perché è una risposta che in passato ho già dato, ma che continua ancora a piacermi: il teatro è la mia casa, la mia fuga, il mio diletto”.

  • Intervista a Giulia LAZZARINI

 Che sfida è stata per Lei interpretare questo spettacolo?

“L’importante è che il ruolo sia giusto per la persona che è chiamata a interpretarlo: in particolare, il mio personaggio in Arsenico e vecchi merletti è perfetto. Non sempre capita di avere la facilità di interpretare un ruolo che ti appartiene, sia per età e anche per ironia, conquistata a teatro nel corso degli anni. Io e Anna Maria Guarnieri ci conosciamo da tempo, questo spettacolo è stato un incontro bello e sicuramente una scommessa, per entrambe. Siamo in tournée nel periodo del Carnevale: ci sono coriandoli dappertutto, è quasi come partecipare a una festa liberatoria e il pubblico a fine spettacolo è soddisfatto. Proponiamo un tipo di comicità piuttosto raffinata e gli spettatori sono chiamati a stimolare il proprio spirito e l’ironia”.

Il pubblico ha bisogno di leggerezza?

“È una necessità che nel teatro c’è sempre stata. Una volta si assisteva al teatro drammatico, al naturalistico oppure a quello fatto di commedie, in stile francese o americano. Il pubblico aveva bisogno anche di ironia, poi la televisione ha cancellato tutto questo: la comicità si è trasformata in testi pieni di battute o sketch, mentre il cosiddetto registro brillante ha finito per allontanarsi. Arsenico e vecchi merletti è invece una chicca sospesa nel tempo, per tutte le stagioni, perché si tratta di un testo scritto benissimo. Il ritmo è serrato, a ogni giro di vite narrativo gli spettatori sono continuamente chiamati a seguire l’intreccio e a chiedersi: cosa succederà ancora adesso?”

 Nel corso della sua lunga e intensa carriera di attrice ha interpretato tanti ruoli, tra il comico e il drammatico: quale registro le appartiene maggiormente?

“Nella mia carriera ho affrontato il teatro brillante, anche se non mi definirei un’attrice comica. La comicità, a mio parere, è semplicemente e puramente un dono, mentre la componente drammatica si può imparare o costruire. Comicità è uguale a spontaneità, al piacere di dire una battuta come se fosse una musica o si leggesse uno spartito”.

Il teatro: che cos’è per Lei? Una sua definizione.

Credo che per ogni essere umano il teatro rappresenti una possibilità: attraverso il teatro si dicono cose che senti di volere esprimere. Il teatroè comunicazione, è la gioia di raccontare agli altri qualcosa che abbia un senso, che faccia sognare e che lasci il segno”.

Biglietti / da 21 a 37 euro, previste riduzioni.

Biglietteria / Via della Pergola 30, Firenze – 055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com.- Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30. – Circuito BoxOffice Toscana e online su www.ticketone.it/arsenico-e-vecchi-merletti-biglietti.html?affiliate=ITT&doc=artistPages/tickets&fun=artist&action=tickets&erid=2510768

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BARTLEBY LO SCRIVANO /  TEATRO NICCOLINI – SAN CASCIANO IN VAL DI PESA

Leo Gullotta interpreta ‘Bartleby lo scrivano’, liberamente ispirato al racconto di Herman Melville, secondo l’adattamento e la drammaturgia di Francesco Niccolini. Una produzione di Arca Azzurra Produzioni. Si tratta del debutto in prima assoluta toscana martedì 11 e mercoledì 12 febbraio 2020 alle 21 al Teatro Comunale Niccolini, San Casciano in Val di Pesa (Firenze). La data inaugura la ricca tournée dello spettacolo che girerà l’Italia fino ad aprile 2020.

La regia è di Emanuele Gamba. In scena con Leo Gullotta anche gli attori di Arca Azzurra, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci. Le scene sono di Sergio Mariotti, la realizzazione dei costumi di Giuliana Colzi. Le luci sono a cura di Marco Messeri.

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Leo Gullotta / Bartleby lo scrivano (ph. Luca Del Pia)

Il testo e la trama dello spettacolo

Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome. Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, ovvero: meccanico e insensato. L’ufficio è spoglio, le pareti alte e grigie. Anche le finestre sono alte e irraggiungibili. Tutto si ripete come in uno di quegli orologi per turisti che si trovano nelle piazze della città antiche: il tempo viene scandito da un balletto senza senso, ma soprattutto senza inizio e senza fine. In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano.

«Ed è come se in quell’ufficio – spiega Francesco Niccolini – sempre uguale a se stesso da chissà quanto tempo, fosse entrato un vento inatteso, che manda all’aria il senso normale delle cose, e della vita. Eppure, è un uomo da nulla: «…rivedo ancora quella figura – scialba nella sua dignità, pietosa nella sua rispettabilità, incurabilmente perduta». Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché».

Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”. Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro.

«Da quel momento – aggiunge Francesco Niccolini – Bartleby si spegne. Sta inerte alla scrivania, poi in piedi per ore a guardare verso la finestra; smette di uscire durante le pause, non beve, non mangia, arriverà a dormire di nascosto nell’ufficio, preoccupando (prima, e impietosendo poi) il suo principale che non riesce a farsi una ragione di quel comportamento. Il fatto è che Bartleby, semplicemente, ha deciso di negarsi. Perché? Quando lo scopriremo, sarà troppo tardi. Il silenzio inspiegabile di Bartleby ci turba e ci accompagna da un secolo e mezzo: perché sulla sua scrivania non batte mai il sole? Da dove viene la sua divina povertà? Perché non è possibile salvarlo? Perché non vuole essere salvato? Abituati all’idea di sviluppo e crescita senza limite con la quale siamo cresciuti, Bartleby ci lascia spiazzati: in lui nessuna aspirazione alla grandezza, solo rinuncia. In barba ai vincenti, ai sorrisi a trentadue denti, agli eternamente promossi e ai trend di crescita. Come se lui, il povero Bartleby simbolo della divina povertà, portasse sulle sue spalle il lutto per le titaniche e deliranti ansie di vittoria ed espansione del nostro mondo».

  • Le note di regia di Emanuele Gamba

Bartleby, l’obiettore. Nel 1851 Herman Melville scrive “Moby Dick”, grande storia romantica di un titano di nome Achab che affronta e sfida l’assedio di un oceano oscuro; qui un gigante forte e visionario ingaggia una spietata lotta che è lotta per la vita e per la morte o, forse sarebbe meglio dire, della vita e della morte.  Due anni dopo Herman Melville scrive “Bartleby, lo scrivano” e tutto sembra essersi calmato, spenti i fragori dei marosi, l’oceano si è ritirato e il panorama cambiato: siamo a Wall Street ai febbrili inizi di quello che si avvierà ad essere il più assediante, oscuro, spietato sistema finanziario/produttivo del mondo; il cuore pulsante intorno al quale nasceranno più di cento anni dopo, globalizzazione e crescite variamente felici. L’oceano si è trasformato nel mare dell’economia e della produttività, il Pequod in un ufficio seminterrato, la ciurma di marinai in un’altra ciurma di scrivani, Ismaele si è fatto avvocato e l’assedio di Wall Street è tale che si rende necessario assumere un aiuto, uno scrivano in più, un altro gigante, un altro titano: Bartleby. L’ossessionato e ossessivo capitano si è trasformato in Bartleby, l’ultimo dei marinai arruolato, eppure capace di realizzare una lenta, progressiva, pacata messa in crisi di un sistema di cui non riconosce il valore positivo. Mentre tutto e tutti (scrivani, religiosi, soldati, banchieri, politici, artisti) procedono aggressivi e baldanzosi, forse colpevolmente ignari, fra nuove ricchezze e nuove schiavitù, l’ultimo entrato in scena si mette di traverso e con una frase che sembra arrivata da un remoto passato monastico, avvia un inesorabile processo dubitativo di disgregazione di un moloch che si incarna nel binomio “lavoro/dovere”. Bartleby si incunea e si incista nella storia positiva di Wall Street ma non è un batterio che ammalerà l’ambiente, è la cura che proverà a salvare un mondo malato che si nutre di numeri e algoritmi. Bartleby è l’eroe dell’inazione, della non violenza che è azione negativa e costruens allo stesso tempo; è il titano della grazia leggera di chi dice “non in mio nome”; è il gigante che usa un piccolo granello e poi un altro e un altro per inceppare il grande meccanismo che regola e cadenza notte e giorno dell’homo economicus. Bartleby per tutto il tempo cerca il raggio di sole che una volta al giorno entra nell’ufficio sepolcro; forse Bartleby è principalmente questo, un seme che eroicamente, pervicacemente grida sottovoce il proprio diritto alla scelta e alla libertà e si fa filo d’erba in mezzo al cemento, contro tutto, ma per tutti.

Date tournée: 11 e 12 febbraio San Casciano (Firenze), Teatro Niccolini. 14,15,16 febbraio Siena, Teatro dei Rinnovati. 19 febbraio Fidenza, Teatro Magnani. 20 febbraio Novellara (Reggio Emilia), Teatro della Rocca Franco Tagliavini. 22 febbraio Bra (Cuneo), Teatro Politeama Boglione. 23 febbraio Asti, Teatro Alfieri. 25 febbraio Chiusi (Siena), Teatro Mascagni. 26 febbraio San Sepolcro (Arezzo), Teatro Dante. 3 marzo San Marino, Teatro Titano. 7 marzo Lamporecchio (Pistoia), Teatro Comunale. 10 marzo Noto, Teatro Tina di Lorenzo. 13 marzo Montegiorgio (Fermo) Teatro Alaleona. 14 marzo Solomeo (Perugia) Teatro Cucinelli, 15 marzo Agliana (Pistoia), Teatro Moderno. Dal 17 al 29 marzo Roma, Teatro Quirino. 31 marzo Grosseto, Teatro Industri. 1 aprile Cecina (Livorno) Teatro De Filippo. Dal 3 al 5 aprile Roma Teatro Tor Bella Monaca. 6 aprile Frosinone, Teatro Nestor. 8 aprile Borgo San Lorenzo (Firenze) Teatro Giotto. 

 

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