A Sassari il sogno del “Flauto magico”

Fuori Toscana

La favola di un principe che salva l’amata o un percorso verso la saggezza? “Il flauto magico” di Wolfgang Amadeus Mozart (libretto di Emanuel Shikaneder) è in scena a Sassari nell’edizione originale in lingua tedesca, mantenendo intatta la freschezza del 1791, quando venne rappresentato per la prima volta al Theater auf der Wieden di Vienna. L’allestimento è firmato dei registi Julien Lubek e Cécile Roussat, che proprio con questo titolo, nel 2010 a Liegi, hanno avviato il loro percorso nella musica operistica.
È stato lo stesso Lubek a raccontare la sua idea dell’opera nella tavola rotonda di presentazione che ha preceduto la “prima” di venerdì 14 ottobre 2016 al Teatro Comunale sassarese (replica domenica 18 alle 16.30) Con lui, il vicepresidente dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” Antonello Mattone, la giornalista e musicologa  Elisa Sclocchis e il direttore artistico dell’Ente, Marco Spada. “L’idea di partenza – ha spiegato Lubek – è che Tamino (impersonato da Merto Sungu, mentre Sarastro è Manfred Hemm e la Regina della notte ha il volto e la voce di Ekaterina Lekhina) viva l’avventura del Flauto magico come un sogno, in cui realizza quale dovrà essere il suo percorso di crescita. Le vicende, i personaggi, gli amici e i nemici del giovane principe nascono nel suo mondo, dalla camera da letto alla libreria, dai quadri alla sveglia sul suo comodino”. Il risultato è un racconto fiabesco, ricco di colori, di poesia, a tratti divertente ma anche sacrale, come d’altronde il percorso musicale dell’opera creata da Mozart.

Un’opera molto più complessa di quanto potrebbe apparire a un ascolto immediato, densa di significati che già all’epoca ne fecero la fortuna. Un capolavoro, come ha sottolineato Marco Spada, che pur nell’uguaglianza propugnata dagli ideali illuministi sa aiutarci a distinguere le differenze tra gli esseri umani e, in definitiva, insegna ad accettare se stessi e gli altri, con i difetti e le virtù proprie di ognuno.
Anche per questo non deve stupire il finale che i registi hanno riservato allo Zauberflöte: tutti i personaggi che si ritrovano pacificamente intorno al letto dove il sogno di Tamino sta finendo, tutti con un pizzico delle loro caratteristiche umane, positive e negative, che ognuno di noi racchiude in sé.

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