XIII Florence Biennale denuncia: “Facebook censura l’arte e la femminilità”. Da oltre un mese non più visibile la pagina dell’evento in programma dal 23 al 31 ottobre. L’intervento dell’artista Goria Marco Munuera

Facebook censura l’arte e la femminilità. Da oltre un mese infatti la pagina di “Florence Biennale. Mostra internazionale di arte contemporanea e design” che si terrà a Firenze dal 23 al 31 ottobre 2021 – non è più visibile: con queste parole comincia una nota ufficiale di Florence Biennale a proposito della situazione che si è creata.

Post relativo alla pagina non più visibile

“La sospensione da parte di Facebook è stata un’immediata conseguenza della programmazione di alcuni post riguardanti i finalisti dell’International Open Call Competition organizzata da Florence Biennale in collaborazione con Art Market Magazine e Lens Magazine, e incentrata sul tema della femminilità, che identifica la XIII edizione della kermesse fiorentina: “Eternal Feminine | Eternal Change. Concepts of Femininity in Contemporary Art and Design”In particolare, la censura si è abbattuta sulla pagina ufficiale di Florence Biennale – prosegue il comunicato – immediatamente dopo la programmazione dei post riguardanti le opere dell’artista italiana Teresa Letizia Bontà e dell’artista spagnola Gloria Marco Munuera, ritenute non in linea con gli standard di Facebook, solo perché ritraggono dei seni scoperti”.

 

A questo proposito, l’artista Gloria Marco Munuera, che già in occasione della XII Florence Biennale (nel 2019) si era aggiudicata il Premio “Lorenzo il Magnifico” per la fotografia (4° posto), dichiara: «Sono un’artista neo-mamma che ha creato un’opera inspirandosi al collegamento tra il pianto del proprio neonato e il deflusso di latte che il seno produce come risposta al richiamo del bambino. Trovo offensivo che la piattaforma Facebook abbia malinteso l’immagine della mia opera Il Canto della Via Lattea, negandomi la possibilità di diffondere il lavoro con cui partecipo alla Florence Biennale, la cui tematica di questa edizione è per l’appunto la femminilità. Fin dai tempi dell’Antica Grecia, l’allattamento al seno è stato fonte di ispirazione di tantissimi artisti segnando perfino il nome della nostra galassia attraverso il mito di Era. E le rappresentazioni non si sono fermate all’epoca classica, essendo stato questo un soggetto costante nel corso dei secoli. Basti pensare a capolavori come L’origine della Via Lattea di Tintoretto o Rubens per vedere un seno da cui esce il latte che nutre. È peraltro solo di un mese fa la polemica legata alla locandina dell’ultimo film di Almodóvar – Madres Paralelas – pellicola di apertura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia che rappresenta un seno materno da cui pure scende una goccia di latte. Anche in questo caso l’immagine è stata oscurata sui principali social network, causando lo scalpore della stampa internazionale. La loro avventura però culmina con Facebook e Instagram che sono tornati sui loro passi scusandosi con l’artista autore dell’immagine e con la casa produttrice del cineasta spagnolo. Vorrei tanto che l’espressione artistica femminile e l’allattamento materno non fossero in nessun modo censurabili ai tempi odierni dai social media».

Sempre in relazione con la locandina del film di Almodóvar, vale la pena ricordare che l’opera “incriminata” di Gloria Marco Munuera è stata pubblicata sul sito ufficiale di Florence Biennale, nella sezione dedicata ai vincitori e finalisti dell’Open Call, già lo scorso giugno. 

“Naturalmente questa censura, figlia degli algoritmi di Facebook che purtroppo hanno sostituito i controlli umani, sta danneggiando pesantemente la mostra – una delle poche in Italia che si è salvata dall’effetto Covid –, la quale anche attraverso questo social stava promuovendo le opere dei circa 400 artisti partecipanti da tutti i continenti Oltretutto – conclude la nota – preoccupa il fatto che, nonostante Florence Biennale abbia richiesto più volte il controllo e l’intervento umano da parte di Facebook, i responsabili del social network continuano a latitare e a mostrare messaggi di sistema standardizzati, incuranti del danno che stanno procurando a un evento culturale di portata internazionale e a tutti gli artisti coinvolti”.

 

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