Venturina Terme, inaugurate le panchine colorate in viale della Fiera contro la violenza e la discriminazione

                                                                                                                                                       Una bella partecipazione al taglio del nastro delle panchine colorate nel viale della Fiera a Venturina Terme: amministrazione comunale, associazioni,  rappresentanze di un a società composita, bambini, adulti e anziani in un dialogo intergenerazionale basato sui valori del rispetto, della valorizzazione delle diversità e della solidarietà. Il saluto del Comune è sato portato dall’assessora alle politiche sociali Elena Fossi, poi le conclusioni a cura della sindaca. “Questo importante progetto  – ha spiegato Elena Fossi – è nato l’8 marzo scorso quando a seguito dell’ennesimo lockdown nessuna iniziativa poteva essere fatta e pensando a tutte le problematiche connesse alle restrizioni ed alle numerose segnalazioni di violenze domestiche ricevute, abbiamo pensato di accendere i riflettori su questo grave problema sociale. Croce Rossa, nel frattempo aveva manifestato la volontà di acquistare una panchina rossa e di farne donazione al comune mentre la Fidapa aveva dovuto rinunciare alle proprie iniziative per celebrare la donna proprio a causa della pandemia. Mettendo insieme tutte queste manifestazioni di volontà – argomenta Fossi – con la nostra idea di promuovere un messaggio generale contro ogni forma di violenza, è nato questo progetto che ha vinto anche un bando regionale afferente la rete READY contro le discriminazioni”. 

“La diffusione del progetto, del messaggio in esso contenuto e quindi della sua importanza, hanno fatto sì – ha proseguito l’assessora al sociale – che anche altre associazioni, in seguito, abbiano aderito all’iniziativa: Agorà e lo Spi-Cgil. Il primo con una raccolta di fondi ed il secondo con una futura donazione di un dipinto da collocare in prossimità delle panchine volto a rappresentare in maniera visiva e tangibile la violenza. L’intenzione in questo caso è di essere coadiuvati dall’Accademia delle belle Arti con cui abbiamo da pochi giorni rinnovato la convenzione, anche per predisporre un pannello volto alla spiegazione del progetto. Vogliamo condividere con tutti i nostri concittadini – ha rilevato infine l’assessora – tematiche così importanti perché è soltanto a mezzo della conoscenza che si possono distruggere tabù, paure, ansie e muri causati dall’ignoranza e dalla difficoltà di comunicazione. Desideriamo progredire in questo percorso, anche coinvolgendo le scuole, affinché il rispetto possa davvero diventare un patrimonio di tutti”. Laura Tesi, responsabile del settore sociale Cri di Venturina Terme ha presentato i problemi accresciuti durante la  pandemia: “Le misure restrittive del lockdown hanno amplificato nelle donne la paura per la propria incolumità. I dati che ci sono stati forniti dalla Federazione Internazionale CRI e Mezzaluna Rossa sulla vulnerabilità di genere a livello internazionale mettono in evidenza che la disuguaglianza e la prevaricazione maschile aumenta durante i disastri naturali e i conflitti e le disuguaglianze esistenti tra i sessi si intensificano durante la crisi. Questa panchina la vogliamo dedicare a tutti i nostri volontari e collaboratori che ogni giorno nel compimento dei servizi applicano i 7 principi fondamentali di CRI Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità e portano avanti gli obietti strategici sostenendo l’uguaglianza di genere promuovendo il rispetto della dignità umana e delle diversità”.

Sono intervenute le rappresentanti provinciali e toscana di Spi Cgil Renata Cuomo e Maura Fratti sottolineando: “Lo Stato deve fare delle leggi diverse, un passo a avanti quello del braccialetto approvato ieri, ma dobbiamo ancora lavorare per eliminare la violenza e per mantenere i diritti faticosamente acquisiti poiché la democrazia non è scontata” ed hanno a tale proposito citato l’arretramento che sta colpendo la Polonia, dove si parla di carcere per le donne che abortiranno con pene dai 5 ai 25 anni sia per aborti provocati sia per quelli spontanei.

Per l’associazione Agorà è intervenuto Davide Aytano: “E’ un piacere per me che sono un uomo avere l’opportunità di portare il contributo come rappresentante di Agorà, l’associazione di cui faccio parte. Per me ha davvero un significato importante e per questo ringrazio di cuore la presidente dell’associazione Melissa Campioni. Una comunità consapevole e inclusiva è ciò che in questo comune si è sempre cercato di costruire, che riesca a guardare al futuro con gli occhi di un bambino che spera, sogna e ama indipendentemente da tutto. Dalle piccole cose inizia il cambiamento, e noi oggi ne siamo la prova. Dalle piccole comunità, insieme, possiamo far sentire la nostra voce un po’ più in là, la voce di tutte e di tutti noi, che talvolta rappresenta una volontà e un’indole ben diversa da ciò che succede nelle istituzioni nazionali”.

Silvia Azzimondi, consigliera comunale e presidente della commissione pari opportunità di Campiglia Marittima: “Queste panchine rappresentano un simbolo che identifica la volontà di porre l’attenzione sui delicatissimi temi della discriminazione e della violenza, creando l’interesse, la solidarietà e la collaborazione di tutta la comunità. Ogni volta che le vedremo, anche solo per un attimo il nostro pensiero dovrà andare verso questi argomenti e soprattutto verso chi la violenza la subisce. Allo stesso modo queste panchine potranno essere lo strumento da cui partire con un percorso di rinascita. Ricordiamo, infatti, che su ognuna è apposta una targa dove è segnalato il numero da contattare in caso di bisogno. La commissione pari opportunità – ha poi informato Azzimondi – nata circa due mesi fa, si è posta come obiettivo proprio quello di agire trasversalmente all’interno della società perché la consapevolezza dei cittadini cresca sempre di più e ognuno si senta responsabile verso l’altro, senza privilegi e con partecipazione collettiva”.

Melissa Campioni, presidente di Agorà, si è fatta portavoce  di Piombino Rainbow- Gruppo Val di Cornia di Arcigay Livorno e Agedo Toscana, leggendone  il messaggio con il quale si è argomentato come la diversità sia un valore per tutta la comunità e le panchine colorate siano un segno concreto della lotta contro la discriminazione e l’indifferenza: “A questo servono le panchine colorate: ad essere un luogo dove tutte e tutti possono trovare posto, al sicuro dalla banalità del male, dall’invisibilità, un segno concreto dell’impegno che oggi, qui, tutte e tutti noi ci prendiamo di rispettare e difendere qualsiasi diversità, di schierarci contro ogni forma di discriminazione, ma, soprattutto, di non cedere mai all’indifferenza”.

Silvia Battaglini avvocata del Centro donna di Piombino ne ha ricordato l’istituzione nel 1996, da allora i centri del territorio, che sono anche a anche a Cecina e all’Isola d’Elba, sono un punto di riferimento contro la violenza garantito dai Comuni nell’ambtio dei servizi socio sanitari integrati: “Il nostro motto – ha detto l’avvocata – è che non è la persona che subisce violenza ad essere sbagliata, ma sbagliato  è chi la violenza chi la agisce; ancora troppo spesso si tende a trovare una causa della violenza nel comportamento della persona violata”. 

Luana Fiorini, past president di Fidapa ha evidenziato “Un progetto fortemente voluto e realizzato insieme, Comune e associazioni, in pochissimo tempo che può essere una pietra miliare per il futuro, lo avevamo pensato come un luogo di riflessione a a che di stimolo a promuovere con fatti, iniziative per conoscere e condividere da parte di tutti la lotta contro la violenza in tutte le sue sfaccettature verso i diversi bersagli che insegue in tutti i luoghi della nostra vita: nelle nostre case, sul lavoro, nelle scuole e vorrei riproporre il motto proposto lo scorso  8 marzo da Laura Tesi della Cri, un giorno per celebrare, 364 per agire, perché proprio così va intesa oggi questa manifestazione; per concludere rivolgo a me stessa, a chi vive il nostro presente e a chi un domani sarà al nostro posto l’invito: tocca  a noi oggi, bisogna stare molto attenti perché il momento delicato e insidioso che viviamo a livello globale può farci facilmente perdere i bassi avanti fatti negli anni passati, vediamo segni di una violenza latente che si esprime diffusamente e sta caricando di sofferenza le giovani generazioni, come Fidapa siamo impegnate a portare nelle scuole la carta dei diritti delle bambine perché è dalle scuole e dalla formazione che si deve partire”.

La sindaca Alberta Ticciati ha terminato la serie degli interventi prima del taglio del nastro: “Un momento importante per la comunità,  grazie alle associazioni che hanno contribuito all’acquisto delle panchine e che ci hanno affiancato nel definire  questo progetto che si presenta come qualcosa di fisico, tangibile, che può aiutare a costruire una coscienza collettiva anche solo attraverso il subconscio, quando passiamo in questa zona vi troviamo un riferimento accogliente verso la cultura della  non discriminazione”. “Queste panchine – ha proseguito Ticciati –  rappresentano le principali forme di discriminazione che, sottolineo, interessano anche il nostro  territorio e il nostro comune; quindi pensiamo, pur consapevoli che rispetto ad altri territori siamo in un’isola felice perché il nostro tessuto sociale è più maturo per rete sociale e caratteristiche, che  non bisogna abbassare la guardia e che le panchine sono un presidio per poterlo ricordare, così come lo è il linguaggio di genere, utili non per marcare una superiorità, ma per valorizzare la diversità come ricchezza e pari opportunità”. “Spesso anche nei contesti istituzionali che frequento – ha detto Ticciati –  vedo la diffidenza di colleghi uomini  nei confronti di noi amministratrici, pertanto se questa cultura esiste in questo ambito, figuriamoci nella quotidianità della vita professionale e familiare di una donna. Per questo dobbiamo proseguire in questo difficile cammino di consapevolezza e sensibilizzazione per radicare e alimentare una cultura di inclusione, apertura, crescita umana e civile, capace di affermare con forza nelle coscienze che la diversità non è un  limite ma una ricchezza, sempre! E che l’unica strada di emancipazione e sviluppo è l’amore, indipendentemente da chi lo dona e da chi lo riceve”.

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