Val di Cornia: neve e gelo hanno distrutto l’80% del raccolto di carciofi, prodotto tipico della zona

In cantina e in cucina

Disastro carciofaie in Val di Cornia, dove il carciofo (il violetto) è un prodotto tipico. Distrutto l’80% del raccolto. La neve caduta in questi giorni a cavallo tra febbraio e marzo 2018, unita alle temperature abbondantemente sotto lo zero, hanno letteralmente “bruciato” oltre 300 ettari di carciofi che in Val di Cornia rappresentano una delle principali coltivazioni. A fornire il primo bilancio è Coldiretti che ha raccolto le segnalazioni delle aziende agricole. “La situazione è disastrosa – afferma Simone Ferri Graziani, presidente Coldiretti Livorno – I danni alle piante, che potranno però essere verificati definitivamente solo a breve, sono destinati a compromettere le produzioni trattandosi di colture pluriennali, e con esse il reddito delle imprese e delle centinaia di lavoratori che sarebbero stati impegnati nelle operazioni colturali. Abiamo già informato la Regione Toscana chiedendo di attivare con urgenza i sopralluogi per verificare lo stato dei danni ed attivare lo stato di calamità”.

Sono decine, in Val di Cornia, le aziende specializzate nella coltivazione di carciofi ma è tutto il settore orticolo finito sotto 5 centimetri di neve come cavoli, verze, cicorie, broccoli mentre il tepore quasi primaverile delle scorse settimane aveva provocato un risveglio vegetativo delle piante da frutto, dalle albicocche ai ciliegi, dalle pesche alle pere che in alcune zone sono già con le gemme gonfie particolarmente sensibili al freddo.

Coldiretti teme il ripetersi di uno scenario critico come quello del 1985 quando le gelate compromisero il 90% degli ulivi toscani. “Quello che non è stato raccolto – spiega ancora Simone Ferri Graziani – probabilmente è andato perso”. Disagi anche per gli allevamenti: “Con queste temperature si temono anche morti ed aborti nelle stalle dove gli allevatori stanno mettendo i cappotti ai vitellini e hanno acceso le lampade termiche a luce rossa, mentre l’acqua negli abbeveratoi viene scaldata fino a una temperatura di 20 gradi oppure lasciata sgocciolare per evitare il congelamento delle tubature e i rubinetti sono foderati in modo che il ghiaccio non blocchi le valvole di apertura. Inoltre il pasto degli animali è stato rinforzato per garantire una razione supplementare di energia e calorie”.
Per informazioni www.toscana.coldiretti.it oppure pagina ufficiale Facebook

Lascia un commento