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Da un’idea di Vittorio Sgarbi: ecco 150 tesori nascosti in mostra a Napoli

Fuori Toscana

“La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta oltre il desiderio e le aspettative”. Sono le parole di Vittorio Sgarbi che hanno ispirato l’idea della mostra “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito” – in programma fino al 28 maggio 2017 – negli spazi della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta a Napoli, recentemente restaurata e tornata così alla luce dopo anni di abbandono in Piazzetta Pietrasanta 17-18 (via dei Tribunali).

La rassegna d’arte è una prosecuzione della mostra “Il Tesoro d’Italia” svoltasi all’Esposizione Universale di Milano nel 2015 che, considerato l’enorme successo (oltre 850.000 visitatori), si è in seguito trasferita (dal 13 aprile 2016 al 6 novembre scorso) nelle aree espositive del MuSa – Museo di Stato di Salò, proponendo il percorso “Da Giotto a de Chirico”. A Napoli assume il nome “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito” e, tra le novità rispetto alle precedenti edizioni con 150 opere, propone il dipinto del Michelangelo Merisi detto Caravaggio “La Maddalena addolorata” (nella foto grande un particolare).

Il titolo suggerisce il leitmotiv della mostra, ovvero l’intento di “portare alla luce” ciò che normalmente è “nascosto”: opere d’arte che non sono esposte nei musei pubblici ma appartengono a fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati – di conseguenza, difficilmente visibili al grande pubblico. Si tratta dunque di dare spazio al mistero del collezionismo, che secondo Vittorio Sgarbi è «l’interesse per ciò che non c’è».napolidechirico_bagnimisteriosi_1937-1960

La mostra “I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito” si propone di dipingere un quadro della “geografia artistica” italiana, tenendo conto delle sue molteplici tinte e sfumature, ospitando nella Basilica i capolavori provenienti da diverse scuole e regioni. All’eterogeneità geografica si associa quella temporale: le opere attraversano un arco di tempo che va dal XIII secolo sino al Novecento, con l’obiettivo di mostrare l’evoluzione artistica di stili e correnti che si dipana tra una testa di maestro federiciano del 1250, sino a un autoritratto di Antonio Ligabue (nelle due foto a corredo del testo opere di De Chirico e Tino di Camaino).napolitinodicamaino_sangiovannievangelista_1328-1335

Main sponsor dell’esposizione il gruppo Credem. La mostra, prodotta da Fenice Company Ideas e Radicinnoviamoci, gode del patrocinio dell’Arcidiocesi della Città di Napoli, della Regione Campania, del Comune di Napoli e della città Metropolitana di Napoli, con il supporto di Orizzonti Italia. Tra i partner anche la Selav Spa, società che realizzerà il progetto di illuminotecnica della facciata esterna della basilica in maniera permanente.

Inclusa nel biglietto una App, che mette a disposizione i contenuti della mostra, illustrati da una audioguida d’eccezione: Vittorio Sgarbi. Previste visite guidate e una ricca offerta didattica per le scuole (il programma è scaricabile direttamente dal sito della mostra www.itesorinascosti.it). Per info e prenotazioni è possibile inviare una mail all’indirizzo visiteguidate@itesorinascosti.it.

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