Una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia: alla Pergola va in scena (dal 22 gennaio) “Il penitente” di David Mamet con Luca Barbareschi e Lunetta Savino

Firenze, Teatro e Danza

Una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia nella società contemporanea. “Il penitente”, l’ultimo testo composto nel 2016 per il teatro dal drammaturgo statunitense David Mamet – Premio Pulitzer per Glengarry Glen Ross – descrive l’inquietante panorama di una società così alterata nei propri equilibri che l’integrità del singolo, anziché guidare le sue fulgide azioni costituendo motivo di orgoglio, diviene l’aberrazione che devasta la sua vita e quella di chi gli vive accanto. Al Teatro della Pergola di Firenze arriva da martedì 22 a domenica 27 gennaio 2019 (ore 20.45, domenica ore 15.45), diretto e interpretato da Luca Barbareschi. Al suo fianco, Lunetta Savino, Massimo Reale, Duccio Camerini. Una produzione Teatro Eliseo, Fondazione Campania dei Festival, Napoli Teatro Festival Italia (tutte le foto sono di Bepi Caroli).

1 LOW – Il penitente_ ph. Bepi Caroli

“Ho tradotto quasi tutte le opere di David Mamet – dice Luca Barbareschi ad Angela Consagra sul foglio di sala dello spettacolo – frequento i suoi testi da quasi quarant’anni e dunque per me si può dire che questo autore sia stato come un mentore. Mamet è un genio, la sua è una scrittura molto criptica, ma anche molto bella da recitare. Si tratta di una scrittura dal carattere beckettiano, per intendersi: per noi interpreti è come dover seguire una partitura d’orchestra”.

Uno psichiatra affronta una crisi professionale e morale quando rifiuta di testimoniare in tribunale a favore di un paziente accusato di avere compiuto una strage. Coinvolto dal sospetto di omofobia, “il penitente” subisce una vera gogna mediatica e giudiziaria e viene sbattuto in prima pagina, spostando sulla sua persona la riprovazione di un pubblico volubile, alla ricerca costante di un nuovo colpevole sul quale fare ricadere la giustizia sommaria della collettività. Le scene sono di Tommaso Ferraresi, i costumi di Anna Coluccia, le luci di Iuraj Saleri, le musiche di Marco Zurzolo, il suono di Hubert Westkemper, il video di Claudio Cianfoni, Marco Tursi e Andrea Paolini, la dramaturgia è Nicoletta Robello Bracciforti.

“Quando la giustizia fa leva su aspetti religiosi o privati per giudicare una persona, ecco che le cose inevitabilmente si complicano – interviene Barbareschi – penso che il dovere della giustizia sia analizzare i fatti reali, non il pettegolezzo o la provocazione. Altrimenti, finiamo per affrontare una giustizia che diventa spettacolo (una giustizia di stampo giacobino, in qualche modo) ed è esattamente quello che viviamo noi ogni giorno in questa nostra società. I temi affrontati da David Mamet si rivelano di un’attualità sconcertante”.

L’influenza della stampa, la strumentalizzazione della legge, l’inutilità della psichiatria, sono i temi de Il penitente, che si svolge tra l’ambiente di lavoro e il privato del protagonista. La demolizione sociale di un individuo, infatti, influisce inevitabilmente anche sul suo rapporto matrimoniale.

“Sono vecchio, ebreo e disperatamente colto – conclude Luca Barbareschi – attualmente sto producendo il nuovo film di Roman Polanski e c’è una frase estremamente interessante in cui si dice: “Insegna ai tuoi figli la via da seguire e anche da vecchi la seguiranno”, anche se poi non è dato sapere cosa faranno da grandi. Il vero problema che ci si pone davanti nel corso della nostra esistenza è quello di cercare di vivere nel rispetto della propria coscienza, perché la coscienza, così come la ricerca di un proprio equilibrio interiore, esiste: dobbiamo necessariamente farci i conti”.

Il penitente racconta dunque ciò che accade all’individuo quando viene attaccato dalla società nella quale vive e opera, quando la giustizia crea discriminazione per avvalorare una tesi, utilizzando a questo fine l’appartenenza religiosa.

*****Estratti dall’intervista a Luca BARBARESCHI

2 LOW – Il penitente_ ph. Bepi Caroli

di Angela Consagra

Al di là dell’impegno nell’interpretazione e nella regia, contemporaneamente lei ha anche tradotto il testo de Il penitente di David Mamet; che tipo di sfida è stata studiare e analizzare questo grande autore?

“Ho tradotto quasi tutte le opere di David Mamet, frequento i suoi testi da quasi quarant’anni e dunque per me si può dire che questo autore sia stato come un mentore. Mamet è un genio, la sua è una scrittura molto criptica, ma anche molto bella da recitare: la lettura richiede di affrontare delle difficoltà, perché è un tipo di linguaggio fatto di interiezioni, silenzi e mezze frasi che rimangono sospese… Il teatro, quando è bello, è anche faticoso da leggere. È una bellissima opportunità, perché si tratta di una scrittura dal carattere beckettiano, per intendersi: per noi interpreti è come dover seguire una partitura d’orchestra”. 

Chi è “il penitente” secondo lei?

“Credo che in ognuno di noi ci sia una parte del “penitente”: quando, per esempio, decidiamo di essere coerenti con le scelte della nostra vita oppure quando rifiutiamo di sposare un dogmatismo sciocco per inerpicarci piuttosto in sentieri non superficiali. Il testo di Mamet aiuta ad allontanare una semplificazione del pensiero: gli argomenti trattati inducono alla riflessione sulle speculazioni che nascono da semplici fatti di cronaca, sul senso della giustizia che spesso è frettolosa e sommaria”. 

Ha detto di aver scelto di mettere in scena questo lavoro di Mamet perché è “una lucida analisi del rapporto alterato tra comunicazione, spiritualità e giustizia”, quindi tre termini di una valenza fondamentale…

“La spiritualità, in particolare, è un tema che appartiene alla sfera del privato. Quando la giustizia fa leva su aspetti religiosi o privati per giudicare una persona, ecco che le cose inevitabilmente si complicano. Penso che il dovere della giustizia sia analizzare i fatti reali, non il pettegolezzo o la provocazione. Altrimenti, finiamo per affrontare una giustizia che diventa spettacolo – una giustizia di stampo giacobino, in qualche modo – ed è esattamente quello che viviamo noi ogni giorno in questa nostra società. I temi affrontati da David Mamet si rivelano di un’attualità sconcertante”.

Che caratteristica deve avere un autore per spingerla alla realizzazione di una sua messinscena? Nel suo percorso di artista e produttore ha sempre scelto dei testi che fanno pensare, mai banali…

“Sono vecchio, ebreo e disperatamente colto… Attualmente sto producendo il nuovo film di Roman Polanski e c’è una frase estremamente interessante in cui si dice: “Insegna ai tuoi figli la via da seguire e anche da vecchi la seguiranno”, anche se poi non è dato sapere cosa faranno da grandi… Il vero problema che ci si pone davanti nel corso della nostra esistenza è quello di cercare di vivere nel rispetto della propria coscienza perché la coscienza, così come la ricerca di un proprio equilibrio interiore, esiste: dobbiamo necessariamente farci i conti”.

Biglietti / intero da 18 a 34 euro, previste riduzioni.

Biglietteria / Teatro della Pergola -Via della Pergola 30, Firenze / 055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com – Dal lunedì al sabato: 9:30 / 18:30 – domenica chiuso

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