Un Festival tra arte e fede: “Pace, bellezza e pienezza” (organizzato dall’Arcidiocesi di Siena e dall’Opera Metropolitana insieme a Opera Laboratori) ha accolto oltre 800 persone. Tre nuove pubblicazione della casa editrice Sillabe

Si è concluso con la partecipazione di oltre 800 persone il primo Festival tra Arte e Fede ‘Pace, bellezza e pienezza’ promosso dall’Arcidiocesi di Siena – Colle di Val d’Elsa  – Montalcino e dall’Opera della Metropolitana con l’organizzazione di Opera Laboratori. Vista la positiva risposta da parte della Città, la qualità degli interventi e l’opportunità di porsi interrogativi sulla quotidianità, i promotori hanno deciso di rendere il Festival di Arte e Fede un  appuntamento stabile nel calendario senese.

Questa prima edizione si è aperta con la visita didattica rivolta ai bambini e condotta da Rita Ceccarelli al Pavimento del Duomo; la spontanea curiosità dei più piccoli ha incoraggiato a dare più spazio a questo tipo di attività che, anche nella merenda organizzata presso il cortile di Palazzo Chigi Saracini, ha dimostrato come la cultura possa essere momento di condivisione costruttiva per ogni tipologia di pubblico. Contemporaneamente l’Oratorio di San Bernardino, culla preziosa dell’arte senese, è stato oggetto di un approfondimento diretto da Don Enrico Grassini.

La prima giornata si è conclusa con l’intervento sul sagrato del Duomo di Padre Bernardo Gianni, Abate di San Miniato al Monte che, insieme al Cardinale Lojudice, ha condotto i presenti ad una profonda meditazione: allontanarsi dal proprio centro per esplorare il limitrofo, abbandonare il buio dello spazio in cui siamo stati concepiti per accedere a quella dismisura che nel cielo trova la nostra prima visione e luogo a cui tendere; cercare la forza creativa di quella luce che, riflessa in una luna piena, perennemente ci annuncia una nuova alba. L’arte, da sempre espressione di fede, concretizza la bellezza di questa dimensione assoluta fatta di silenzio e allontana la paura d’aver paura. Ogni singola espressione vitale, se saputa ascoltare allontanandosi dal nostro centro, diviene manifestazione artistica e spirituale. Anche attraverso la poesia di Mariangela Gualtieri, Margherita Guidacci, Simone Weil, Padre Bernardo Gianni ha stimolato i presenti ad una riflessione oltre la misura, aprendo e chiudendo il viaggio con le parole di Mario Luzi tratte dall’opera Viaggio terrestre di Simone Martini.

La seconda giornata ha visto il Festival concentrato sulla figura di Donatello, protagonista indiscusso delle esposizioni temporanee del 2022, e sul suo rapporto con Siena. Gli intervenuti hanno ascoltato, attraverso un tour all’interno del Complesso Monumentale del Duomo, le parole di Marilena Caciorgna ed hanno atteso l’arrivo di Francesco Caglioti, professore alla Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha tenuto, all’interno della Santissima Annunziata  una conferenza sull’attività senese di Donatello, mostrando come sia stato l’artefice di un fenomeno di svolta, di rottura, introducendo nella storia nuovi modi di intendere l’opera scultorea: Caglioti lo chiama il “terremoto” Donatello, così violento da determinare ripetute scosse di assestamento. Lo studioso ha elencato dunque quelle che sono state oggettivamente le novità apportate dall’artista e ne ha sottolineato l’universalità. In particolare, come riferito da Caglioti, Donatello da grande maestro della scultura aveva compreso i limiti di questa arte e si è scatenato nella competizione con la pittura. Il terzo appuntamento, il giorno successivo e in collaborazione con l’Azione Cattolica Diocesana e il Servizio di Pastorale Familiare, ha visto protagonista sul Sagrato del Duomo Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio; andare oltre i propri confini per costruire un incontro con gli altri, l’Europa deve essere un’isola accogliente aprendo corridoi umanitari per chi fugge dalle sofferenze, non solo per carità, ma soprattutto perché questo atteggiamento porta ad un arricchimento culturale nella conoscenza di ciò che vive distante da noi. Non esistono al mondo persone non interessanti, ma per capire questo dobbiamo abbandonare l’egocentrismo dell’Io; il contrario della Pace è l’egoismo, non la guerra, quest’ultima, rifacendosi a Papa Francesco, deve essere semplicemente cancellata dalla faccia della terra. Nella citazione di Argan Riccardi ricorda, inoltre, come l’arte non sia mera raffigurazione di qualcosa, ma pura immaginazione di quello stesso qualcosa.

Ad anticipare l’intervento dell’ex Ministro della Repubblica italiana, il teatro di Palazzo Chigi Saracini ha ospitato la presentazione delle tre nuove pubblicazioni dedicate al territorio senese dalla casa editrice Sillabe: il Pavimento del Duomo di Siena, il Palazzo Bichi Ruspoli all’Arco de’Rossi e Studi per la storia della Città di Montalcino. 

Molto interessanti e seguite sono state le letture di Paola Lambardi all’interno della Casa Oratorio di Santa Caterina dove, attraverso le parole scritte da Raimondo da Capua, l’attrice senese ha raccontato la vita e le gesta della Compatrona d’Italia e d’Europa; nella stessa giornata il Festival si è spostato anche sul territorio senese della Val d’Orcia con una visita guidata da Giacomo Luchini all’Abbazia di Sant’Antimo, tra l’arte, la storia e la lettura dei capitoli della regola di San Benedetto in relazione agli ambienti e agli spazi del Monastero. La sera, all’interno di Palazzo Arcivescovile, l’ultima della quattro lezioni magistrali condotta da Johnny Dotti, scrittore, pedagogista e imprenditore sociale; è necessario tornare ad abitare la vita, a dialogare, ad incontrarsi tra diverse generazioni, vedere il passato come fondamenta per costruire l’avvenire. Uno dei problemi del nostro tempo è essere divenuti oggetti e non persone, volersi riempire di materia e non di relazioni sociali, consumare e non porsi il problema di come noi stessi funzioniamo all’interno di questo sistema chiamato vita; viviamo in un tempo difficile, ma anziché considerare il dolore come parte dell’esistenza cerchiamo, troppo spesso, di allontanarlo dai nostri pensieri, non vogliamo vederlo o sentirlo, ci rifiutiamo addirittura di considerare la morte come momento essenziale e vitale della nostra esistenza.

L’ultima giornata ha visto protagonista il territorio a nord di Siena con Don Enrico Grassini che ha guidato i presenti alla scoperta della ‘Parola dipinta’ all’interno della Collegiata di San Gimignano anticipato da un tour alle cinquantasei tarsie del pavimento del Duomo di Siena, questa volta, rivolto ad un pubblico attento alle parole di Marilena Caciorgna, autrice delle più importanti pubblicazioni dedicate al prezioso tappeto marmoreo della Cattedrale. Il Festival si è chiuso con la Santa Messa, celebrata da S.Em. Cardinale Lojudice presso la Chiesa di Sant’Antonio al Bosco in conclusione, anche, della Settimana delle Famiglie della Diocesi.

 

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