Teatro affollato per “La bohème” al Goldoni di Livorno. Qualche sbavatura iniziale, poi un crescendo fino agli applausi finali. Grande calore per la direzione orchestrale di Gianna Fratta

Livorno, Musica

Terzo titolo della stagione lirica 2018/2019, “La bohème” andata in scena la sera del 19 gennaio 2019 al Goldoni di Livorno ha affascinato il pubblico del teatro praticamente sold out e alla fine gli applausi sono stati calorosi e prolungati.

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Il programma di sala

Anche se, va detto, il debutto dell’opera di Giacomo Puccini – che sarà replicata domenica 20 gennaio 2019 alle ore 16.30, per poi proseguire il suo percorso a Pisa (Teatro Verdi, 16 e 17 febbraio) e Lucca (Teatro del Giglio, 16 e 17 marzo) – è partito un po’ in sordina e con qualche sbavatura nella parte cantata, per poi trasformarsi già a partire dal secondo quadro, durante la scena al Quartiere Latino con la presenza del Coro (CLT Coro Lirico Toscano, maestro Flavio Fiorini) e delle Voci Bianche (coro della Fondazione Teatro Goldoni, maestro Laura Brioli) e proseguire in crescendo. Un crescendo che, alla fine, ha convinto il pubblico (fra il quale c’era anche Piero Pelù, compagno del direttore d’orchestra Gianna Fratta) che non ha risparmiato gli applausi (a seguire la fotogallery: immagini di Augusto Bizzi, come la foto sopra il titolo).

Qualche sbavatura, dicevamo. Da parte di Francesco Fortes (Rodolfo) prima del duetto con Mimì. Quella “gelida manina” che ha però cominciato a riscaldare le voci degli interpreti e il cuore del pubblico, portandolo al secondo quadro gioioso durante il quale ha volteggiato una Musetta/Blerta Zhegu con il phisique du rôle e una buona impostazione. Quindi con il proseguire della storia, il crescendo si è trasformato in una galoppata vocale dei protagonisti, in primis di Mimì/Maria Bagalà. 

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Una serata nel corso della quale ha convinto ed emozionato la lettura della partitura pucciniana da parte di Gianna Fratta, giovane e acclamato direttore d’orchestra che dal podio  ha istruito i musicisti della OGI Orchestra Giovanile Italiana.

“(…) Bohème è una delle opere più pericolose per chi la suona, chi la canta, chi la dirige, chi l’ascolta – ha sottolineato Fratta durante l’allestimento – Sì, perché un titolo così visto e rivisto ha sedimentato in ognuno di noi un’aspettativa, cristallizzato un’interpretazione, fissato un’idea. E ciò rende difficile fat tornare questo capolavoro, una volta ancora, nuovo, unico, giovane, fragrante come i suoi personaggi, scrostandolo dalle abitudini prêt-à-porter, dal già detto, per recuperare un Puccini puro e semplice, così com’è”.

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E gli interpreti, in palcoscenico, sono riusciti a rimandare – grazie anche alla regia di Bruno Ravella ripresa da João Carvalho Aboim – proprio quel senso di freschezza, vuoi per la giovane età dei cantanti (la scelta degli interpreti e dei Maestri collaboratori è il risultato del Progetto LTL Opera Studio 2018), vuoi per la loro attitudine all’arte, il voler fare di essa la loro stessa vita.

Del primo cast, quello andato in scena il 19 gennaio, facevano parte – oltre ai nomi già citati – Jaime Eduardo Pialli (Marcello), Matteo Loi (Schaunard), Michele Gianquinto (Colline),  Rosolino Claudio Cardile (Parpignol), Alessandro Ceccarini (Benoît e Alcindoro), Giorgio Marcello (Sergente dei doganieri) e Paolo Morelli (un doganiere). Allestimento, scene e costumi della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino nell’ambito del protocollo d’intesa “Opera nella Regione Toscana”, scene adattate dalla produzione 2017 de “La bohème” del Maggio Musicale, coproduzione Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca e Teatro Verdi di Pisa in collaborazione con il Maggio Musicale. (elisabetta arrighi)

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