SPECIALE PUCCINI DAYS / 1. LA RECENSIONE. Il Maestro e Catalani, la musica sublime (di Fulvio Venturi)

Concerti e Lirica, Lucca

Puccini Days: nell’ambito del festival grande successo ha riscosso il concerto nell’anniversario della morte del Maestro (29 novembre 1924 / 29 novembre 2016). Ecco la recensione di Fulvio Venturi, scrittore e critico musicale.

IN RICORDO DI GIACOMO PUCCINI E ALFREDO CATALANI

di Fulvio Venturi

Nell’anniversario della morte di Giacomo Puccini, avvenuta a Bruxelles il 29 novembre 1924, si è tenuto a Lucca un concerto sinfonico, protagonista l’Orchestra dell’Istituto musicale Boccherini, diretta dal Maestro Gianpaolo Mazzoli (nella foto grande sopra al titolo). La manifestazione, partecipata da un folto pubblico, si è tenuta presso la popolare Chiesa di San Francesco, recentemente restaurata grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, nell’ambito di “Lucca I giorni di Puccini – Lucca Puccini days”, il riuscito cartellone che nel nome del celebre musicista lucchese raccoglie una serie di iniziative culturali, laboratori, spettacoli, produzioni musicali.catalani modello per la tela l'edera

Con felice intuizione, gli organizzatori, nel presente concerto hanno unito al ricordo di Puccini quello di Alfredo Catalani, altro operista di gran valore. Nato a Lucca nel 1854, dopo una tragica infanzia durante la quale vide scomparire rapiti dalla tisi i membri della propria famiglia, Alfredo Catalani si trasferì a Milano dove fu allievo del Regio Conservatorio. Per quanto anch’egli segnato dalla malattia, a Milano, Catalani si mise subito in luce per le sue qualità musicali e partecipò attivamente alla vita culturale della capitale lombarda, identificandosi con la “Scapigliatura”. Fu in contatto con Arrigo Boito, con Giuseppe Rovani, con Emilio Praga, con Giovanni Camerana e frequentò i circoli non solo musicali o letterari, ma anche quelli di pittori come Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Giovanni Segantini, artisti come lui segnati da strazianti angosce esistenziali destinate a spegnersi presto nella morte. Di Tranquillo Cremona, Catalani sarà persino modello per il celebre dipinto “L’edera” (nella foto un particolare), sottile simbologia dell’attaccamento alla vita e all’arte che sfuggono.

Detto questo, Alfredo Catalani, scomparso trentanovenne nel 1893, e ricordato post mortem da un’epigrafe di Pascoli che ancora si legge nel foyer del Teatro del Giglio, lascia un’opera che sfiora il capolavoro e forse lo raggiunge, La Wally, un altro melodramma di grande impatto come Loreley, diversi altri titoli operistici di fascino fra i quali nominiamo l’orientaleggiante ed imperfetta Dejanice in virtù di pagine nondimeno memorabili come i preludi, l’aria O rea vita corsara, il baccanale, il doloroso finale. E all’oriente, filtrato dalla lente culturale di Arrigo Boito, che ne scrisse il libretto, Catalani deve anche la partitura d’esordio, La Falce, un’egloga musicale composta come saggio ultimo di conservatorio.catalani4

Il programma della serata, finissimo, in totale connubio con le personalità di Catalani e Puccini soprattutto in ragione della loro formazione milanese e “scapigliata”, si è aperto proprio nel segno della Falce, e del suo corrusco preludio sinfonico. Brano peraltro irto di difficoltà esecutive, difficile da tenere in equilibrio fra sonorità robuste e quasi impalpabili disegni melodici sul filo di un’armonia per l’epoca ardita. La serata è dunque continuata con l’esecuzione del presago A sera, in origine quartetto d’archi, poi confluito nella Wally come preludio al terzo atto. Pagina di rara intensità e delicatezza qui eseguita dalla sezione a corda della compagine. Il concerto ha previsto anche la partecipazione di due cantanti, scelta imprescindibile nei confronti di operisti come Catalani e Puccini e la prima parte si è conclusa con l’aria Ebben? Ne andrò lontana… dalla Wally, una delle icone sonore del nostro tempo, al pari di Nessun dorma dalla Turandot, nella appassionata esecuzione del soprano Cristina Martufi. La seconda parte è stata dedicata interamente a Puccini con l’esecuzione del Preludio sinfonico per orchestra in La Magg. (catalogato con la sigla SC32) del 1882 che chiuse l’esperienza di Puccini in conservatorio. Brano sempre interessante da ascoltare per i rimandi che suscita, da Ponchielli a Massenet, da Catalani stesso al giovanissimo Mascagni di In filanda e Pinotta. Grande attenzione ha suscitato poi il Capriccio sinfonico SC55 in ragione degli spunti poi utilizzati nelle Villi, in Edgar e soprattutto nella Bohème e dunque Cristina Martufi si è misurata con l’interpretazione del celeberrimo Un bel dì vedremo da Madama Butterfly, così come l’altra cantante, il soprano Eva Dorofeeva, ha fatto ascoltare il Quando me n’ vo dalla Bohème e lo splendido Sogno di Doretta dalla Rondine. A chiusura del percorso logico e raffinato che ha dettato le linee del programma, è stato eseguito il trascinate intermezzo di Manon Lescaut, l’opera che segna la conclusione del periodo giovanile di Puccini e che accanto alle eco ormai tardive della “Scapigliatura”, accoglie la lezione di Richard Wagner per la creazione di un linguaggio unico. Il linguaggio, appunto, di Giacomo Puccini.

Partecipazione straordinaria del pubblico e successo indimenticabile sull’onda dell’emozione. Da sottolineare la bella prova dell’Orchestra dell’Istituto musicale Boccherini, formata da allievi e docenti e la sicurissima mano del Maestro Gianpaolo Mazzoli.

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