SPECIALE “IRIS” / 6. Il feeling fra pubblico e palcoscenico. L’emozione dell’Inno del Sole e la grande musica di Mascagni

Concerti e Lirica

di ELISABETTA ARRIGHI

Alla platea livornese dello storico Teatro Goldoni, vista la standing ovation finale (di cui abbiamo già parlato nella notizia flash pubblicata su www.toscanaeventinews.it subito dopo la fine della rappresentazione di sabato 16 dicembre 2017), il nuovo allestimento di “Iris” è piaciuto. E il tributo di applausi e grida entusiastiche era senz’altro rivolto al cast, al coro, all’orchestra, al direttore, al regista… ma anche a lui, Pietro Mascagni, che con quest’opera che sta per compiere i 120 anni dalla première del 1898 al Teatro Costanzi di Roma, è tornato nella “sua” Livorno. All’uscita, nel foyer del Goldoni, commenti quasi tutti molto positivi (nelle foto scene da “Iris”, ph. Trifiletti / Bizzi).

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Paletta Marrocu, Iris. prova generale. (Foto Trifiletti / Bizzi)

Per “Iris” una ripartenza che nei prossimi due mesi, a inizio 2018, farà tappa al Teatro Verdi di Pisa e al Teatro del Giglio di Lucca che hanno partecipato alla produzione insieme al Kansai Nikikai Theater di Osaka. Nella speranza che possa tornare ad essere un titolo di “repertorio” (“Iris” lo è stato fino alla seconda guerra mondiale, ndr) al quale anche i grandi teatri siano motivati ad aprire le porte e il palcoscenico. Una domanda che il musicologo, critico e saggista Fulvio Venturi (vedi l’intervista su Iris e Mascagni pubblicata su www.toscanaeventinews.it) ha rivolto ad esempio al sovrintendente del Teatro alla Scala dottor Pereyra. Un invito che, speriamo, possa essere ascoltato.

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Carmine Monaco d’Ambrosia e Paletta Marrocu (rispettivamente Kyoto e Iris). Prova generale (Foto Trifiletti / Bizzi)

L’opera è bellissima. La musica di Mascagni è capace di arrivare alla mente e al cuore e avvolgere chi l’ascolta in un tripudio di emozioni. Offre accordi originali, echi di un Giappone fantastico, e una grande “modernità”. Un’opera “avanti”, intrisa di notevole audacia – consideriamo che debutta nel 1898 – non solo per la sua composizione, ma anche per il soggetto che mescola “atmosfere di favola crudele” e la “solitudine visionaria della figura della protagonista” (Alberto Paloscia, direttore artistico della stagione lirica del Goldoni, nelle sue note all’opera). Una grande musica sottolineata dalla bellezza del libretto di Luigi Illica. Il Giappone immaginato per primo da Mascagni, sei anni prima della Butterfly pucciniana. Una “sceneggiatura” che arriva in un’epoca in cui la cultura europea era permeata di “orientalismo” e simbolismo.

“Iris” e la regia di Hiroki Ihara, perché la genesi di questo allestimento parte da Osaka, dove è stata rappresentata prima dell’estate 2017 con grande successo. Un regista del Sol Levante per l’opera mascagnana, cosa che accade per la prima volta in Italia. “Un’opera in cui il pubblico – come ha avuto modo di dire il maestro Daniele Agiman, direttore d’orchestra – è chiamato non ad assistere ad una vicenda, ma a riflettere contemporaneamente allo svolgersi della vicenda stessa… e che vicenda!”.

L’atmosfera colorata, la scenografia che con pochi arredi e maxi proiezioni si offre al pubblico appena viene aperto il sipario, è subito “incendiata” dall’Inno del Sole. Calore. Luce, Amore. Ecco l’avvio simbolistico dell’opera, del Sole che è divinità, che accompagna la vicenda di Iris. Epico e filosofico. Una bella interpretazione del Coro Ars Lyrica con il coro aggiunto (maestro del coro Marco Bargagna mentre il secondo è stato istruito da Luca Stornello), che ha subito convinto platea, palchi e loggione del Goldoni. Un pubblico che è poi entrato in sintonia con Paoletta Marrocu, nei panni di Iris, che ha offerto una interpretazione fatta di passione, emozione, vocalità e phisique du rôle. Per lei molti applausi a scena aperta prima della standing ovation finale. Sul palco Osaka ha assunto il volto e la voce di Paolo Antognetti mentre Il Cieco (cioè il padre di Iris) è stato interpretato da Manrico Signorini. Carmine Monaco d’Ambrosia ha vestito il personaggio di Kyoto. A completare il cast Alessandra Rossi (Dhia / Una Guècha), Didier Pieri (Cenciaiolo / Merciaiolo), quindi Tommaso Tomboloni e Marco Innamorati. Il pubblico ha gradito, sorvolando su qualche sbavatura. Con la necessità, forse, di qualche approfondimento per le voci principali maschili. Positiva, anche se con qualche lentezza, la prova dell’Orchestra Filarmonica Pucciniana diretta per l’occasione dal maestro Agiman. 

Il direttore artistico della stagione lirica del Teatro Goldoni, Alberto Paloscia, ha avuto modo di sottolineare come questa nuova edizione di “Iris” sia “il coronamento di un vero e proprio work in progress iniziato due anni fa con l’ampliamento e il consolidamento del Progetto Mascagni della Fondazione Teatro Goldoni nel panorama internazionale attraverso rapporti con prestigiose realtà europee ed extraeuropee ed alla nuova veste conferita al corso di alto perfezionamento per interpreti mascagnani e veristi denominato Mascagni Opera Studio”. Dal quale arrivano diversi interpreti e nel quale la masterclass era affidata a Paoletta Marrocu, l’interprete di Iris (nel corpo docente anche Alberto Paloscia, la regista Vivien Hewitt, il mezzosoprano Laura Brioli, il musicologo Fulvio Venturi, il regista Giancarlo Del Monaco, il direttore d’orchestra Danele Agiman).

Domenica 17 dicembre, sempre al Teatro Goldoni di Livorno (ore16.30), replica di “Iris” che manda in scena il secondo cast del quale fanno parte la giovane livornese Valentina Boi (Iris), Fulvio Fonzi / Il Cieco, Denys Pivnitskyi / Osaka, Keisuke Otani / Kyoto, Kaoru Kiichi (Dhia – Una Guècha), Daisuke Fujita (Un Cenciaiolo – Un Merciaiolo), Tommaso Tomboloni e Marco Innamorati (Due Cenciaioli).

Al Teatro Verdi di Pisa la messa in scena di “Iris” è in programma per il 13 e 14 gennaio, mentre il 10 e 11 febbraio sarà al Teatro del Giglio di Lucca. 

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