Seguendo (anche a teatro) il filo dell’acqua e della memoria

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Il 4 novembre 1966, cinquant’anni fa, l’Arno fu protagonista di un’autentica guerra, che non abbiamo più smesso di combattere. Raccontare oggi quella storia, storia d’acqua e resurrezione, per la Fondazione Teatro della Toscana non è una banale cerimonia del ricordo, ma un rito collettivo e fondamentale. Senza fatalismo. E senza dare colpa all’acqua.

Nel ’66 quell’acqua arrivò al massimo di 13 metri sul livello stradale di Firenze: “Fincostassú” è lo spettacolo che il giornalista e drammaturgo Alberto Severi ha scritto per Marco Zannoni e la regia di Lorenzo Degl’Innocenti. Una sorta di spartito a più voci per attore solo, trascinato a testimoniare le varie fasi della catastrofe, assumendo di volta in volta l’identità di traghettatore beone o di sommesso eroe dell’acquedotto, di acida bottegaia o di cacciatore spaccone, di pittore dongiovanni o di pretino di curia, di rigattiere filosofo o di ciarliera moglie dell’orefice di Ponte Vecchio. Una produzione Fondazione Teatro della Toscana. In prima nazionale al Teatro Niccolini (11-13 / 15-16 novembre).

Scandito dal ritmo perenne della pioggia, prende corpo “Il filo dell’acqua”, scritto da Francesco Niccolini, regia di Roberto Aldorasi e dello stesso Niccolini: in scena Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, tre voci per un canto che intreccia poesia, storia e memoria di chi c’era. Suoni, rumori, immagini, tutto che scorre. Tutto mischiato, travolto dall’acqua, in quel contraddittorio, spaventoso e al tempo stesso meraviglioso momento in cui tutto quello che è normalità e quotidianità salta e diventa straordinario e condiviso. Una produzione Arca Azzurra Teatro al Teatro Studio (22-23 novembre).

Il fiume è la base della cultura e della storia di Firenze, l’ha aiutata a crescere, l’ha invasa e distrutta, passa silenzioso sotto le gambe larghe dei ponti come un testimone discreto. Il sarcasmo fiorentino, di cui l’autrice, Paola Presciuttini, e l’interprete, Gionni Voltan, sono rappresentanti per ragioni di ‘nascita, di cultura e di scelta’, quello stesso spirito che ha permesso alla città di non soccombere al disastro, è l’imbarcazione con la quale Oltre gli argini, regia di Mario Mattia Giorgetti, produzione C.A.M.A., naviga sulle onde limacciose di una storia che non verrà mai raccontata abbastanza. In prima nazionale al Teatro Niccolini (17 novembre). “Non è successo nulla – appunti visivi di un laboratorio teatrale”. prodotto da Dinamo Film, in collaborazione con Caterina Poggesi / Fosca e Cesare Torricelli, è una pellicola che narra di come un gruppo di ragazzi rivisitò nel 2006, dopo una serie di studi al Teatro della Pergola, il tema dell’Alluvione. Oggi quei ragazzi, diventati adulti, parteciperanno dieci anni dopo a una nuova proiezione dell’opera, proprio alla Pergola (9 novembre, ingresso libero),

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