Sassari, il baritono Alberto Gazale torna a cantare nella sua città dopo 13 anni. Standing ovation per il concerto in piazza, apertura della stagione lirica 2020

Fuori Toscana

Era annunciato come un evento e ha mantenuto le promesse. Il concerto lirico-sinfonico col baritono sassarese Alberto Gazale, accompagnato dall’Orchestra dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” diretta da Sergio Oliva, ha aperto la Stagione lirica 2020. Un momento storico, che ha visto per la prima volta la grande musica ospitata nel cuore della città, ha dato il via sabato 5 settembre 2020, alla Stagione “post-Covid”.

Alberto Gazale mentre canta in piazza a Sassari, la sua città

La scelta di esordire nel salotto buono di Sassari, pensata per restituire al capoluogo la grande musica coinvolgendo al contempo il massimo numero possibile di spettatori, ha raggiunto il suo scopo. Tutti i 600 posti previsti come massima capienza della piazza sono stati occupati e cinque minuti di applausi hanno sancito il successo del baritono sassarese Alberto Gazale, di nuovo nella sua città dopo 13 anni. «Torno dove sono nato e cresciuto con grande emozione e spero che questo sia il primo passo verso la normalità», ha spiegato, citando i versi di Andrea Chénier, il capolavoro di Umberto Giordano la cui aria “Nemico della patria” ha chiuso il concerto: “In un sol bacio e abbraccio tutte le genti amar”, un messaggio d’augurio perché si torni presto alle abitudini di un tempo.
Il programma ha attraversato secoli di musica su cui il baritono di casa, che nella sua carriera ha interpretato oltre settanta ruoli, ha strappato gli applausi e i “bravo” del pubblico che ha gremito i posti a sedere, esauriti da settimane; tantissimi anche coloro che, non essendo riusciti a prenotare, hanno seguito il concerto al di là delle transenne.

Dopo l’apertura con la sinfonia dal Nabucco di Giuseppe Verdi, Gazale ha esordito con l’aria “Cruda, funesta smania” da Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Poi di nuovo Verdi, di cui Gazale è superbo interprete, con “Pietà, rispetto, amore” da Macbeth e “Oh, dei verd’anni miei” da Ernani. Una corsa verso il verismo novecentesco con Intermezzo e Prologo da Pagliacci di Leoncavallo e ancora Verdi con la coinvolgente “Credo in un Dio crudel” dall’Otello. Un tuffo nel passato col Preludio di Carmen cui segue l’aria di Escamillo “Votre toast, je le peux vous le rendre”, prima del finale: ancora Nabucco con l’aria “Dio di Giuda” e la conclusione con Andrea Chénier; infine, come bis, il grande classico napoletano Core ‘ngrato.
Non c’è più tempo, le norme anti-Covid impongono di lasciare la piazza. Il pubblico applaude, ancora una volta, consapevole di essere stato testimone di un momento storico per la città, per la musica, per la cultura. Con grande compostezza si avvia verso l’uscita, con una certezza nuova: la Stagione lirica dell’Ente concerti è ricominciata, insieme al cammino verso una nuova quotidianità. 

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