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San Gimignano, nella suggestiva piazza il Rigoletto di Mario Menicagli che ha diretto con il fuoco della passione. Buone prestazioni di Morini e Mongiardino. La recensione di Fulvio Venturi

Concerti e Lirica, Siena
di Fulvio Venturi
 
A San Gimignano l’opera in piazza ha una tradizione ben radicata da una novantina d’anni. Sul palcoscenico di Piazza del Duomo si sono alternati grandi nomi, dai leoni d’anteguerra, Galliano Masini, Aurelio Marcato, Adelaide Saraceni, Sara Scuderi, Afro Poli, ai non meno valorosi interpreti d’appena ieri, Giuseppe Giacomini, Ottavio Garaventa, Aldo Protti, Rita Lantieri, Ines Salazar.
Vi è poi l’incanto del luogo, di una delle piazze più suggestive d’Italia, dell’austerità romanica della Collegiata con gli affreschi del Ghirlandaio e di Benozzo Gozzoli e della robusta mole del Palazzo del Podestà, oggi importante sede museale. Sia pure fra molte difficoltà, diminuita la platea, e ridotta l’affluenza di pubblico un tempo oceanica, San Gimignano dà ancora segni d’attaccamento alla sua tradizione operistica.
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Il maestro Mario Menicagli durante una pausa durante le prove di Rigoletto a San Gimignano
Così abbiamo assistito ad una lodevole rappresentazione di Rigoletto, affidata alla solida professionalità di Mario Menicagli il quale forte di buona orchestra e di un gruppo affiatato di cantanti ha rispettato la partitura verdiana riaprendo alcuni tagli voluti dalla “prassi” esecutuva e dirigendo con il fuoco della passione e con l’entusiasmo di chi butta il cuore oltre l’ostacolo. Il Rigoletto di Carlo Morini si è avvalso di un fraseggio musicale, approfondito, di una invidiabile tenuta vocale e di un registro acuto svettante, firmando una prestazione di tutto rispetto. Buono anche il Duca di Gianni Mongiardino dotato di squillo e non privo di una certa eleganza evidenziatasi soprattutto nella grande scena – recitativo, aria e cabaletta – che apre il secondo atto. Anna Delfino è stata una Gilda forse un po’ alterna, ma di buone doti, espresse soprattutto nel duetto col Duca e nell’aria del Caro nome. Infine eccellente la coppia dei fratelli “terribili” formata da Paolo Pecchioli, uno Sparafucile dalle nitide sonorità e dalla Maddalena della bella Paola Lo Curto, giovane e promettente mezzosoprano. Una menzione d’onore a Martina Debbia, convincente Giovanna e Michele Pierleoni, efficace Monterone. Con questi cantanti deve però essere elogiato il resto del cast che annoverava Francesca Mercadante, Maria Salvini, Mentore Siesto, Alessandro Martinello e Paolo Morelli. Piuttosto bene il coro diretto da Stefano Cencetti.
 
Senza grandi voli la regia di Franco Zappalà che però ha dovuto fare i conti con l’esiguità delle prove e con un palcoscenico di dimensioni piuttosto ridotte. Alla fine applausi convinti e prolungati per tutti.
 
 
 
 
 

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