Dalì, “Il sogno del classico” a Palazzo Blu

Arte

Quella di Salvador Dalì a Pisa, nella sede di Palazzo Blu, è una di quelle mostre che lasciano il segno. Si intitola “Dalì. Il sogno del classico” e mostra il volto insolito dell’artista catalano, nato nel 1904 a Figueres,  dove è scomparso nel gennaio del 1989 (nella  foto grande “Eco geologica” dalla Pietà di Michelangelo, 1982, olio su tela, 100 per 100 centimetri). Il Dalì che tutti conosciamo sembra essere infatti l’uomo e l’artista esuberante, ironico, surrealista. Ma dietro il paravento teatrale c’era un creativo che portava avanti una profonda riflessione sull’arte, affrontata con la sensibilità di un artista e di un intellettuale estremamente complesso. La grande rassegna pisana – curata da Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalì – Fundació Gala-Salvator Dalì – propone quindi una lettura inedita di Dalì che nelle sale del bel palazzo affacciato sullArno, si trasforma in un esploratore e ammiratore del sogno classico. Nel corso del Novecento nessun altro a parte lui,  è riuscito a coniugare il fascino esercitato sul grande pubblico e le critiche di istituzioni e storici dell’arte.

Così il Dalì che possiamo ammirare fino al 5 febbraio 2017, seguendo un percorso composto da circa 150 opere, è quello della selezione di importanti tele capaci di raccontare l’ispirazione che il Maestro traeva dai capolavori dell’epoca di Michelangelo e Raffaello. Si tratta di opere provenienti dai due più importanti musei dedicati a Dalì, ovvero il Teatro Museo di Figueres e il Dalì Museum di St. Petersburg in Florida, e dai Musei Vaticani. Ecco così irrompere la forza straordinaria di tele poco conosciute e in alcuni casi inedite (sono quattro: Senza titolo, Mosé dalla tomba di Giulio II de’ Medici di Michelangelo, Senza titolo. Cristo dalla Pietà da Palestrina di Michelangelo, Senza titolo. Giuliano de’ Medici dalla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo, nella foto sotto, e Senza titolo. Dal michelangiolesco Ragazzo accovacciato), caratteristiche dell’ultimo periodo di vita dell’artista.

“Presentate per la prima volta come un corpus stilistico e tematico – si legge nella scheda della mostra – queste opere permettono di analizzare la tecnica e il pensiero di Dalì di quel periodo, e di evidenziare come le sue inquietudini continuassero a tradursi in espressione artistica. Approfondire la conoscenza dell’ultima fase di vita del pittore, ancora poco nota, significa entrare in contatto con il pensiero daliniano più peculiare, meditato da una espressività che persegue la ricerca dell’immortalità. Così come dimostrano anche i quattro dipinti – si legge – che aprono la mostra (La Trinità, studio per il concilio ecumenico – 1960, Paesaggio di Portlligat – 1950, Sant’Elena a Portlligat – 1956 circa e L’Angelo di Portlligat – 1952) dove è possibile notare una svolta mistica e religiosa nell’arte di Salvator Dalì”. Il cui “Manifesto Mistico”, datato 1951, vuole legittimare la sua pittura basata su temi religiosi che traggono ispirazione dagli artisti del Rinascimento.dali2pisa A Palazzo Blu, dove la mostra è stata presentata il 30 settembre scorso (vigilia dell’apertura al pubblico), sono visibili anche le xilografie che illustrano da Divina Commedia di Dante Alighieri. Un lavoro – realizzato fra il 1950 e il 1952 – che era stato commissionato all’artista spagnolo dal ministro della Pubblica Istruzione. Oltre cento acquerelli (per l’esattezza 102) che nel 1954 furono esposti a Roma, e quindi a Venezia e Milano. Un lavoro che suscitò polemiche e pressioni politiche da parte di chi era contrario che uno spagnolo illustrasse il più grande capolavoro della letteratura italiana: il governo italiano rescisse la commessa e Dalì, offeso del gesto, offrì le illustrazioni e il diritto di riproduzione, raddoppiando il prezzo, a Joseph Forêt che nel 1960 pubblicò il catalogo della mostra allestita al Palais Galliera di Parigi e nel 1963 un’edizione integrale della Commedia dantesca con i disegni di Dalì.

La mostra pisana non tralascia poi 27 disegni e acquerelli che raccontano la vita di Benvenuto Cellini. Si tratta di parte delle oltre quaranta illustrazioni commissionate a Dalì nel 1945 dall’editore Doubleday & Company per illustrare una nuova edizione della Vita dell’orafo fiorentino.palazzoblu

INFO: la mostra di Palazzo Blu (nella foto) è realizzata con il patrocinio del ministero dei Beni e delle attività culturali, dell’ambasciata di Spagna a Roma, della Regione Toscana e del Comune di Pisa. L’organizzazione è a cura della Fondazione Palazzo Blu insieme a MondoMostre, con la collaborazione della Fundació Gala-Salvator Dalì e grazie al contributo della Real Academia de Espana en Rome. Il catalogo è edito da Skira.  La mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 20. Biglietto intero 12 euro con audioguida inclusa, ridotto da 5 a 10 euro, sempre con audioguida inclusa.

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