Raccolta a macchia di leopardo, ma stagione super perla farina di castagne Dop della Lunigiana.

In cantina e in cucina, Massa-Carrara

La farina Dop della Lunigiana “batte” anche il Covid. E’ una stagione super nonostante un raccolto a macchia di leopardo per la regina delle farine Dop italiane. Le stime, fornite da Coldiretti in collaborazione con l’associazione nazionale Città del Castagno, sono molto variabili e dipendono da diversi fattori che messi insieme hanno decretato un aumento oppure una riduzione della produzione di castagne in Lunigiana. Confermate le stime che caratterizzano la Regione Toscana: +20% – 30%.

Il cinipide oggi ha raggiunto un equilibrio con il suo antagonista Torymus sinesis ed anche per quanto riguardo il marciume delle castagne (Gnomoniopsis castanea) è andata bene con pochissima percentuale di castagne marce. “L’andamento della raccolta è molto diverso da comune a comune, anche a poche centinaia di metri di distanza. – spiega Francesca Ferrari, presidente Coldiretti Massa Carrara – Questo dipende da fattori legati al clima. La pioggia di settembre ha salvato una stagione che poteva essere decisamente inferiore alle aspettative. C’è grande oscillazione nelle performance dei castagneti. In alcune zone della Lunigiana c’è stata una riduzione del 30%, in altre siamo il linea con lo scorso anno contando che in Toscana è andata meglio che altrove”. 

La castanicoltura, soprattutto in Lunigiana, continua a rappresentare una fonte di sostentamento per imprese e famiglie. Il suo prodotto di riferimento, la farina, non sembra conoscere crisi nemmeno in tempi difficili ed incerti come quelli che stiamo vivendo. Per la farina Dop della Lunigiana, una delle due farine italiane a poter fregiarsi della denominazione europea (l’altra è la farina di neccio della Garfagnana), la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 50 quintali certificati. “La farina Dop ha un grande mercato – spiega Barbara Maffei di Montagna Verde – ma il prodotto ogni anno non è mai sufficiente anche se ci aspetta un inverno molto incerto a causa dell’emergenza sanitaria. E’ difficile oggi fare previsioni”.

Stessa sorte anche per la castagna fresca, e principalmente per il marrone, il cui consumo è favorito dall’abbassamento delle temperature anche se peseranno gli annullamenti di sagre ed eventi. Nei mercati all’ingrosso si rilevano quotazioni nella media del periodo, che vanno da 2,50 a 4,50 euro/chilo a seconda del calibro con i prezzi tendono a raddoppiare al consumo. Nel suo complesso il comparto ha una rilevanza economica notevole in Toscana: su di una superficie di 33.000 ettari, di cui 16.000 ettari coltivati con castagni da frutto, si ottengono quasi 200mila quintali di castagne per una produzione media annua di oltre 90 milioni di euro. “Il rischio però – analizza la Ferrari – è quello di trovarsi nel piatto castagne straniere provenienti soprattutto da Portogallo, Turchia, Spagna e dalla Grecia, considerato che le importazioni nel 2019 sono risultate pari a 32,8 milioni di chili di castagne, spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai nostri produttori”. 

Da qui la richiesta di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia. Ancora peggiore è la situazione dei trasformati, per i quali non vi è l’obbligo di etichettatura di origine e per le farine di castagne che, non avendo un codice doganale specifico, non è neppure dato a sapersi quante ne vengano importate. Se non si vuole comunque correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città, Coldiretti invita i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili. Meglio allora frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne.

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