Prima Giacobazzi, poi “Qualche volta scappano”. E “Miseria e nobiltà” (con un articolo di Gabriele Rizza)

“Il nostro è un lavoro fatto anche di viaggi e durante i viaggi ti trovi inevitabilmente a pensare: riuscirò a vedere i miei nipoti?” scrive Giuseppe Giacobazzi, protagonista di “Io ci sarò”, nuovo spettacolo dell’artista romagnolo che crea un ponte immaginario con lo show precedente “Un po’ di me (Genesi di un comico)”, sabato 1 aprile, ore 21, al Teatro Verdi di Montecatini.

“Oggi mi rendo conto di essere un genitore di 53 anni con una figlia di 3 e quindi mi sono ritrovato a pensare: riuscirò a vedere i miei nipoti e, nel caso li riesca a vedere, riuscirò a rapportarmi come fa un nonno e quindi a viziarli, a giocare con loro, a parlarci e raccontargli delle storie, cercando di dare consigli che non verranno sicuramente ascoltati, a spiegargli anche questo buffo movimento di sentimenti che è la vita?”. È da questa riflessione che l’artista s’ispira per raccontare con il suo nuovo lavoro lo scarto tra le diverse generazioni e i differenti linguaggi che le caratterizzano. “Ho pensato di lasciare un «videomessaggio» che possa spiegare ed eventualmente interagire con i miei possibili futuri nipoti. E per farlo, l’unico modo che conosco, è farlo davanti ad un pubblico”.

Andrea Sasdelli, in arte Giuseppe Giacobazzi: comico romagnolo doc, è stato tra i personaggi di punta di Zelig, trasmissione tv che lo vede protagonista in tutte le edizioni, fin dal lontano 2006. Il suo debutto sul palco risale al 1993, al fianco di colleghi come Duilio Pizzocchi e Natalino Balasso. Nel 2001 va in stampa il suo primo libro di povesie, “Sburoni si nasce”; nel 2008 esce “Una vita da paura” che diventa subito un best seller; nel 2009 arriva ”Quel tesoro di mio figlio”, scritto a 4 mani con l’amico di sempre Duilio Pizzichi. Nel 2011 è tra gli attori del film “Baciato dalla fortuna”, al fianco di Vincenzo Salemme e Alessandro Gassman; a Natale dello stesso anno debutta nel cinepanettone “Vacanze di natale a Cortina” insieme a Christian De Sica. L’esperienza sul grande schermo continua poi con “All’ultima spiaggia (2012, regia di G. Ansanelli) e “Regalo a sorpresa” (2013, regia di Fabrizio Casini).

BIGLIETTI: da € 25,00 a € 34,50 (d.p. inclusi) www.teatroverdimontecatini.it – info@teatroverdimontecatini.it

SE È IL CANE A SCAPPARE PROVOCANDO LA CRISI DI COPPIA

Rosita Celentano, Attilio Fontana e Pino Quartullo si cimentano in una commedia divertente, profonda, originale ed elegante: “Qualche volta scappano”, scritta da Agnes e Daniel Besse, tradotta, adattata e diretta da Pino Quartullo che l’ha ambientata in Italia rifacendosi ad atmosfere fra Harold Pinter e Woody Allen, domenica 2 aprile 2017, ore 18, al Teatro Verdi di Montecatini, parte dell’incasso sarà devoluto all’Associazione Animali Montecatini Terme.

Lo spettacolo segna, tra l’altro, il debutto in teatro di Rosita Celentano anche perché, Rosita conduce, con Angelo Vaira, la seguitissima trasmissione radiofonica, “Chiedimi se sono felice”, su Radio24, dedicata ai cani e ai suoi padroni, con migliaia di fedelissimi ascoltatori, su tutto il territorio nazionale.

Contrariamente a quello che purtroppo succede di solito, quando i cani vengano abbandonati per la strada, in questo spettacolo si racconta la storia di un cane che abbandona i suoi padroni, facendoli entrare in crisi anche come coppia. A questo si aggiunge l’arrivo di un amico che peggiora la situazione: li mette di fronte alla loro vita, totalmente condizionata e rovinata da questo cane. Ma si capisce subito che l’abbandono del cane è una metafora del loro amore e che ognuno dei tre vorrebbe essere il cane che è scappato. La fuga del cane è un pretesto per fare un viaggio dentro di noi ed indagare sul nostro desiderio di fuga. Nello spettacolo ci sono dei numeri musicali cantati dal vivo; la scenografia è stata curata dallo scenografo Francesco Ghisu, che ha fatto realizzare, dall’affermato artista Mauro Di Silvestre, una enorme, coloratissima, parete-quadro mozzafiato. I costumi sono di Giovanni Ciacci, personaggio della moda, sempre più popolare grazie alle numerose partecipazioni nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, tra cui “Detto Fatto”.
BIGLIETTI: da € 24,00 a € 30,00 (d.p. inclusi)

PREVENDITE: tutti i giorni presso la cassa del teatro ore 10,00-13,00 e 15,30-19,30 e su www.teatroverdimontecatini.it – Circuito Regionale Box Office – www.boxol.it e www.ticketone.it

“MISERIA E NOBILTÀ”, L’ARTE DI ARRANGIARSI AL FABBRICONE DI PRATO

di GABRIELE RIZZA

“Miseria e nobiltà” non è solo il titolo di una celebre commedia di Eduardo Scarpetta. E’ piuttosto una filosofia di vita, l’arte di arrangiarsi, quel fare di necessità virtù che alimenta le nostre vite. Scarpetta la scrisse nel 1888 e fu subito un successo clamoroso. Nel 1954 ci avrebbe pensato Totò a rincarare la dose nel film di Mario Mattoli insieme a Sophia Loren, Enzo Turco, Valeria Moriconi, Franca Faldini e Dolores Palumbo ma già un decennio prima, nel 1941, “Miseria e nobiltà” era finita al cinema diretta da Corrado D’Errico. A Scarpetta e a Mattoli si rifà ora Michele Sinisi per la sua rilettura che dal 30 marzo al 2 aprile 2017  è di scena al Fabbricone di Prato.

La storia è nota. E lo stratagemma architettato da Scarpetta si trasforma un infallibile meccanismo comico. Una macchina da guerra di risate e colpi di scena. Un cuoco arricchito pretende che la famiglia del giovane nobile per la quale sua figlia nutre un amore corrisposto, si rechi da lui in delegazione a chiedergli la mano. I due giovani reclutano per la bisogna, spacciandoli per aristocratici, due poveri in canna con le rispettive famiglie. Com’era precedibile l’inganno verrà scoperto. Che la sarabanda abbia inizio. Michele Sinisi (anche regista a capo di un affiatato e scatenato undici attoriale) diluisce la tradizionale patina napoletana della commedia e da sotto il Vesuvio sale e scende per la penisola: una miriade di dialetti affolla la scena, marchigiano, emiliano, milanese, pugliese, in una sorta di globalizzazione esistenziale in cui miserie e nobiltà, meschinità e generosità, illusione e disperazione diventano lo specchio tragicomico della condizione umana. Ma anche l’emblema del trasformismo che oggi domina il mondo e dell’artificio rappresentativo che regola e sovrintende il mestiere dell’attore, quella state in bilico, dentro e fuori scena, dentro e fuori dal personaggio o da se stessi. Info 0574 608531.

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