PITTI UOMO / 8. Primi dati sull’andamento della manifestazione crocevia di tendenze che chiude venerdì 14 giugno in Fortezza da Basso. Previsti oltre 18mila buyer da quasi 100 diversi Paesi

Moda e Artigianato

Pitti Uomo si conferma crocevia globale delle tendenze, delle novità e dei lanci di nuovi progetti della moda maschile e del suo lifestyle. Bene e in crescita alcuni importanti mercati come Francia, Turchia, Hong Kong, Belgio e Russia, in leggera flessione i numeri di Germania, Spagna, Giappone, e quelli dei compratori italiani. Per un’edizione – quella che si conclude venerdì 14 giugno 2019 in Fortezza da Basso a Firenze – all’insegna della grande energia e dell’ottimismo, in un anno non facile per il commercio internazionale. (Sopra il titolo: immagine della mostra “Romanzo breve di moda maschile”, Pitti – Firenze / giugno 2019. Ph. Alessandro Ciampi / dal sito Pitti Uomo).

“Stiamo registrando una grande effervescenza in Fortezza da Basso e in città – dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – e questo è il primo evidente segnale dello spirito di un’intera industria, quella della moda e del lifestyle maschile italiana e internazionale, che si rappresenta a Pitti Uomo e che crede nel futuro, muovendosi in sintonia con i grandi cambiamenti della comunicazione, del consumo e della distribuzione, investendo in ricerca, materiali e nuove tecnologie”.

“Pitti Uomo si conferma il crocevia globale delle tendenze e delle novità portate dalle tante famiglie della moda maschile – aggiunge Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – il luogo da dove prende slancio la campagna vendite delle aziende, ma anche l’occasione in cui promuovere o lanciare un nuovo progetto, motivare la propria rete commerciale, presentare al meglio caratteristiche e principi di una collezione per prendere poi appuntamento in show room con i clienti più importanti, conoscere potenziali collaboratori per nuovi mercati, osservare i concorrenti, trarre ispirazione dai Pitti People o dagli eventi più spettacolari… Una grande opera aperta insomma – o almeno questo è l’obiettivo che noi di Pitti ci diamo ogni volta che edifichiamo una nuova edizione – in cui ciascuna azienda trova i suoi motivi forti di partecipazione. E in cui i compratori, grazie all’attento lavoro di scouting che facciamo tutto l’anno – hanno la possibilità di scoprire nuovi brand, giovani designer, inedite culture produttive e stilistiche (penso alle sezioni dei New Makers, al progetto I Go Out, alla Guest Nation dedicata alla Cina), versioni innovative di prodotti consolidati. E poi il programma di eventi speciali, che a questa edizione è stato ancor più straordinario del solito. Da qui il mercato riparte, con energia e confidenza”.

“Questo è un anno difficile – riprende Napoleone – lo sanno tutti: i principali indicatori dell’andamento del commercio internazionale indicano rallentamenti quasi ovunque, fenomeno che si verifica immancabilmente quando c’è una forte frenata dell’economia globale. Tutto ciò si riverbera in modi e misure non uniformi sui singoli settori e i singoli mercati, ma è certo che i consumi di moda in Europa per esempio sono molto poco dinamici, ci vogliono stimoli forti per scuotere compratori e consumatori. Per quanto riguarda Pitti Uomo già in conferenza stampa avevamo previsto che poteva esserci qualche rallentamento nel positivo trend di affluenza delle ultime stagioni. Per ora reggiamo bene – alcuni importanti mercati viaggiano su ritmi di crescita, come Francia, Turchia, Hong Kong, Belgio e Russia; altri perdono qualche punto percentuale, come Germania, Spagna, Giappone – grazie soprattutto alla nostra posizione di leadership. Vediamo alla fine, siamo ottimisti e realisti”.  

Se le percentuali complessive restassero così, Pitti Uomo 96 dovrebbe chiudersi con un’affluenza di oltre 18.500 compratori, da quasi 100 paesi esteri. Anche per questo Pitti Uomo si attende un numero totale di oltre 30.000 visitatori.

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