PITTI BIMBO / 2. Nelle segrete stanze del marchese Emilio: le fantasie di Pucci dedicate anche alle bambine (con due fotogallery)

Moda e Artigianato

Il palazzo è vicino al Duomo, nel cuore storico di Firenze. Un palazzo dentro al quale è nata ed è conservata gran parte della moda italiana. Quella moda che il marchese Emilio Pucci di Barsento cominciò a disegnare alla fine degli anni Quaranta, diventando dal decennio successivo una delle bandiere di quello che poi, molto dopo, si sarebbe chiamato made in Italy. Il marchese Pucci usava colori vivaci e tratti geometrici per disegnare i suoi tessuti che sono diventati delle icone. Fantasie astratte, oppure pennellate, ricche di toni fucsia, rosa, turchese, acquamarina, arancione… Una firma, quella di Emilio Pucci, già presente nel 1951 alla prima sfilata assoluta di moda italiana che si tenne a Firenze, a Villa Torrigiani, organizzata da Giovanni Battista Giorgini. Ancora oggi Emilio Pucci è uno dei brand più ambiti dello stile made in Italy e dalla prossima primavera-estate, quella del 2018, anche le bambine potranno indossare un abito, un pantalone o un accessorio firmato Pucci.

Nel giorno di apertura di Pitti Bimbo, presso Palazzo Pucci, in via de’ Pucci, in quelle stanze dove il marchese Emilio tanti anni fa cominciò a disegnare la sua moda e dove ancora oggi è conservato parte dell’archivio, è stata infatti presentata la prima collezione junior del marchio prodotto su licenza da Simonetta, griffe importante del mondo delle bambine. Ed è stato emozionante osservare, nelle stanze del palazzo familiare, dove a fare gli onori di casa c’era Laudomia Pucci, la figlia di Emilio, che negli anni ha portato avanti l’eredità artistica del padre, tanti piccoli abiti con le fantasie iconiche del brand, con le sfumature degli azzurri e dei rosa accesi. Oppure con stampe un po’ naif. O ancora con piccoli fiori, ma anche onde. Freschezza e joie de vivre: parole del vocabolario Pucciche diventano il fil rouge che attraversa le due realtà del mondo junior della griffe fiorentina, la collezione per la bambina e quella per la neonata, così come oggi è trasversale il modo di vivere.

Così sembra che le bambine (quelle presenti tutte vestite Pucci, felicissime di accarezzare alcune forme naif di animali, dall’elefantino alla giraffa, imbottiti, morbidissimi, di dimensioni maxi e ricoperti di stoffe cult) si siano divertite a rovistare nell’armadio della mamma, seguendo quell’attitudine mini-me ribadita da fantasie riprese dalla collezione donna, abbinate a sei tinte unite. Frequente il bianco, ma anche il giallo, il rosa, il fucsia, il mauve e il black. Così come le stampe Leblon con le sue onde, le ali multicolore della Libellula, i piccoli fiori stilizzati di Verbania, il caleidoscopio di Arenal, fantasie capaci di scompigliare tutti i colori dell’arcobaleno. Non mancano poi, pur nell’attenzione dei tagli e della praticità dei capi, le rouches, i nastri, i bordi stampati, le scarpette con i fiocchi, le paillettes, i ricami… Un mondo Pucci in dimensione mini, ma con lo stesso fascino di sempre. Un fascino accresciuto poi dagli abiti d’archivio visibili in alcune stanze al pianoterra del Palazzo Pucci insieme ai profumi Pucci (come non ricordare Vivara, con la sua scia inconfondibile e soprattutto il particolare design del flacone), alle ceramiche e a una deliziosa collezione in dimensioni “da bambola” di abiti, tailleur, caftani, cappe… Un mondo fantastico, dove la moda sublima l’arte. (elisabetta arrighi)

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