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Il paté per il crostino di Tuscany Brothers scopre la Cinta Senese. E la giardiniera di verdure all’aceto nasconde un’inaspettata dolcezza

In cantina e in cucina

Un paté di Cinta Senese, ma anche una giardiniera all’aceto. E anche altre specialità della tradizione toscana da degustare da soli o in compagnia. Questa volta parliamo, nel dettaglio, delle due conserve menzionate, preparate all’Impruneta da Tuscany Brothers di Luca Cai (il patron-chef del Magazzino di piazza della Passera a Firenze, dove il lampredotto è il re del menu). E allora ecco il “crostino” toscano che scopre la Cinta Senese per un gusto morbido, da gustare freddo.  C’è il fegato di maiale e ci sono anche l’acciuga e il cappero, come nel “crostino” più tradizionale. Dopo aver aperto il barattolo, basta girare un po’ la crema per ammorbidirla, quindi prendere una giusta quantità e spalmarla su una fetta di pane bianco toscano. Una delizia, che si rafforza se al posto del pane appena tagliato si usa una fetta passata leggermente sotto il grill del forno e poi fatta quasi del tutto raffreddare.

E dopo il “crostino”, per accompagnare un bollito come si deve, ecco la giardiniera all’aceto. Quattro verdure: finocchio, carota, peperone e cavolo romano. Mondate, lavate e messe nel barattolo a crudo. Una super delizia che fa emergere dall’aceto anche una punta di inaspettata dolcezza. 

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