Novembre 1966, l’alluvione: la memoria sale in palcoscenico

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Quattro novembre 1966/quattro novembre 2016: sono i cinquant’anni dell’alluvione di Firenze e della Toscana. L’Arno irruppe con la sua forza distruttrice nelle strade e nelle piazze fiorentine, mentre nel resto della regione decine esondazioni misero in ginocchio altre città, altri paesi, le campagne e le piccole borgate. Arca Azzurra Teatro ha deciso di dedicare una nuova produzione teatrale proprio al cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze: uno spettacolo che diventa testimonianza e ricordo. Lo spettacolo è “Il filo dell’acqua” scritto da Francesco Niccolini. Autore anche del libro “Il Filo dell’Acqua. L’alluvione a Firenze 4 novembre 1966” edito da Scienza Express. La regia è di Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini. Interpreti, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci. Scene e video di Antonio Panzuto. Musiche originali di Paolo Coletta. Luci di Marco Messeri. Costumi di Lucia Socci.

Il debutto in prima nazionale è in programma sabato 5 novembre (ore 21) e domenica 6 novembre 2016 (ore 17) al Teatro Verdi a Pisa. Il 5 novembre alle 18 nella Sala “Titta Ruffo” del teatro pisano, Giuseppe Meucci e Francesco Niccolini dialogano a partire dal libro scritto dall’autore teatrale. Nell’occasione saranno proiettate immagini dell’alluvione a Pisa, per gentile concessione di  Meucci. Partecipa la Compagnia. ingresso libero.

Lo spettacolo prosegue la sua tournée l’8 novembre 2016 (ore 21) al Teatro Puccini di Firenze dove alle 18 c’è anche la presentazione del libro. Il 12 (ore 21) e 13 novembre (ore 16,30) sarà al Teatro Garibaldi di Figline Valdarn. Il 22 e 23 novembre (ore 21) è in programma al Teatro Studio “Mila Pieralli” di Scandicci. Il 25 novembre (ore 21) al Teatro degli Industri di Grosseto.

Cinquant’anni fa l’Arno fu protagonista di un’autentica guerra, che non abbiamo più smesso di combattere. Raccontare oggi quella storia, storia d’acqua e resurrezione, non è una banale cerimonia del ricordo, ma un rito collettivo e fondamentale, per chi – non dimenticando – vuole cercare i veri problemi e prevenire altra distruzione. Senza fatalismo. E senza dare colpa all’acqua. Il filo dell’acqua segue tre voci per un canto che intreccia poesia, storia e la memoria di chi c’era. E poi la musica, le immagini, le parole di allora, i telegiornali, le opere d’arte, le prime pagine dei giornali, le voci, il pianto…

acquaazzurra2Questa produzione teatrale (nelle due foto – quella grande sopra al titolo e quella piccola a lato – due immagini della pièce teatrale) è un racconto in forma di poema installazione e rito collettivo che parla di cinquant’anni fa come fosse oggi, perché l’alluvione di Firenze, quel 4 novembre 1966, non fu la prima e non è stata l’ultima. Perché l’alluvione di Firenze è stata anche l’alluvione di tutta la Toscana, l’acqua alta di Venezia, l’allagamento di mezza Italia: tutto in una notte. Allora come ora. In nome dell’acqua. In nome della vita. In nome del bene comune. La cronaca di quei giorni: incalzante, ora dopo ora, di più: minuto dopo minuto. Di come in ventiquattr’ore piovve l’acqua di 100 giorni, di come la città non fu avvertita. Minuto dopo minuto: l’ultima notte senza sapere, un risveglio da incubo, e ottanta ore di follia, raccontate mischiando ricordi, testimonianze, lettere, la voce di Sergio Zavoli in RAI, i titoli di giornali che mai arrivarono in edicola, semplicemente perché le edicole, in strada, non c’erano più. Giorni che sconvolsero l’Italia, da Venezia a Firenze. E la tragedia di una città abbandonata, che ogni cent’anni finisce sott’acqua, senza che mai – dal Trecento a oggi – sia stato preso rimedio, né studiato un sistema d’allarme. Scandito dal ritmo perenne dell’acqua e della pioggia, il poema prende corpo: in scena due uomini, una donna, e un immenso aggrovigliarsi di oggetti travolti dall’acqua. Suoni, rumori, immagini, tutto che scorre.

«Il filo dell’acqua – spiegano Roberto Aldorasi e Francesco Niccolini – è la storia immensa di una catastrofe che poteva essere mille volte di più. Ma anche la storia di una catastrofe che, almeno in parte, poteva essere evitata. Un lungo racconto che non poteva essere affidato a una voce sola, perché storia corale, che parla di vita e di bene comune, di oblio e di un’umanità intera. Che parla di una città, Firenze, dei suoi ponti, delle sue opere d’arte, delle sue biblioteche, delle sue persone. Che parla di un paese, l’Italia, che da molti anni non riesce a interrompere questa lunga, terribile, umiliante corruzione del proprio corpo. E della propria anima».
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