NABUCCO ALL’OPERA DI FIRENZE. Coinvolgente ed emozionante. Lunghi applausi per “Va’ pensiero” (la recensione di Fulvio Venturi)

Concerti e Lirica, Firenze

di FULVIO VENTURI –

Composta in un periodo tragico per Giuseppe Verdi, più per la costanza di Bartolomeo Merelli che per effettivo desiderio, Nabucco rappresenta l’inizio della grande carriera del suo autore. L’opera, andata in scena alla Scala, il 9 marzo 1841, conseguì un epocale successo, i cui ingredienti possono essere riconosciuti nella chiarezza della scrittura, e nel pathos che l’intera opera emana. Ad questi elementi si aggiunge la straordinaria popolarità che il “coro d’ebrei”, ovvero “Va’, pensiero” si è conquistata dal suo apparire e che sempre di più conquista oggi sino ad immedesimare in sé l’intera opera. Tacciamo poi sui significati storico-politici avvicinati a Nabucco nel corso del Risorgimento, ma sottolineiamo come quest’opera sappia colpire l’immaginario di appassionati e neofiti, e di accentrare l’interesse di chi voglia addentrarsi nel campo del teatro in musica. Io stesso ne posso essere testimone poiché proprio con una edizione di Nabucco detti inizio, ormai cinquanta anni fa, al mio percorso di discofilo.

Dalla parte degli appassionati, inoltre, si riconosce ad alcuni personaggi di Nabucco, segnatamente Abigaille, ma anche Zaccaria e Nabucco stesso, grande rilievo tecnico-interpretativo con relativa iconografia di memorie e nomi dorati.

Alla luce di questi dati non sorprende che la rappresentazione di Nabucco, cui sabato 24 dicembre 2016, vigilia di Natale, abbiamo assistito al Teatro dell’Opera di Firenze, si sia svolta di fronte ad un pubblico numerosissimo che affollava la sala.

Dunque Nabucco è opera dalla vittoria facile per chi voglia metterla in scena. Ma assolutamente no, poiché si tratta invece di una produzione sempre difficile. Diremo però subito che alla attuale messa in scena fiorentina, ripresa dalla edizione 2014 che qui interrompeva un’assenza quasi quarantennale segnata dallo storico Nabucco di Muti e Ronconi del Maggio 1977, è arriso un franco successo.
Assolta senza troppi impacci la parte visiva con l’allestimento tradizionale di Tiziano Santi (scene, Alessia Colosso assistente scenografo), Silvia Aymonimo (costumi, Virginia Gentili assistente costumista) e Alessandro Verazzi (luci), cui la regia di Leo Muscato aggiungeva qualche impalpabile tratto psicologico, l’esecuzione musicale, facente leva sulla direzione di Renato Palumbo è risultata molto soddisfacente.
Il maestro di Montebelluna ha dato una lettura asciutta, coinvolgente, tutta tesa a sottolineare l’omogeneità di scrittura in questa partitura che rimane lavoro giovanile del suo autore, ma anche valorizzando i momenti lirici ed introspettivi. L’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, ancora una volta in ottima forma, lo ha seguito con compattezza e qualità.

Di gran rilievo la prestazione del Coro (Maggio Musicale Fiorentino) agli ordini del Maestro Lorenzo Fratini. Di grande impatto “Gli arredi festivi”, così come accurati, precisi, efficaci gli interventi nel corso dell’opera sino al grande affesco del “Va’, pensiero” lungamente applaudito.

Ottimo il protagonista Dimitri Platanias, un baritono dalla pastosa voce, come raramente oggi si sentono, a suo agio sia nei momenti di maggiore protervia quanto nel complesso finale dove ha dimostrato anche una certa valentìa tecnica, a partire dal duetto “Oh di qual onta aggravasi” e dall’aria “Dio di Giuda”. Accanto a lui il basso Riccardo Zanellato, nonostante l’annuncio di una improvvisa indisposizione, ha firmato una prestazione incisiva e di rimarcabile solidità. Altrettanto vorremmo dire di Susanna Branchini che ha affrontato il personaggio di Abigaille con risolutezza, denunciando però qualche squilibrio timbrico in questa parte vocale di soprano drammatico d’agilità che da sempre rappresenta uno speciale banco di prova. Positive anche le prove del tenore Paolo Antognetti, Ismaele, del mezzosoprano Anna Malavasi, Fenena, e del soprano Elena Borin, messasi in luce con bel suoni nel concertato “immenso Jehovah”, dal basso Luciano Leoni, un marcato Gran Sacerdote di Belo, e di Stefano Consolini.

Una lunga sequela d’applausi ha salutato lo spettacolo.

  • (L’ultima rappresentazione del Nabucco è in programma all’Opera, piazzale Vittorio Gui – Porta al Prato, martedì 27 dicembre alle ore 20. Nelle foto a corredo dell’articolo: l’Orchestra del Maggio musicale e la platea del nuovo teatro dell’Opera di Firenze. Sopra il titolo: un’immagine di scena, Maggio musicale)

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