“Mine Vaganti”, dal cinema al teatro (sempre con la regia di Ferzan Özpetek). A Pontedera l’8 (con incontro pubblico alle 18) e 9 febbraio

Pisa, Teatro e Danza

Si terrà sabato 8 febbraio 2020 alle 18 presso il Centro *Pontedera in via Terracini 1/3 a Pontedera l’incontro con i protagonisti dello spettacolo Mine vaganti di Ferzan Ozpetek.

Mine Vaganti foto di Romolo Eucalitto_da sx Roberta Astuti_Arturo Muselli

Una produzione del Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana. A moderare l’incontro con Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Arturo Muselli, Giorgio Marchesi, Caterina Vertova, Roberta Astuti, Sarah Faklanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini ed Edoardo Purgatori ci sarà il giornalista e critico Gabriele Rizza. Il testo Mine Vaganti sarà in scena al Teatro Era sabato 8 febbraio 2020 alle 21.00 e domenica 9 febbraio alle 17.30 ed entrambe le date sono sold out.(Le foto sono di Romolo Eucalitto).

Lo spettacolo racconta della difficoltà di dire la propria diversità, nel quadro di una “famiglia” anticonvenzionale. La storia del film del 2010 di Ferzan Özpetek, grande successo di botteghino e critica (2 David, 5 Nastri d’argento, 4 Globi d’oro) arriva per la prima volta in teatro, diretto dallo stesso Özpetek, al debutto nella prosa. L’incontro, a ingresso libero, è organizzato da Fondazione Teatro della Toscana/Teatro Era e Sezione soci Coop Valdera.

  • Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico?

Questa è stata la prima domanda che mi sono posto, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare Mine vaganti. La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura.

Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola.

Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento. L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo. Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità.

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Racconto storie di persone, di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo.

Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze.

A teatro non ci si dovrebbe mai annoiare. Sono partito da questo per evitare che lo spettacolo fosse lento. Ho optato per un ritmo continuo, che non si ferma, anche durante il cambio delle scene. Qui c’è il merito di Luigi Ferrigno che si è inventato un gioco di movimenti con i tendaggi; anche le luci di Pasquale Mari fanno la loro parte, lo stesso per i costumi di Alessandro Lai, colorati e sgargianti.

Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce.

Ferzan Ozpetek

  • Fondazione Teatro della Toscana/Teatro Era e Unicoop Firenze collaborano da diverse stagioni per la promozione della cultura. La collaborazione fra uno dei maggiori teatri della Toscana e la maggiore cooperativa toscana, una delle più importanti del Paese, per favorire l’accesso alla cultura da parte dei cittadini prevede vantaggi per i soci, come riduzioni sugli abbonamenti e sui biglietti degli spettacoli della stagione 2019/2020 e su altre attività del Teatro Era per tutti i soci Unicoop Firenze.

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