“María de Buenos Aires”, al Teatro Goldoni di Livorno nuovo allestimento con la regia di Alessio Pizech dell’opera-tango di Astor Piazzolla. In scena il 25, 26 e 27 giugno

Una stagione lirica anomala a causa della pandemia da Covid-19, che a Livorno va in scena nel periodo estivo. In attesa, come detto dal direttore amministrativo della Fondazione Teatro Goldoni, Mario medicali, della nuova tradizionale stagione operistica, a cavallo fra l’autunno 2021 e la primavera 2022. Il mascagnano “Amico Fritz” sarà allestito a fine luglio, mentre il 25, 26 e 27 giugno 2021 – alle ore 21.30 – l’appuntamento, nel centenario della nascita di Astor Piazzolla, è con MARÍA DE BUENOS AIRES, opera-tango musicata da Piazzolla, con testi di Horacio Ferrer – Sovratitoli a cura della Fondazione Teatro Goldoni.

 Personaggi e interpreti sono  María / Ombra di María  Arianna Manganello; El Duende/Lo Spirito Gianluca Ferrato; Payador/Porteno/Ladron antiguo mayor/Analista primero/Vos de Ese Domingo Giacomo Medici.

L’Orchestra del Teatro Goldoni di Livorno sarà diretta da Igor Zobin, la regia è di Alessio Pizzech che torna nel teatro di casa, le scene e i costumi di Flavia Ruggeri; le luci di Michele Rombolini. Assistenti alla regia Stefania Paparella, Francesco Bonati, Noemi Piccorossi Stagisti della Verona Accademia per l’Opera Italiana. Si tratta di un nuovo allestimento del Teatro Goldoni di Livorno in coproduzione con Associazione culturale Piccolo Opera Festival 

Biglietti: Intero € 15 – ridotto € 10 (under 25). I biglietti sono in vendita tutti i giorni dal martedì al sabato con orario 10-13 presso il botteghino del Teatro Goldoni (tel. 0586 204290) e nei giorni di spettacolo due ore prima dell’inizio della rappresentazione. Tutte le informazioni sulla produzione su www.goldoniteatro.it 

 

In occasione delle rappresentazioni di
MARÍA DE BUENOS AIRES al bar ristorante IL PALCOSCENICO a fianco del teatro è previsto un AperiTango

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Musica, tango e aperitivo per tutti i possessori del biglietto dell’opera al prezzo speciale di € 4

Con l’intervento di

Scuola di tango: Tango Barbaro

Prima coppia di tangueros Gabriele Sassetti e Barbara Taccini

Tutti i possessori di biglietto per una delle rappresentazioni dell’opera in programma al Teatro Goldoni  il 25, 26 e 27 giugno, potranno avere uno speciale aperitivo presso il Bar-ristorante “Il Palcoscenico” al costo di € 4 dalle ore 20 alle ore 21 nei giorni di rappresentazione.

 

Festeggiare Astor Piazzolla

di Emanuele Gamba, direttore artistico Fondazione Teatro Goldoni

Sono felice ed orgoglioso che spetti alla mia prima programmazione lirica l’onore grande di ricordare e festeggiare un’importantissima ricorrenza come quella del centenario della nascita di Astor Piazzolla.

Famoso come padre del “nuevo tango”, Astor Piazzolla spiazza tutti incorporando elementi jazz, dissonanze contemporanee, elettronica, strumenti mai utilizzati nel tango tradizionale; Piazzolla quindi innova e sovverte anche in questa storia di María dove attraverso le liriche misteriose e misteriche di Horacio Ferrer si immagina e opera un ribaltamento del pensiero maschile a favore di una nuova, forte, appassionata centralità femminile e femminina.

Affidare la regia ad Alessio Pizzech, amico di vecchia data, è una garanzia di indagine profonda e di lucidità di racconto; Arianna Manganello, Giacomo Medici e Gianluca Ferrato compongono un cast di primissimo ordine, che sono certo, saprà condurre il pubblico dentro l’immaginario di amore e morte che fa di María de Buenos Aires un gioiello di disperata e sensualissima vitalità. 

Colgo l’occasione infine per salutare e ringraziare il M° Gabriele Ribis, Direttore artistico dell’Associazione culturale Piccolo Opera Festival del Friuli Venezia Giulia, coproduttore attento e sempre curioso di operazioni rare e preziose come questa nostra avventura “piazzolliana”. 

Dalla stessa terra del Friuli Venezia Giulia, così ricca di cultura, tradizioni ed influenze musicali eterogenee, viene il direttore d’orchestra M° Igor Zobin, triestino, artista di grande estro e versatilità, uno dei pochi fisarmonicisti a livello internazionale diplomati in direzione d’orchestra che sviluppa contemporaneamente le carriere di concertista, direttore d’orchestra e compositore.

Yo… soy María

Nota del direttore d’orchestra Igor Zobin

Nel 1968 Piazzolla sente il bisogno d’intraprendere una nuova strada, il bisogno di raccontare a se stesso l’uomo, di prendersi per mano e andare alla scoperta del Piazzolla artista; sente il bisogno d’interpretare nuova musica, nuovi colori, di cantare la realtà che lo circonda, di raccontare i suoni della sua vita. Negli occhi Buenos Aires, le sirene del porto, il fragore della città, addentrandosi poco a poco nelle viuzze, sempre più fitte come sono dense “di vita” le loro storie… sentimenti contrastanti, alla ricerca della propria libertà, del diritto alla vita. Alla ricerca dell’anima di ogni suono… alla ricerca di María.

Un incipit di pochi suoni tenuti, dove alcuni musicisti ci mostrano la porta d’entrata al suo mondo, con il bandonéon, forse la personificazione dell’Astor uomo, che comincia a tessere la trama sonora, come l’inizio di una nuova scoperta o forse un presagio… incredulità di fronte alla realtà o speranza? Parole semplici le sue, poche note di un artista che sa di poter trasmettere il proprio pensiero. Per Piazzolla il tango è prima di tutto porteño, ma è anche una musica di esperienze fuse nella sublimazione ed elevazione del tango stesso; da Monteverdi al Barocco, dall’accentuazione tipica della musica ebraica al jazz, dall’improvvisazione alla monumentalità dell’opera italiana tanto radicata sul suolo argentino… la sincerità del percepire, occhi, i suoi, che vedono.

Undici musicisti e un direttore gli apostoli del suo verbo.

L’interpretazione musicale vuole essere un inno alla sincerità, il rispetto verso il racconto di una vita, uno sguardo nel profondo dei sentimenti, pura intimità con l’anima di ogni suono…al centro del nostro cosmo sonoro Yo… soy María.

MARÍA DE BUENOS AIRES

Note di regia di Alessio Pizzech

Sarà una María de Buenos Aires molto diversa da tutte le altre che si faranno per 100 anni dalla nascita di Astor Piazzolla. Una Maria de Buenos Aires molto asciugata, molto brechtiana. Dove il pensiero del femminile ci porta a un punto decisivo, come se fossimo giunti alla fine di un tempo, in cui ha dominato il pensiero maschile, mentre adesso dobbiamo trovare una nuova via di sviluppo, di pensiero, che ci permetta di ripartire anche riconsiderando le diversità, le specificità, gli emarginati del tempo.

Il tango di Piazzolla nasce in questa emarginazione, nasce in questo tempo delle periferie, nasce dove l’uomo a volte incontra l’orrore, la sofferenza, la miseria, la violenza. Emerge un Cristo al femminile, questa figura cristologica di María di Buenos Aires che in qualche modo incarna il dolore umano, quel dolore che spesso si rigenera anche nella morte, anche nell’assenza.

Sarà una María de Buenos Aires molto violenta per alcuni versi, ma anche piena di dolcezza, sensualità e sessualità.

Questo tango non è un tango danzato. Tutte le María di Buenos Aires hanno la danza, noi abbiamo scelto di farlo senza la danza, perché è un tango dell’anima, un tango del dolore, un tango interiore, un tango che sta dentro l’essere umano, una danza dell’anima. Questa è la vera rivoluzione di Astor Piazzolla: non concepire un tango coreografato, ma dare vita a una coreografia interna che disegna una sofferenza che è dell’uomo quando l’uomo entra in conflitto con se stesso, quando l’umano ricerca la propria identità, un dialogo tra la vita e la morte: è in qualche modo il lamento del bandonéon.

Ci sarà il debutto nel ruolo di una giovanissima Arianna Manganello, che sono felice di guidare, uno specialista di quest’opera come Giacomo Medici nel ruolo del cantante gaucesco e poi Gianluca Ferrato, bravissimo attore nel ruolo del Duende, dello spirito. Undici strumentisti in scena, in una scenografia assolutamente essenziale.

Non ci sarà un coro, saranno loro che si divideranno, due coscienze in scena maschili che osservano la vicenda di Maria di Buenos Aires, che la ascoltano, che la vedono in questo suo passaggio dalla bambina, all’adolescente, alla puttana, fino alla morte, la resurrezione, al parto. Un parto di femminili, una moltiplicazione di femminili, le Marie de Buenos Aires del futuro. È necessario un pensiero al femminile che ribalti, sovverta, rivoluzioni, che spezzi; abbiamo bisogno di un pensiero femminile che spacchi i codici familiari, che rimetta la vita al centro. Che lo faccia non perché la vita appartiene alle donne, ma perché la maternità, il generare vita deve appartenere alla nostra umanità. Un’umanità che è oramai sterile: abbiamo invece bisogno di umanità che genera vita di fronte all’orrore e alla violenza, agli assolutismi, agli antidemocratici. È un Piazzola che ci parla quindi di libertà.

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Alcuni momenti delle prove al Teatro Goldoni (foto Trifiletti/Bizzi)

 

ASTOR PIAZZOLLA

UNA VITA PER LA MUSICA

di María Susana Azzi

In occasione del centenario della nascita del genio Astor Piazzolla (1921-2021), Sillabe e Opera Laboratori hanno promosso l’edizione italiana del bestseller di María Susana Azzi, con l’intento di valorizzare e promuovere la cultura in tutti i suoi aspetti, arte, musica, teatro e salvaguardia delle tradizioni della natura e dell’ambiente.

“Abbiamo aderito con grande orgoglio a quest’iniziativa, – commenta Beppe Costa presidente di Opera Laboratori – per noi è stato un piacere poter essere presenti alle celebrazioni per il centenario del grande maestro Astor Piazzolla. La musica e l’arte sono strettamente connesse e come Opera Laboratori vogliamo poter dare il nostro contributo anche in campo musicale. Ringrazio chi ci ha dato la possibilità di partecipare attivamente a quest’iniziativa che mi auguro sia la prima di tante altre in questo anno così speciale. Buon centenario alla famiglia di Astor Piazzolla e a quanti amano la sua musica”.

L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Fundación Astor Piazzolla e della Fundación Internacional Carlos Gardel e la collaborazione della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, dell’Accademia Italiana di Bandoneon, dell’Associazione Accademia degli Avvalorati, della Bugari Armando-Zerosette Castelfidardo, del Comune di Villa Collemandina e dell’Associazione Amici della Musica “Astor Piazzolla” Trani. 

Finalmente viene pubblicata la prima edizione italiana di un bestseller mondiale dedicato ad Astor Piazzolla, in occasione del Centenario della sua nascita (1921-2021). Per questa edizione, oltre a Yo-Yo Ma e Gidon Kremer, hanno reso omaggio al bandoneonista italo-argentino alcuni illustri nomi del panorama culturale internazionale: Salvatore Accardo, Richard Galliano, Gianni Mestichelli, Milva, Daniel H. Piazzolla, Pino Presti e Walter Santoro.

ASTOR PIAZZOLLA è stato un genio della musica, un uomo che usò e manipolò la musica popolare argentina come materia prima per creare un nuovo genere musicale. In “Astor Piazzolla. Una vita per la musica”. María Susana Azzi cattura la vita di questo straordinario musicista italo-argentino. L’autrice ripercorre le origini di Piazzolla, dalla sua nascita in Argentina nel 1921 e dalla sua infanzia nel Lower East Side di Manhattan, dove iniziò a sviluppare il suo talento per il bandoneon, raccontando il suo ritorno in Argentina all’età di 16 anni ed il successo che sopraggiunse in poco tempo. Astor ottenne ben presto un primo posto come bandoneonista dell’orchestra di Aníbal Troilo e poi iniziò ad esibirsi con la propria orchestra. Nonostante il suo grande successo come musicista di tango, Piazzolla decise di portare il tango a un nuovo livello musicale e dopo aver preso lezioni con Alberto Ginastera, andò a studiare composizione a Parigi con la leggendaria Nadia Boulanger. L’autrice combina un’accorta analisi musicale con una penetrante comprensione personale per mostrarci come, dal tango, Piazzolla abbia creato uno stile musicale completamente diverso, il Tango Nuevo: musica da ascoltare, non da ballare, influenzata dal jazz, il klezmer e dalla musica classica contemporanea; un duro lavoro quello a cui si sottopose il musicista, a causa della forte resistenza che dovette affrontare in Argentina, paese di origine del tango. Piazzolla dovette lasciare l’Argentina e farsi strada in Europa, dove divenne una celebrità internazionale. Dalla morte di Piazzolla nel 1992, la sua musica è stata sempre più apprezzata ed oggi è diventata universale. 

Il libro ripercorre la vita di un uomo e di un compositore dal respiro fisico e spirituale travolgente, che lasciò questo mondo proprio quando il suo nome divenne inevitabile – e talvolta indispensabile – nel mondo della musica universale. 

Il libro è il frutto di oltre 250 interviste tra parenti, musicisti, amici, personaggi dell’arte, dello spettacolo e della cultura: Daniel Barenboim, Kronos Quartet, Al Di Meola, Tonino Guerra, Milva (María Ilva Biolcati), Lalo Schifrin, Georges Moustaki, Plácido Domingo, Carter Brey, Leandro “Gato” Barbieri, Gary Burton, Jorge Calandrelli, Oscar Castro-Neves, Franca Mulligan, Paquito D´Rivera, Sergio e Odair Assad, Christine Walevska, Raúl Barboza ecc.

MARÍA SUSANA AZZI (1952), antropologa culturale italo-argentina, ha indagato l’immigrazione europea del suo Paese da diverse prospettive tra cui il tango e la musica.  È autrice e coautrice di numerose pubblicazioni, tra cui Antropología del Tango e Pioneros de la Industria Argentina. La sua biografia in inglese su Astor Piazzolla è già stata tradotta in diverse lingue: spagnolo, coreano, giapponese e polacco. Inoltre ha scritto per varie case discografiche argentine e straniere e ha collaborato a documentari per la RAI, la Sony Classical e con Mike Dibb per Piazzolla in Portrait. Consulente per numerose associazioni internazionali tra cui la Smithsonian Institution, la National Geographic Society, il Metropolitan Museum of Art e l’American Anthropological Association, ha fatto parte del Consiglio Direttivo della Fundación Astor Piazzolla e dell’Academia Nacional del Tango. Nel 2019 è stata nominata “Personalidad Destacada en el Ámbito de la Cultura, Legislatura de la Ciudad de Buenos Aires”. La curiosità l’ha portata a viaggiare in tutti i continenti, spingendosi fino in Antartide. Appassionata di fotografia e sport, vive a Buenos Aires. In Italia ha ricevuto nel 2018 la medaglia d’oro dall’Associazione Lucchesi nel Mondo.

IL FILM

Questo libro è stato fonte di scambio di informazioni e documentazione tra María Susana Azzi e il regista Daniel Rosenfeld per il film Piazzolla, la rivoluzione del tango (Piazzolla, los años del tiburón) di cui Rosenfeld è regista e produttore. Il film sarà nelle sale italiane nel prossimo ottobre (distribuzione EXIT Media). Il film franco-argentino, campione di incassi in patria, è un inedito ed evocativo viaggio nel cuore della vita e la musica di Astor Piazzolla, capace di offrire un ritratto intimo del padre del cosiddetto Tango Nuevo, un genere che incorpora tonalità e sonorità jazz al tango tradizionale, utilizzando dissonanze ed elementi musicali innovativi. 

Giulia Perni

IL CAST Igor Zobin direttore d’orchestra

Triestino, nasce in un territorio ricco di cultura e influenze musicali eterogenee. Studia presso la Glasbena matica a Trieste e si diploma in fisarmonica al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, in composizione al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste sotto la guida del compositore Fabio Nieder, nonché in direzione d’orchestra alla prestigiosa Accademia Musicale Pescarese sotto la guida del Maestro Donato Renzetti. 

Lo studio di discipline musicali diverse, seppur complementari, sono dimostrazione del suo pensiero artistico – musicale; a livello internazionale è uno dei pochi fisarmonicisti diplomati in direzione d’orchestra che sviluppa contemporaneamente le carriere di concertista, direttore d’orchestra e compositore. Grazie al suo estro, la versatilità e l’originalità che lo contraddistinguono, affronta contemporaneamente e con grande successo i progetti musicali più disparati, dalla direzione del grande repertorio per orchestra fino al crossover, dalla musica contemporanea a sempre nuovi allestimenti teatrali.

Collabora regolarmente con alcuni tra i direttori, solisti e compositori più importanti al mondo, fra i quali vanno sicuramente menzionati Susanna Malkki, Daniel Kawka, Zoltan Pesko, Lu Jia, Marco Angius, Georgy Kurtàg, Sofia Gubajdulina, Azio Corghi, Luca Francesconi, Fabio Nieder, Jean Francaix, Filippo Perocco, Giovanni Verrando, Daniela Terranova, Lucia Ronchetti, Livia Rado, Barbara Hannigan, Alda Caiello, Timothy Brock con i quali esegue importanti prime esecuzioni mondiali e italiane. 

Collabora inoltre a stretto contatto con Enti e orchestre di altissimo valore artistico e culturale, fra i quali vanno menzionati i Ministeri della Cultura in Italia e Slovenia, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra Filarmonica Novecento, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica di Torino, la Fondazione Orchestra Regionale Toscana, il Teatro Stabile Sloveno e Il Rossetti a Trieste, Teatro Nazionale Sloveno a Lubiana, la Biennale Musica a Venezia, MITO Festival, Società dei Concerti di Milano, Play!it, Teatro La Fenice, Istituzione Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, Nuova Consonanza Roma, Treviso Nuova Musica, Associazione Chamber music – Trio di Trieste, Società dei Concerti di Trieste e molti altri, nonché con numerosi Conservatori italiani, fra i quali Trieste, Udine, Venezia, Trento, Milano, Torino, Catanzaro, con Accademie estere, fra le quali l’Accademia di musica e arte a Tallinn, Melbourne, gli Istituti italiani di cultura nel mondo come Parigi, Vancouver, Edmonton, Tallinn e Vienna. 

Fisarmonicista de L’arsenale Ensemble con cui ha ricevuto premi di grande rilevanza artistica, fra i quali si segnalano il prestigiosissimo XXXV Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati” 2016 per la ricerca musicale, SIAE, Siemens Foundation. 

Di grande successo è il suo rapporto con il teatro di prosa, dove, in veste di musicista, compositore ed attore, collabora con attori e registi quali Paolo Magelli, David Riondino, Eduard Miler, Marko Sosič e molti altri.

È seguito da importanti emittenti televisive, riviste del settore ed editori, tra le quali vanno menzionate la RAI, Sky Classica, RTV Ljubljana, ORF, Suonare news, Amadeus ed edizioni Ricordi.

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 Alessio Pizzech regista

Alessio Pizzech, classe 1972, è un uomo di spettacolo, a tutto tondo.

È direttore artistico del Teatro De Filippo di Cecina e della rassegna “InOpera” del Comune di Rosignano Marittimo.

Si è recentemente riconfermato all’attenzione del pubblico e della critica per le fortunate regie di Rigoletto, nell’allestimento del Teatro Comunale di Bologna del 2016 e nella ripresa del 2019 per la tournée giapponese nel giugno dello stesso anno; della ritrovata commedia per musica di Pietro Antonio Cesti Le nozze in sogno all’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik e al Mozarteum di Salisburgo (agosto 2016); di Ehi Giò, Progetto Opera Nova 2016 del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto con musiche di Vittorio Montalti; di Turandot (settembre 2016) e Traviata (settembre 2017) al Japan Opera Festival (produzioni frutto di un accordo tra Sawakami Opera Foundation, Teatro Comunale di Bologna e Filarmonica di Bologna); infine de Le imperdonabili, azione scenica con le musiche di Silvia Colasanti per voce narrante, quartetto d’archi, quartetto vocale femminile e percussioni, in scena al Teatro Sperimentale di Ancona nel gennaio 2017.

Di poco precedenti, hanno riscosso visibilità mediatica, oltre che plauso di pubblico Per non morire di mafia e Dopo il silenzio, tratte dai libri di Piero Grasso; La carne del marmo, spettacolo su Michelangelo Buonarroti con Alessio Boni, in tournée italiana, e Il Viaggio di Roberto di Paolo Marzocchi su libretto di Guido Barbieri in scena al Teatro Dante Alighieri di Ravenna, al Teatro Pavarotti di Modena e al Teatro Municipale di Piacenza, ripreso nel 2017 in un nuovo allestimento all’Opera di Firenze e nel 2018 al Teatro Comunale di Ferrara; Rigoletto al Festival Verdi 2016 per il Teatro di Busseto.

Il nuovo allestimento di Orfeo monteverdiano a cura del Teatro Regio di Torino, con la direzione di Antonio Florio, ha debuttato in prima assoluta a marzo 2018. La produzione è stata preceduta da una nuova Traviata nel circuito Treviso – Ferrara – Rovigo in gennaio 2018.

Dal 2018 ha collaborato ripetutamente con il Festival di Eisenstadt dove ha curato due fortunati allestimenti nel settembre 2018 di Armida di Haydn e nel settembre 2019 de L’Anima del Filosofo sempre di Haydn.

Nel febbraio 2019 debutta al Teatro La Fenice con Re Pastore e nell’agosto 2019 torna al Teatro Sperimentale di Spoleto per la regia de El Retablo de Maese Pedro di Manuel De Falla e poi per la regia dell’opera contemporanea Re Di Donne di J. Palmer.

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Il cast di María de Buenos Aires durante le prove dell’Operita Tango al Teatro Goldoni (foto Trifiletti/Bizzi)

 

Orchestra del Teatro Goldoni

Annamaria Fornasier violino I

Sergio Martinoli violino II

Marta Degl’Innocenti viola

Lucio Labella Danzi violoncello

Stefano Di Martino contrabbasso

Eleonora Donnini flauto

Michele Ceccarini chitarra

Massimo Signorini fisarmonica

Giacomo Riggi percussioni (vibrafono, xilofono, glockenspiel)

Gabriele Ciangherotti percussioni (guiro, woodblocks, bongos, batteria)

Cesare Castagnoli pianoforte

MARÍA DE BUENOS AIRES

Parte prima

  • Alevare
  • Tema de María
  • Yo soy María (scritta da Cramer, è musicalmente uguale al quadro 15, la Milonga de la anunciacion)
  • Balada para un organito loco
  • Milonga Carrieguera
  • Fuga Y Misterio (strumentale)
  • Poema Valseado
  • Tocata Rea
  • Miserere Canyengue

Parte seconda

  • Contramilonga a la funerala
  • Tangata del alba (strumentale)
  • Carta a los arboles y a las chimeneas
  • Aria de los analistas
  • Romanza del duende
  • Allegro tangabile (strumentale)
  • Milonga de la anunciacion
  • Tangus dei

Trama

María, nata in un sobborgo povero di Buenos Aires “un giorno che Dio era ubriaco”, è una giovane operaia di un’industria tessile. Irresistibilmente attratta dalla musica del tango ascoltata per strada sulla porta di un bar notturno, diventa una cantante di tango, finisce per entrare in una casa di tolleranza e lì muore, ancora molto giovane. In uno scenario alquanto surreale, la sua morte è decisa durante una messa nera tenuta da personaggi malfamati. La sua condanna a morte è anche una condanna all’inferno, e l’inferno è la città di Buenos Aires, dove vaga il suo spettro. La morte è anche il ritorno alla verginità, violata dal poeta folletto che la ingravida con la sua parola. Partorirà una bimba, di nome María, simbolo di ella stessa ma anche della città che rinasce ogni volta. Intorno a María si muovono El Cantor, un giovane scrittore, El Duende, il folletto, con un gruppo di pittoresche marionette sotto il suo controllo, vari elementi dei sobborghi di Buenos Aires e degli psicanalisti, spettro della crisi argentina degli anni Sessanta con gli innumerevoli casi di nevrosi, disperazione e perdita della propria identità personale, civica e sociale. È il Duende, questa sorta di demone, che va sulla tomba di María e la fa rivivere costringendola di nuova alla stessa terribile vita che aveva lasciato, così come è un demone il Bandoneon, che seduce la poverina portandola nel campo del male per la seconda volta. Intorno si muovono ubriachi, assassini, ladri, prostitute e protettori.

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