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“Manon Lescaut” a Livorno: professionale Rachele Stanisci, limiti di musicalità per il tenore Tamura. Entusiastica la direzione del maestro Veronesi

Concerti e Lirica

di FULVIO VENTURI –

Non da tutti conosciuta, ma amatissima da coloro ai quali sia nota, “Manon Lescaut” di Giacomo Puccini è tornata in scena a Livorno preceduta da una considerevole fortuna teatrale. Nella città di Mascagni, infatti, questa bellissima opera è andata in scena per due volte alla presenza del suo autore (1895 e 1922), ha avuto una produzione principesca nel 1932 con Beniamino Gigli e Iva Pacetti, ha vissuto delle gesta di fiammeggianti Des Grieux quali José Palet (1930) e Nicola Martinucci (1978), della classe di altre straordinarie prime donne come Clara Petrella (1949), delle dovizie di cantanti in ascesa come Micaela Carosi, oppure della sanguigna lettura di un vigoroso direttore come Gustav Kühn.

Anche l’edizione odierna ha fatto leva su una direzione d’orchestra partecipe ed entusiastica, quella di Alberto Veronesi, che con la lunga esperienza torrelaghese, di Puccini in genere e di “Manon Lescaut” in particolare, può essere considerato uno specialista. Con lui l’Orchestra della Toscana (Daniele Giorgi, spalla) ha avuto bei momenti, segnatamente negli appassionati turgori post-wagneriani del secondo atto e nel celeberrimo intermezzo che fa da baluardo al porto di Le Havre (foto di scena, a destra e sopra il titolo, di Augusto Bizzi).

La protagonista Rachele Stanisci è cresciuta nel corso della serata e ha affrontato la estenuante parte del titolo con professionalità, mettendo a frutto la sua prececedente esperienza belcantistica ed un solido, rassicurante registro acuto. Il tenore Ricardo Tamura, invece, che avrebbe timbro e spessore vocale adatti al personaggio di Des Grieux, ha denunciato, almeno nella recita di venerdì 10 marzo 2017, limiti di tenuta e di musicalità che si sono fatti più evidenti nel temibile terzo atto. Buone le prestazioni di Sergio Bologna e Carmine Monaco d’Ambrosia, rispettivamente Lescaut e Geronte, e molto bene i giovani tenori Giuseppe Raimondo (Edmondo) e Didier Pieri (Maestro di ballo e Lampionaio) con Fabio Vannozzi nella parte mimica del parrucchiere. Gli altri personaggi sono stati interpretati da Alessandro Ceccarini (Oste e Comandante di Marina), Lorena Zaccaria (Un musico) e Alessandro Martinello (Un sergente). Coro Ars Lyrica diretto da Marco Bargagna.

La regia di Lev Pugliese ci ha consegnato una Manon desolata e sperduta fin dal primo atto con scena essenziale e proiezioni più o meno erotiche di stampo psico-analitico che talvolta rimandavano al “vuoto nel cosmo e di là tu canti” di memoria pasoliniana. Essenziali anche i costumi, pure disegnati da Pugliese e realizzati da Carolina Micieli nella sartoria del Teatro Goldoni e gelide, tendenti a sottolineare certi silenzi dell’anima, le luci il cui datore non è stato segnato sul programma di sala.

Al termine prolungati applausi e ripetute discese al proscenio per l’intero cast.


“Manon Lescaut” replica domenica 12 marzo 2017 alle ore 16.30 sempre al Teatro Goldoni di Livorno dove andrà in scena il secondo cast (Donata D’Annunzio Lombardi nei panni di Manon, Danilo Formaggia in quelli di Renato Des Grieux). Sul podio, a dirigere l’Orchestra della Toscana, ci sarà Beatrice Venezi. Poi l’allestimento sarà a Pisa, al Teatro Verdi, il 18 marzo (ore 20.30) e il 19 marzo 2017 (ore 16), quindi al Teatro Sociale di Rovigo il 25 e 26 marzo.

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