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L’opulenza di “Tosca” al Goldoni di Livorno con le affascinanti scene, i costumi e la regia di Ivan Stefanutti. Applausi per Daria Masiero ed Enrique Ferrer, molto bravo Leo An che ha dato vita ad un convincente Scarpia

Concerti e Lirica, Livorno

di ELISABETTA ARRIGHI

Opulenta, barocca, colorata e cupa al tempo stesso, tra scene “vere” e proiezioni. Eccola scorrere sul palco in maniera quasi cinematografica la Roma dei tempi di Floria Tosca, avvolta in costumi di grande fascino e con la stola rossa dalle frange nere luccicanti. E poi gli abiti bianchi e rossi di sacerdoti e chierichetti e le nuvole dell’incenso. Ma anche le candele accese, le scale, le cupole.

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Ivan Stefanutti, regista, scenografo e costumista, ha fatto centro con la “Tosca” andata in scena venerdì 14 febbraio 2020 (giorno di San Valentino), al teatro Goldoni di Livorno. Una bravura, quella di Stefanutti, che arriva da lontano: a Livorno è stato più volte artefice, diversi anni fa, dei successi di vari allestimenti lirici. E guarda caso, proprio nella serata del 14 febbraio, mentre nella città toscana il sipario si apriva su una delle opere più famose e apprezzate di Giacomo Puccini, a Genova – sul palcoscenico del Teatro Carlo Felice – veniva proposta “Adriana Lecouvreur” di Cilea, anche in questo caso con regia, scene e costumi di questo artista del teatro lirico.

L’allestimento che replica al Goldoni domenica 16 febbraio 2020 alle ore 16, arriva da Lucca, dove è stato proposto al pubblico del Teatro del Giglio nell’ottobre 2019 e quindi a Pisa nel mese di novembre, prima dell’approdo a Livorno quale terzo titolo della stagione operistica 2019/2020. L’ultimo sarà Napoli Milionaria, musica di Nino Rota, il 21 e 22 marzo 2020.

“Un titolo grandioso e monumentale del catalogo pucciniano, sullo sfondo della Roma papalina e dei suoi intrighi fra arte, amore e politica” scrive Giovanni Del Carlo amministratore unico del Giglio nel libretto del programma di sala di questo nuovo allestimento che è, appunto, una coproduzione di Lucca con i teatri di Livorno e Pisa. Stesso cast, stesso direttore d’orchestra – il genovese Marco Guidarini – ma questa volta con l’Orchestra Filarmonica Pucciniana (al debutto a Lucca c’era l’ORT), Coro Ars Lyrica istruito da Marco Bargagna, Coro Voci Bianche Teatro del Giglio e Cappella Santa Cecilia diretto da Sara Matteucci.

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A scena aperta sono stati applauditi sia il soprano Daria Masiero nel secondo atto, quando ha cantato la famosissima “Vissi d’arte”, che il tenore madrileno Enrique Ferrer quando ha interpretato “Recondita armonia”. E sicuramente quest’ultima è stata una spanna sopra l’interpretazione di “E lucean le stelle”. Ma sicuramente per Tosca e Mario Cavaradossi è stato un crescendo, nel senso che entrambi gli interpreti, con il progredire della rappresentazione, hanno contestualmente meglio calibrato i loro ruoli e le loro voci, convincendo il pubblico che alla ribalta finale ha applaudito a lungo. 

Un discorso a parte merita Leo An, coreano di Seoul che dopo il diploma in canto nel suo Paese è venuto in Italia a perfezionarsi. E l’ha fatto molto bene, visto lo spessore vocale e interpretativo con i quali ha affrontato il ruolo del cattivo e spregevole Scarpia. La sua ribalta ha conosciuto un applauso fragoroso e convinto. Molto applaudito anche Donato Di Gioia, che ha vestito i panni del Sagrestano. Il cast è stato completato da Matteo D’Apolito (Cesare Angelotti), Saverio Pugliese (Spoletta), Marco Innamorati (Sciarrone), Lorenzo Nicheli (un carceriere) e le voci bianche di Giovanni Fontana e Gaia Niccolini.

Due curiosità: per Daria Masiero è stato il debutto al Goldoni di Livorno dove non aveva mai cantato, mentre Leo An è una “vecchia conoscenza” del pubblico livornese quale interprete, in un recente passato, della Traviata, di Cavalleria rusticana e Pagliacci.

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