Livorno, la ricostruzione, la filosofia e la politica: focus sulla figura di Nicola Badaloni, intellettuale e sindaco. Appuntamento il 28 settembre alle 17.30 al palazzo dei Portuali. Con interventi di Maurizio Alfonso Iacono e Alessandro Cossimi, coordina Enrico Mannari

In occasione del 100° dalla nascita del PCI, le Associazioni culturali Caffè della Scienza Nicola Badaloni e Articolo 21 organizzano, con la collaborazione di Istoreco e la compartecipazione del Comune, un Convegno sul tema Nicola Badaloni, il suo rapporto con la città tra Filosofia e Politica (nella foto sopra il titolo, Archivio Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi presidente della Repubblica con Nicola Badaloni – al centro – e Furio Diaz a sinistra).

L’appuntamento è martedì 28 settembre 2021 alle ore 17.30, nella Sala Conferenze del Palazzo dei Portuali (piazza del Padiglione 1, Livorno). Interverranno Maurizio Alfonso Iacono, filosofo, già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pisa;  Alessandro Cosimi già Sindaco di Livorno. Conduce Enrico Mannari del Centre for Conflict and Participation Studies, Luiss, Roma.

Nel rispetto delle misure anti covid quali il distanziamento, l’uso della mascherina, per accedere all’ evento è obbligatorio il Green pass e la prenotazione da segnalare a: claudiopucciani@gmail.com – carlobornaccini@yahoo.it – l.mori11@

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Intendiamo ricostruire la poliedrica personalità di Nicola Badaloni attraverso le sue opere di filosofo, la sua attività di accademico quale Professore di Storia della Filosofia e Preside di Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, del politico in qualità di Presidente dell’Istituto Gramsci e membro del Comitato Centrale del PCI, di Sindaco di Livorno dal 1954 al 1966.

Vogliamo offrire alla città il profilo del suo pensiero filosofico, il senso della sua ricerca di un legame tra pensiero e azione sociale, con gli studi sugli autori classici da lui più frequentati, come Gian Battista Vico, Giordano Bruno e tanti altri, le sue innovative riflessioni su Karl Marx e il marxismo e su Antonio Gramsci, uno dei pensatori da lui più amati.

Per Badaloni

Nicola Badaloni fu Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa nei giorni difficili, complessi, importanti dell’epoca del ’68. Badaloni, intellettuale legato alla più grande organizzazione del movimento operaio d’Occidente, perché questo era allora il Partito Comunista Italiano, appartiene alla generazione di quegli studiosi di rango che hanno saputo essere attivi tanto nel campo della ricerca e dell’insegnamento, quanto in quello della politica.. Il consenso lo ebbe sempre. I suoi studi sono ben noti: Bruno, Campanella, Vico, Marx, Gramsci per non citare che alcuni, i più grandi tra i filosofi moderni e contemporanei, che furono oggetto della sua analisi e della sua riflessione. Di tradizione e di cultura storicista, Badaloni seppe cogliere con apertura e intelligenza i movimenti intellettuali che, in seno al marxismo europeo, spingevano verso nuove letture, teoriche e politiche, di Marx.”Alfonso Maurizio Iacono Da: Comune notizie: rivista del Comune di Livorno, n. 52-53 (2005), pp. 13-15.

Badaloni e le sue idee per uscire dalla crisi Enrico Mannari Il Tirreno 28 DICEMBRE 2015
“…vi fu indubbiamente un “caso” Livorno, e non solo per la sua giunta unitaria, dal Pci alla Dc sino al 1951. E cioè, diversamente da quasi tutte le altre città, la città operaia, portuale e “sovversiva” avrà alla sua guida, per un lungo periodo, dal 1944 al 1966, due giovani intellettuali, Furio Diaz e Nicola Badaloni. Ci sarebbe molto da scrivere e da riflettere su quelle esperienze di cultura politica e amministrativa, il cui spessore politico e intellettuale era anche il frutto di momenti di vita intensamente collettivi, parte ed espressione di una comunità orgogliosa di esserlo, con i suoi successi e le sue sconfitte, che rifletteva lo scontro politico in atto e i mutamenti economici e sociali in corso. All’inizio degli anni ’60 la città non è ancora uscita completamente dalle macerie della guerra, la disoccupazione è il doppio della media nazionale, il porto non brilla, vi è una forte preoccupazione per le sorti del Cantiere navale Luigi Orlando.
È in quel contesto che il sindaco Badaloni e la sua giunta, con l’insieme del consiglio comunale, organizzano una Conferenza economica, ai cui lavori contribuiscono energie intellettuali, soggetti economici e sociali, i gruppi consiliari. È l’autunno del 1964. Ciò che colpisce è come nel suo intervento di apertura emerga con forza come lo sguardo lungo della storia sia utile per ascoltare e capire la storia mentre si fa…. Emergeva il profilo di un Comune democratico, non un contropotere, ma un soggetto che, pur in straordinarie difficoltà di finanza e di mezzi, assolveva ad un compito di indirizzo, al di là della propria identità di parte. «La nostra città è povera di mezzi, non è tuttavia povera di preparazione e di idee». Possiamo dirlo ancora oggi?

Alessandro Cosimi ultima intervista di Luciano De Majo
«Il comunismo? Un ideale che può prendere nuove forme»
Cosimi è andato a fargli visita per portargli gli auguri e l’affetto di una città che non ha dimenticato l’opera sua, e di altri sindaci, che hanno ricostruito Livorno uscita dalle macerie della guerra. Ed è proprio da qui che parte il racconto di Badaloni: «Livorno è stata ricostruita in tre mandati amministrativi. Prima del mio c’è stato quello di Furio Diaz, che è stato il maestro di tutti noi. E poi c’è stato quello di Bino Raugi, un altro uomo importante per l’amministrazione della città. Ai miei tempi era piena di baracche dove la gente viveva. E le poche entrate del Comune non ci consentivano di operare come volevamo sul fronte delle scuole pre-elementari, che erano definite attività facoltative. Un asilo riuscimmo ad aprirlo grazie ad una signora che ci donò una villa: le dicemmo di mettere nell’atto di regalia la precisa condizione che noi destinassimo la struttura a scuola dell’infanzia».

I giovani, altro pallino di Nicola Badaloni: «Ai giovani livornesi dico di mantenere lo spirito che hanno mostrato quando sono andati in diecimila a Milano con la bandana sulla testa… ma guai ad indulgere su aspetti di violenza che escono dalla giusta linea. Ci vuole serietà, nella vita e in politica. Ho sentito dire che il fallimento dell’esperienza comunista per come si era realizzata in alcuni paesi impone il tradimento di quell’idea. Dico di no: nessun tradimento, ma la trasformazione, la metamorfosi di ideali in nuove forme, questo sì».

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