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L’INTERVISTA di Guido Siliotto / Giovanni Timpano, autore internazionale, ospite di Fumetti&Popcorn per l’uscita del suo ultimo lavoro “The Shadow/Batman”. E c’è anche la mostra dei suoi supereroi

Libri & Fumetti, Pisa

di GUIDO SILIOTTO

Giovedì 7 marzo 2019 il Cinema Caffé Lanteri, nell’ambito della rassegna Fumetti&Popcorn, avrà come ospite Giovanni Timpano, uno degli autori italiani di maggior successo a livello internazionale nel panorama del fumetto seriale americano. In occasione dell’uscita in Italia del suo ultimo fumetto, “The Shadow/Batman”, alle 19.30 sarà inaugurata la mostra delle sue illustrazioni più celebri, “The Shadow, Batman e gli altri supereroi di Timpano”, mentre alle 20 sarà protagonista dell’incontro introdotto da Federico Guerri e Maurizio Vaccaro.

Martedì 12 marzo, nell’ambito della mostra che si concluderà domenica 17 marzo, Timpano terrà il suo primo workshop a Pisa dal titolo “Le due facce del fumetto mainstream”, per cui le iscrizioni sono aperte sia al Cinema Caffé Lanteri che alla fumetteria L’Eternauta di Pisa.

L’INTERVISTA

Una mostra personale al Museo Piaggio di Pontedera ha di recente celebrato Giovanni Timpano, star del fumetto internazionale. Calabrese di nascita, ma pisano d’adozione, una carriera piena di successi: dopo The Phantom, Airboy, Captain Action, The Shadow, Lone Ranger, Green Hornet, Doc Savage, The Avenger, G. I. Joe, Hellblazer e Cyberforce, in tempi recenti disegna la miniserie The Shadow/Batman, per approdare ad Eclipse, un fumetto di fantascienza ideato e realizzato assieme a Zack Kaplan per la Image Comics.

Qualche domanda per conoscerlo meglio.

Come e quando sei arrivato al fumetto?

Intorno agli 11 anni, quando al cinema vidi il Batman di Tim Burton. Da bambino mi è sempre piaciuto disegnare, ma è stata la visione di quel film a canalizzare questa passione verso il fumetto. Poi, avendo appunto come ambizione quella di disegnare Batman, è stato normale per me puntare verso l’industria dei comics Usa. E’ vero, anche in Italia abbiamo una lunga e importante tradizione per la quale siamo conosciuti in tutto il mondo, ma io son sempre stato stregato dai questi personaggi con costumi sgargianti che combattevano sopra i cieli di New York.

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Raccontami di Eclipse.

Eclipse è stato il mio primo progetto personale, dopo anni a disegnare personaggi di proprietà di altri. L’ho creato assieme allo scrittore Zack Kaplan e lo stiamo portando avanti da tre anni e adesso ci stiamo avvicinando alla fine, col numero 16. Nel frattempo abbiamo venduto i diritti per far sì che ne venga realizzata una serie televisiva, che non è ancora sicura al 100%, ma noi incrociamo le dita. Disegnare personaggi e storie inventati da te è molto più impegnativo, perché non sei “semplicemente” il disegnatore, ma anche il creatore, quindi devi curare ogni minimo dettaglio. Però è questo il bello: Eclipse è come un figlio, lo vedi nascere e crescere e ne vai fiero come un genitore. Cosa che non succede quando disegni un Batman per esempio, perché è il figlio di qualcun altro. Tu sei giusto un babysitter per quel weekend.

Com’è la tua giornata tipo da fumettista?

La mattina me la tengo per le idee, realizzando le bozze delle pagine, tratte dalla sceneggiatura dello scrittore. Nel pomeriggio invece faccio lavori più manuali, come la finalizzazione della pagina disegnata o le chine. Poi preparo la cena per me e mia moglie mentre seguo qualche serie TV. La sera, dopo cena, non lavoro mai, a meno che – ovviamente – non sia messo male con le scadenze!  

Da dove trai ispirazione per i tuoi disegni, visto che non vivi certo in una megalopoli?

Ho 40 anni e il mio background culturale è già discretamente formato, con tutta la cultura pop e supereroistica che ho assorbito da fumetti, libri, film e videogiochi. Per questo mi piacciono le sfide come Eclipse, perchè sono fuori dal tipo di preparazione che ho avuto lungo questi 40 anni, quindi devo studiare molto e lavorare tanto per trovare la maniera giusta per farli. Anche il prossimo progetto sarà una sfida niente male.

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Il fumetto sta vivendo in Italia un momento favorevole grazie al fenomeno dei graphic novel. Una volta però, rivolgendoti ai tuoi colleghi pisani, hai detto: “Loro fanno graphic novel, io faccio fumetti”. Era una battuta, certo, ma cosa intendevi davvero?

Sembra che il termine “graphic novel” sia una maniera per nobilitare la parola fumetto, ma per me fumetto è una parola già abbastanza nobile. Poi tra noi fumettisti di Pisa ci prendiamo sempre in giro, perchè io sono “solo” un disegnatore e lavoro su lunghe serie che escono tutti i mesi in edicola, mentre la maggior parte dei miei colleghi e colleghe scrive e disegna le proprie storie, quindi realizza i cosiddetti “graphic novel”. Ma è più che altro un temine usato dall’editore per vendere il prodotto, non certo da noi fumettisti, se non appunto nei momenti in cui giochiamo a prenderci in giro.

Un’altra volta hai detto: “Volevo solo disegnare gente che fa a cazzotti”.

E’ la verità. Se il tuo sogno è quello di realizzare fumetti come quelli americani, il tuo primo pensiero non è di certo quello di disegnare una storia intimista sulla gioventù di Alfred, il maggiordomo di Batman. Tu vuoi disegnare Batman che prende a pugni i suoi nemici. Poi, chiaramente, non puoi farlo per un’intera carriera, però diciamo che quello è il tuo primo obiettivo. Le storie intimiste su Alfred magari arriveranno dopo.

Cosa consiglieresti a chi inizia ora a disegnare con l’idea di diventare fumettista?

I consigli sono sempre i soliti: all’inizio copiare tanto e leggere tanto, ma soprattutto non avere paura e osare. Anche sbagliare, ma osare: è arte, non siamo in sala operatoria.

 

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