L’Homme Armé e i Concerti al Cenacolo. Il 16 ottobre appuntamento (ore 21) a Reggello con “Quel dolce fuoco. Il madrigale nella Firenze del Cinquecento” con musiche di Verdelot, Arcadelt, Festa e Corteccia

Firenze, Musica

Venerdì 16 ottobre 2020 alle 21 nella Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Cascia (Piazza S. Pietro 2, Reggello; ingresso libero nel rispetto della normativa anti-covid) prosegue l’edizione 2020 de «I Concerti al Cenacolo», che l’Associazione L’Homme Armé porta avanti dal 1994 ed è la più longeva rassegna annuale di musica antica in Toscana. Nella bellissima pieve, in occasione della Festa della Toscana 2019, l’Ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo (Rossana Bertini, soprano; Mya Fracassini, mezzosoprano; Andrés Montilla Acurero, tenore; Riccardo Pisani, tenore; Gabriele Lombardi, baritono) presenta «Quel dolce foco. Il madrigale nella Firenze del Cinquecento», con musiche di Philippe Verdelot, Jacques Arcadelt, Costanzo Festa, Francesco Corteccia.

La Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Cascia è una chiesa il cui elegantissimo impianto architettonico romanico risale al XII secolo. La facciata della chiesa è stata dotata nel XV secolo di un bel porticato, sostenuto da due pilastri laterali e da quattro colonne che ripetono il motivo dell’interno anche nel capitello corinzio. Originale il motivo di navatelle scandito da cinque semicolonne del timpano. Molte sono le opere d’arte presenti sia in chiesa che nel piccolo ma bellissimo museo attiguo, che dal 2002 ospita un trittico giovanile di Masaccio, trasferito alla pieve da San Giovenale.

Tutti i luoghi dei concerti fuori città della rassegna testimoniano la lunga e complessa storia del territorio. All’interno vi sono spesso opere d’arte notevoli che, grazie anche a questi appuntamenti, potranno essere riconosciuti e meglio apprezzati, senza dimenticare che intorno ci sono comunità vive alle quali i concerti (a ingresso libero) sono rivolti, affinché si possa meglio conoscere l’intreccio di espressioni artistiche che sta alla base della nostra storia.

Per informazioni sul concerto 339 6757446, informazioni@hommearme.it o consultare il sito www.hommearme.it, dal quale si può anche prenotare un posto per l’evento.

Il madrigale del Cinquecento è stato oggetto di una quantità cospicua di studi di carattere musicologico ma non di altrettanta attenzione in ambito concertistico, se non grazie a pochi gruppi in tutto il mondo che tenacemente ne hanno esplorato i territori. È il genere musicale più lontano dai moderni modelli di ascolto. Un genere di musica nato in ambienti molto élitari, per lo più di corte o di palazzo, fruito per lo più da persone colte non solo ascoltando, ma cantando in prima persona. In tempi recenti qualcuno è arrivato a paragonare la pratica del madrigale ad una sorta di gioco di società in cui quattro, cinque o più persone, prendendo ognuno un libretto-parte, si divertiva a scoprire, ascoltando, il risultato della sovrapposizione della propria parte con quelle degli altri. Sull’origine della nascita di questo genere tra gli anni ’20 e ’30 ci sono varie ipotesi, alcune delle quali puntano l’attenzione sull’ambiente fiorentino e romano. In quegli anni al primo papa Medici, Leone X (morto nel 1521), era succeduto (dopo la brevissima parentesi di Adriano VI) un’altro papa Medici, Clemente VII, cugino di Leone X, dal 1523 al 1534. Si capisce quindi che tra le due città ci fosse un rapporto particolarmente intenso già da molti anni, con frequenti scambi politici e artistici, favoriti anche dalla posizione geografica. Ma, in un quadro politico piuttosto instabile e turbolento un avvenimento drammatico segna in modo indelebile quegli anni: il sacco di Roma avvenuto nel 1527, un episodio di inaudita violenza che colpisce materialmente e simbolicamente il cuore della cristianità. Dopo poco le truppe imperiali assediano Firenze che cade dopo una strenua difesa. Accordi segreti la risparmiano dal sacco (ma tocca a Prato e ad altre città subire il vandalismo). In questi frangenti il partito antimediceo, che da anni coltiva idee repubblicane, riesce a cacciare il potere medice per la terza volta, dando vita a quella che sarà l’ultima repubblica fiorentina. I Medici ritornano a Firenze con la creazione del Ducato affidato ad uno dei peggiori rappresentanti della famiglia, Alessandro detto il Moro, figlio illegittimo di Clemente VII. Epurazioni, gestione violenta del potere caratterizzano questa fase fino all’assassinio di quest’ultimo ad opera del cugino Lorenzino. Il ruolo di Duca viene quindi affidato a Cosimo: il potere mediceo si instaura definitivamente per quasi due secoli.

In un panorama così turbolento la musica e i musicisti subiscono inevitabilmente gli effetti di questa situazione. A Roma dopo la morte di Leone X la vita musicale entra in una fase di declino: Sebastiano Festa, uno dei musicisti principali della cappella papale muore nel 1524, altri, per esempio Carpentras, tornano in Francia. Rimane solo Costanzo Festa uno dei pochi compositori di rilievo almeno fino all’arrivo di Jacques Arcadelt negli anni ‘30. A Firenze la situazione è relativamente migliore. Philippe Verdelot vi si stabilisce agli inizi degli anni ‘20 come maestro di cappella ma nel 1528 la cappella di S.Giovanni viene sciolta (anche a causa della peste che arrivava dal nord). Le principali istituzioni musicali religiose vivono una fase di incertezze e forse anche per questo l’attività musicale si concentra maggiormente negli ambiti privati, di corte e di palazzo. É in questi ambienti che si sviluppa maggiormente il nuovo genere musicale del madrigale. A Firenze il circolo di persone che si ritrovano agli Orti Oricellari riunisce vari intellettuali tra cui i fratelli Strozzi, Ludovico Martelli e Machiavelli, e anche artisti e musicisti come Francesco Layolle e Philippe Verdelot. Dalla frequentazione tra quest’ultimo e Machiavelli nascerà una collaborazione artistica per la musiche delle commedie La Clizia e La Mandragola (O dolce notte, Quanto sia lieto il giorno). Si può anche immaginare che  in quest’ambiente sia nato il famoso madrigale Italia mia, ben che’l parlar sia indarno, che rinnova nei contenuti più che nello stile l’invocazione accorata del testo di Petrarca. Negli anni ‘30 Arcadelt metterà in musica alcune poesie di Michelangelo Buonarroti, forse su mediazione dell’amico Luigi Del Riccio . E forse sotto lo stimolo di un ambiente mediceo più moderato potrebbero essere nati madrigali come Deh, come triste dei esser o Parole estreme che sembrano riflettere sui disastri dell’incertezza politica italiana e sulle terribili conseguenze sulla città.

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