Le tre vite di Paula Scher. Prima disegnatrice, poi grafica tridimensionale e infine artista. A Florence Biennale ha ricevuto il Premio Leonardo da Vinci alla carriera

Firenze, Focus

Cerimonia di consegna del Premio internazionale “Lonardo da Vinci” alla carriera a Paula Scher, vero “personaggio chiave del design e della comunicazione”, come l’ha definita Gabriele Goretti, curatore della sezione Design della XII Florence Biennale nell’ambito della quale Scher è stata protagonista della cerimonia in Fortezza da Basso (dove Florence Biennale si è conclusa domenica 27 ottobre 2019).

È  considerata la graphic designer numero uno al mondo. Dal 1991 è figura di spicco di Pentagram (New York), il più illustre studio di consulenza internazionale sul design, dove ha ideato campagne di branding, environmental graphics, packaging, e pubblicazioni per una vasta gamma di clienti tra i quali, solo per citarne alcuni, Citibank, Microsoft, Bloomberg, Shake Shack, the Museum of Modern Art, Tiffany & Co, the High Line, the Public Theater, the Metropolitan Opera, the Sundance Institute and the Philadelphia Museum of Art. A lei si devono, tra l’altro, le iconiche copertine degli album dei Boston (gruppo rock degli anni Settanta), così come nel 2012 concepì il marchio di Windows 8 per Microsoft. Nel corso della sua carriera Paula Scher ha ricevuto centinaia di importanti riconoscimenti, come il “National Design Award for Communication Design”, o il “AIGA medal and the Chrysler Award for Innovation in Design”. La Scher dal 2006 al 2015 ha fatto parte della Public Design Commission della Città di New York. È un’artista affermata che espone in tutto il mondo e diverse delle sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di alcuni dei più importanti musei al mondo: Museum of Modern Art, Cooper Hewitt National Design Museum, Library of Congress, Victoria and Albert Museum solo per citarne alcuni. A lei e al suo lavoro Netflix ha dedicato un episodio della serie di documentari “Abstract: The Art of Design” del 2017.

Ricevuto il premio, la designer americana ha raccontato la propria avventura lavorativa e illustrato le sue “tre vite” – ovvero come disegnatrice, come grafica tridimensionale e infine come artista – davanti a una platea colma anche di studenti, alcuni dei quali le hanno poi rivolto alcune domande.

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