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Lavoratori, a voi diretto è il canto… “Fuori dal coro” con Salvatore Panu, un sardo in Italia. Appuntamento il 20 gennaio a Livorno

Dischi & Live, Livorno

“Lavoratori, a voi diretto è il canto”
“I canti di protesta, di denuncia, di affermazione politica e ideologica, di resistenza, di contrapposizione dal periodo dell’Unita? […] ad oggi proprio in funzione degli interessi delle classi lavoratrici, vengono definiti […] canti sociali” (G. Bosio)

Terzo appuntamento con il ciclo d’incontri sul concetto di canto sociale del Laboratorio “Lavoratori, a voi diretto è il canto” a cura del Coro Garibaldi d’Assalto (clicca qui per ascoltare L’Internazionale cantata dal complesso corale, anche nella foto sopra il titolo), con il patrocinio dell’Istituto Ernesto De Martino “per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario” di Sesto Fiorentino, e si avvale della collaborazione delle Edizioni e Libreria Erasmo.
Sabato 20 gennaio 2018, con inizio alle ore 17.00, alla Villa del Presidente in via Marradi, 116, a Livorno, incontro con Salvatore Panu, un sardo in Italia in “Fuori dal coro. Storia, geografia e generi del canto sociale in Sardegna”.

Salvatore Panu, musicista e ricercatore di origine sarda, è nato a Tempio Pausania nel 1965, ha studiato al Dams di Bologna e dal 1991 ha collaborato con Georges Lapassade con cui ha proseguito gli studi a Parigi, dove ha conseguito nel 1997 il DESS di etnometodologia e nel 2004 il dottorato in Scienze dell’Educazione. Nel 1992 fonda a Bologna la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich, che ha diretto fino al 2006.

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Salvatore Panu

Dal 1988 ha svolto ricerche sociali ed etnomusicologiche sul campo (pubblica nel 2001 il libro” Il mito sardo, Cultura della festa e società dello spettacolo”, per Sensibili alle foglie). Svolge un’intensa attività didattica e di sperimentazione musicale, prevalentemente in Italia e in Francia, conducendo laboratori sulle tecniche di improvvisazione e composizione collettiva, sulle musiche popolari di tradizione orale, sulle tecniche di arrangiamento per banda non convenzionale, e su storia, geografia e generi del canto sociale. Ha collaborato in varie forme con Paolo Fresu, Fred Frith, Jon Rose, Butch Morris, Giancarlo Schiaffini, Eugenio Colombo, Tristan Honsinger, Phil Minton, Barre Phillips, Giovanna Marini. Dal 1989 a oggi si è esibito in festival di musica contemporanea innovativa o di musica popolare di tradizione orale in Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Svizzera, Croazia, Slovenia, Irlanda, Turchia. Ha al suo attivo la produzione di una quindicina di album e ha prodotto cinque CD di ricerca etnomusicologica.

Il laboratorio è aperto a chiunque sia interessato al canto popolare, nella sua specifica forma di canto sociale, giovani e meno giovani, studenti, studiosi, coristi e cantori della città e della provincia.
Laboratorio: studio e montaggio di alcune strofe del canto rivoluzionario sardo del 1794 “Su patriota sardu a sos feudatarios”; del canto “Nanneddu meu”; del canto “Orgosolo pro terra de bandidos”; apericena; festa cantata collettiva. Contributo alle spese generali 13€ con canzoniere, laboratorio, apericena

È noto che la Sardegna ha costituito il primo nucleo della progressiva unificazione politica dell’Italia. I Piemontesi avevano ottenuto l’isola nel 1720, in cambio della Sicilia, dall’Austria, che, a sua volta, l’aveva tolta al secolare dominio della Spagna. Ai duchi di Savoia l’isola aveva dato il titolo di Re di Sardegna, ma il centro politico ed economico del nuovo regno era rimasto il Piemonte. A Torino, l’atteggiamento verso i Sardi era stato caratterizzato, in parte, da disinteresse, in parte da volontà di sfruttamento semi-coloniale, accompagnato da alcune riforme, come l’editto delle chiudende e l’abolizione del sistema feudale. I Piemontesi cercarono in Sardegna l’alleanza dei ceti borghesi delle città, poco curandosi del resto della popolazione e del malessere sociale degli abitanti delle campagne, da cui aveva spesso origine il banditismo. Per stroncare il fenomeno furono usati i metodi repressivi più duri, la forza dell’esercito, i giudizi sommari e il patibolo.

I prossimi appuntamenti
Sabato 10 marzo 2018
“Ama chi ti ama”
Anna Barile
La Cantastorie, tra riscossa delle donne e proteste del dopo- terremoto

Giovedì 10 maggio 2018
Il canto della rivoluzione in Francia e in Italia tra il 1830 e il 1848
Lectio Magistralis di Michele Toss

Il Coro Garibaldi d’Assalto, la cui denominazione rimanda alle Brigate partigiane della Toscana, III Camicia Rossa Oberdan Chiesa e XXXIII Guido Boscaglia, ma che ovviamente richiama ben note memorie risorgimentali, è stato fondato, nel novembre 2012 presso il Centro Sociale Chico Malo, per diffondere la conoscenza del canto popolare e sociale. Il canto sociale costituisce un settore di quello popolare, e la formazione del Coro è stata preceduta da conversazioni tutt’altro che cattedratiche sui contenuti e sulle tecniche musicali di alcune canzoni di lavoro, di protesta, di rivendicazione, di lotta.
I versi dei canti sociali veicolano aspettative, desideri, ideali, anche utopie, tutto un patrimonio culturale, che è giusto mantenere vivo e arricchire:“nelle parole delle canzoni sono nascoste storie, gesti di una quotidianità che sembra persa e invece non lo è”. Il lavoro di recupero culturale, che il Coro Garibaldi porta avanti da cinque anni, si colloca nell’ambito delle ricerche, sulla tradizione orale e non solo, attuate nel secolo scorso da importanti studiosi come Gianni Bosio, Roberto Leydi, Cesare Bermani. Da questa impostazione di studio il Coro Garibaldi ha costruito un repertorio ampio e articolato che è possibile schematizzare così: Canti risorgimentali; Canti anarchici e socialisti; Canti relativi alla Emigrazione italiana nelle Americhe; Canti pacifisti, antimilitaristi, disfattisti sulla I Guerra Mondiale; Canti della Resistenza contro il Nazifascismo non solo italiani.
È riservata un’attenzione particolare al territorio livornese, infatti uno dei testi più antichi del repertorio è “E’ seno livornesi”, risalente alla fine del XVIII secolo.
Il Coro, conosciuto per i suoi concerti a Livorno, all’interno e all’esterno della Toscana, è impegnato anche in un lavoro di sistematica contestualizzazione storica, di comunicazione socio-politica, di ricerca musicale e linguistica. Attento alla dimensione relazionale e formativa delle proprie iniziative, il Coro propone il proprio contributo culturale alle scuole, alla cittadinanza nelle sue più varie componenti, non volendo trascurare, altresì, la componente vitalistica, il piacere più immediato del canto, la sua potenzialità di aggregazione e di comunicazione.

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