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“Lapidarium Frammenti”, undici sculture monumentali di Gustavo Aceves nel centro di Forte dei Marmi. L’artista e l’emergenza migratoria

Arte, Versilia

Successo e consensi in tutta Europa in attesa di sbarcare a New York. Suggestioni e bellezza che si mischiano in un cocktail artistico in grado di soddisfare tutti i palati, anche i più fini. La mostra “Lapidarium Frammenti” dell’artista Gustavo Aceves sbarca a Forte dei Marmi nello scenario vip della Versilia. Una mostra che è stata pensata per il centro di Forte dei Marmi, con una disposizione di undici sculture monumentali, posizionate in pieno centro lungo le vie Carducci, e Montauti e le piazze Garibaldi e Dante.

Aceves Forte dei Marmi_Ph_Stefano Baroni

GLI OBIETTIVI

Il progetto per Forte dei Marmi – in esposizione dal 30 giugno fino al 30 settembre a cura di Enrico Mattei (nella foto una delle sculture, ph. Stefano Baroni) – rappresenta il tentativo di Aceves di dare una risposta dinamica e forte a una delle questioni più pressanti e dibattute dei nostri tempi, più che mai all’ordine del giorno in questo periodo: l’emergenza migratoria. E rispetto a quanto accaduto in altre location, nella Perla della Versilia l’evento culturale instaura un confronto storico con quella che era un’altra ‘migrazione’, quella dei pregiati marmi che, dal centro del paese e del suo simbolico Fortino, venivano trasportati fin sul pontile e da lì, una volta caricati sui navicelli, partivano per tutto il mondo.

UN CENTRO DI QUALITÀ

La mostra è promossa dall’amministrazione comunale di Forte dei Marmi. Si tratta di un progetto esclusivamente culturale e non commerciale, in grado di garantire nel periodo turistico di punta e in una delle capitali più esclusive dell’estate italiana, un percorso artistico che abbellisce il centro e propone opere che incantano e fanno meditare. Un progetto – che dopo aver toccato location internazionali come la porta di Brandeburgo a Berlino e i Mercati di Traiano a Roma – nel dicembre prossimo sbarcherà a New York. Nella Grande Mela saranno allestite tre mostre in occasione del 70° anniversario dei diritti dell’uomo. A dicembre davanti al palazzo dell’Onu, in febbraio davanti al museo ebraico, in maggio davanti alla Statua della libertà.

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LA STORIA DELL’OPERA

In Lapidarium l’artista dà forma al pensiero di una crisi dalle radici profondamente fissate nella storia, dal momento che ogni scultura rappresenta un momento di una particolare diaspora della storia antica.

I cavalli monumentali sono sculture lunghe tre metri ciascuna, realizzate in materiali diversi: bronzo, ferro, marmo, travertino, resina e legno, e come tali risultano anche di colori differenti: bianco, rosso, nero e verde. Tutte simili nel soggetto: un animale monumentale, o parti di esso, “costretto” sopra una imbarcazione, o meglio sopra ciò che resta di una imbarcazione, senza che tra il cavallo e il fasciame dell’imbarcazione vi sia alcun rapporto volumetrico e strutturale. Indubbiamente una iconografia inedita, che non ha confronti in tutta la storia dell’arte moderna e contemporanea. Per la loro realizzazione sono stati impiegati anni di duro lavoro coinvolgendo il territorio della Versilia e tante maestranze. La mostra sarà corredata da un prezioso catalogo con testi di Francesco Buranelli ed Enrico Mattei con le relative immagini dell’allestimento delle opere monumentali disposte nel centro di Forte dei Marmi.

WORK IN PROGRESS

Lapidarium è un progetto “work in progress”. Ogni installazione, nel corso del tour mondiale delle esposizioni, arricchisce la collezione fino a completarla. Sculture uniche, che non prevedono multipli. Ogni scultura evoca un frammento della storia dell’uomo, creando e offrendo a tutti uno spazio di riflessione immerso nel silenzio. Lapidarium nasce come progetto nelle acque nel Niger: una piroga piena di uomini, donne e bambini, metà barca di Caronte metà Cavallo di Troia. Lapidarium è un testimone muto. Silenzioso come il silenzio dei migranti che si trovano a metà del tragitto. Lapidarium non è un‘archeologia delle migrazioni umane benché il vagare ne sia a fondamento. Il vagare e l’occultamento. Lapidarium è una rilettura di un nuovo lessico che inizia con la B di Barbaro e finisce con la X di Xenofobia; tra queste, come un ponte ignominioso, la S di “Sans Papier”. Il progetto ha le sue origini il giorno in cui l’uomo è partito dall’Africa. E testimonia il giorno in cui l’uomo continua a partire dall’Africa. La sua topografia è modellata solo dalle acque. Il Mar Rosso che si apre agli ebrei nel loro cammino alla Terra Promessa e oggi si chiude al ritorno dei “senzaterra”. Il Mar Nero che testimonia le migrazioni verso l’Oriente tanto prossimo dei “Peuples de la Mer”, gli stessi che ancora oggi continuano ad affogare nell’indifferenza di tutti. Il Mar Morto, mare senza onde, desolato. Dove è nata la idea della resurrezione per tutti gli uomini e oggi mare degli erranti nel loro ultimo giorno. Il Mare Nostrum. Finalmente, l’altra riva.

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Gustavo Aceves

L’AUTORE

Gustavo Aceves (nato nel 1957 a Città del Messico) attualmente vive e lavora a Pietrasanta. E’ un artista autodidatta che si è guadagnato rapidamente la reputazione di pittore influente in America Latina. I suoi dipinti e opere su carta incentrate sulla figura umana attingono dalle tradizioni pittoriche occidentali mentre usa le grandi scale comuni nei murali messicani. Il lavoro di Aceves è stato esposto in tutto il mondo dalla fine degli anni dal 1979, incluso il Museo del Palacio Bellas Artes a Città del Messico, la Biennale di Venezia e la Biennale di Pechino. Le sue opere si trovano nelle collezioni permanenti del Museo Memoria y Tolerancia, Città del Messico e nei Musei Vaticani, a Roma.

Curatore Enrico Mattei

Inaugurazione mostra
Sabato 30 giugno 2018, ore 19.00 Piazza Dante – Forte dei Marmi

Periodo mostra
30 giugno – 30 settembre 2018

 

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