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LA STORIA. John Fisher e Renato Leonardi: un’amicizia nel segno della scultura. Il primo torna dagli Usa a Seravezza per scolpire il busto in marmo dell’artigiano scomparso due anni fa

Arte, Versilia
Arte e amicizia nel segno della scultura. Potrebbe essere il titolo della bella storia che da più di trent’anni lega un vivace gruppo di scultori stranieri, per la maggior parte statunitensi, alla Versilia e alla figura dell’artigiano Renato Leonardi, scomparso due anni orsono ma ancora vivo nel cuore e nel ricordo dei moltissimi che l’hanno conosciuto. Un legame sincero e profondo, oggi come ieri suggellato col marmo. Ieri con i grandi blocchi modellati dagli artisti nello studio-laboratorio di Leonardi nella campagna di Querceta. Oggi con il piccolo busto in statuario che uno di loro, John Fisher, alla vigilia del secondo anniversario della scomparsa dell’amico, è tornato a scolpire in Versilia, facendone dono alla famiglia in segno di gratitudine e di eterno affetto.

La storia inizia a metà degli anni Ottanta fra gli olivi di Ranocchiaio, nella piana quercetana, dove Renato Leonardi conduce una piccola segheria di marmo. È la prima persona che John Fisher incontra quando sbarca in Versilia. Il talentuoso scultore americano vuole apprendere le tecniche di lavorazione del marmo e carpire i segreti degli artigiani scultori. Leonardi in quel mondo c’è cresciuto – il suocero Angiolo Santocchi mantiene la famiglia trasportando i marmi dell’Altissimo alle botteghe della piana e ai piazzali della Marina – ed ha sia le attrezzature tecniche sia le conoscenze giuste per mettere il nuovo amico nelle condizioni di iniziare a lavorare. Il sodalizio nasce nel 1986. Le prime opere in marmo di Fisher prendono forma. E mentre l’americano, con la moglie Sandy Oppenheimer, artista anch’essa, si inserisce a meraviglia nella comunità locale, altri scultori iniziano ad apprezzare quell’atmosfera un po’ bohémienne che si respira nello studio di scultura fra gli olivi.

Uno dopo l’altro arrivano Barney O’Hara, Marie Jose Begin, Susan Mc Donald, Barbara Hodgkins, Douglas Robinson, Renee Swine, Ko Yamasaki, Kent Laforme, Nevin Littlehale; e ancora Neal Barab, Eppe de Haan, Jaya Schuerch. Una piccola comunità internazionale che si espande, nella quale si lavora e si fa arte in allegria, in un’atmosfera di grande vitalità favorita dal carattere gioviale e coinvolgente del padrone di casa. I marmi partono per mostre e commissioni in tutta Europa e oltre oceano.
Dello studio Leonardi-Fisher si inizia a scrivere in cataloghi e riviste. Il lavoro cresce, aumentano le esigenze operative e nel 2001 si decide di spostare parte delle attività in Pescarella, dove ancora oggi alcuni di quegli artisti proseguono di fatto l’esperienza avviata nell’86. «Siamo stati attivi a Querceta fino al 2005», dice John Fisher. «Sono stati vent’anni bellissimi, nei quali Renato ci ha letteralmente presi per mano, dandoci le dritte per trattare l’acquisto dei marmi, insegnandoci che il marmo è vita e che nessun problema è insormontabile, lui che aveva conosciuto le difficoltà della guerra. Oggi non c’è più, ma vive nei nostri cuori. Non potremo mai dimenticare la sua generosità, la sua vitalità, le sue burle, le sue canzoni, i suoi proverbi, i tordelli della moglie… e quell’incontenibile passione per il ballo che lo ha reso felice nell’ultima stagione della vita».

Per rendere omaggio all’amico che non c’è più, John Fisher la primavera scorsa è tornato dall’America per scolpire il busto di Renato in un piccolo blocco di statuario. Lo stesso tipo di marmo che trent’anni fa la famiglia Corrotti della ditta Serramarmi mise a disposizione per una grande scultura, una delle prime realizzate da Fisher nel laboratorio di via Ranocchiaio. «Quello di John è stato un gesto bellissimo: lo ringraziamo dal profondo del nostro cuore», dice Barbara, figlia di Renato. «Il busto lo abbiamo collocato sulla tomba dei Santocchi, i nonni materni, al cimitero di Querceta, dove mio padre riposa e dove tra un mese esatto, il 22 settembre, nell’anniversario della sua scomparsa, torneremo a ricordarlo. E a ricordare questa bella storia d’arte e d’amicizia di cui siamo orgogliosi».

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