La storia dimenticata degli “schiavi Hitler”, i soldati italiani nei campi di internamento. A Livorno il libro di Mario Cristiani

Libri & Fumetti, Livorno

Una storia per non dimenticare. Per approfondire un momento del secolo scorso, negli anni della seconda guerra mondiale e della follia nazista, che prima la storia e poi la politica hanno lasciato nell’oblio per decenni prima che i ricercatori dessero linfa agli studi sulla vicenda degli ex Imi, gli internati militari italiani nei campi di Germania e Polonia. Gli “schiavi di Hitler” mandati a lavorare nelle fabbriche, senza mezzi di sussistenza salvo una brodaglia e pochi grammi di pane. Tanti sono morti di fame, di freddo, di privazioni, di malattie. E il ritorno in Italia alla fine della seconda Guerra mondiale, per i sopravvissuti non fu dei migliori. Non erano fascisti, ma non erano diventati partigiani. Erano solo soldati che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 vennero abbandonati dai comandi militari, senza ordini e senza alcuna guida. Rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale e per questo vennero catturati dai tedeschi, caricati sui carri bestiame, e portati nei campi di internamento. Per loro non c’era lo status di prigionieri di guerra. Solo oblio, sofferenza e umiliazioni.mario1

“In silenzio – Da Firenze alla strage di Treuenbrietzen” (Giunti Editore) racconta la storia di Antonio, fiorentino, ex Imi.  Il libro, scritto dallo sceneggiatore e autore toscano Mario Cristiani (nella foto a destra), viene presentato giovedì 27 aprile 2017 alle ore 17.30 alla Villa del Presidente a Livorno (via Marrani 116). Interverranno Alessandro Franchi, presidente della Provincia labronica, e il dottor Marco Manfredi, ricercatore dell’Istoreco (Istituto storico della Resistenza). Coordinerà la giornalista Elisabetta Arrighi.
Antonio ha diciannove anni e, anche se corre l’anno 1943, Firenze appare ai suoi occhi di ragazzo una bellissima città in cui sognare il futuro. Basta un attimo però a cambiare il corso delle cose: un piccolo moto di ribellione ai danni di un gerarca fascista – più una stupidaggine di gioventù che un gesto calcolato – e il suo destino è segnato. Antonio viene spedito al fronte, in Marina, in anticipo sulla sua classe di leva. Ed è a Venezia, all’Arsenale, che lo sorprende l’8 settembre, quando gli alleati di ieri diventano di colpo i nemici… 

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